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Nostra inchiesta
Ikea a Vecchiano. Una questione ancora aperta tra favorevoli e contrari
di Ranieri Fochi
PISA - Cercando sui motori di ricerca in internet notiamo come già dal 2006 si fosse cominciato a parlare del progetto IKEA a Migliarino, nel territorio del comune di Vecchiano. Da allora si sono sentite le opinioni più disparate, trasversali anche politicamente. Alcuni si sono dimostrati contrari alla costruzione di un colosso commerciale (l’opera complessiva, di cui Ikea sarebbe solo una parte, andrebbe a occupare oltre 400.000 mq di terreno al momento agricolo), e tra questi gli ambientalisti, in primis il WWF. Altri hanno detto che avrebbe tolto lavoro alle aziende artigiane che operano nel settore del mobile. Secondo il Comitato di Migliarino per il Parco, le preoccupazioni maggiori sono per l´impatto che provocherà il traffico e il conseguente inquinamento atmosferico: «Calcoliamo che ogni giorno raggiungerebbero il centro commerciale 20.000 auto, 30.000 nei giorni di punta, sono previsti solo aggiustamenti di viabilità, nessuna nuova strada, non un adeguato rafforzamento delle infrastrutture viarie». Riguardo al problema traffico, però, Ikea e i progettisti, che prevedono per il colosso un bacino d´utenza di 1.200.000 persone, da Spezia a Grosseto e dalla costa fino a Montecatini Terme, hanno progettato un raccordo diretto con lo svincolo autostradale e una bretella per aggirare Migliarino. Per quanto riguarda le istituzioni, il sindaco di Vecchiano, Rodolfo Pardini, nonostante si dica perplesso sull’operazione, rimanda una vera decisione, nonostante siano già passati quattro anni. Certamente Pardini non appartiene, quindi, al partito del fare, ma è forse anche giustificato: Vecchiano è un comune non grandissimo e se vuole essere rieletto (preoccupazione principale di molti politici) deve stare attento a non scontentare i suoi elettori e le forze che appoggiano la sua maggioranza. A essere dichiaratamente e nettamente favorevoli all’apertura del nuovo centro commerciale sono in tantissimi, o almeno lo sono gli oltre 1600 che su Facebook si sono iscritti al gruppo “IKEA a Pisa? Sì, grazie!”, oppure l’80% di coloro che in oltre un mese hanno risposto positivamente al sondaggio della Nazione. Siamo al tipico problema italiano, gli inglesi lo definiscono come la sindrome da NIMB (Not In My Backyard – non nel mio giardino): abbiamo la possibilità di creare tantissimi posti di lavoro (si pensa circa ottocentocinquanta direttamente nel centro commerciale e un po’ più di centro nell’indotto), di attirare persone nel nostro territorio, di crescere, di aiutare e vivere il progresso. E credete davvero che il cliente che va da IKEA a comprare una cucina, preferendo prima di tutto, quindi, il risparmio, potesse essere un cliente di un artigiano di Ponsacco che sicuramente offrirà prodotti di qualità superiore, di finiture più accurate, ma di differente prezzo? Ma chi si dichiara contrario al progetto IKEA, è mai stato a fare acquisti nel negozio di Sesto Fiorentino? Beh, sicuramente, sarà stato almeno una volta all’Ipercoop di Navacchio o a quello di Livorno. Molti pensano che se fosse stata un’altra Coop a dover essere aperta a Migliarino, il sindaco e tanti altri contrari, avrebbero steso un bel tappeto.
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