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L'EDITORIALE

 

 

A cena con... Giampaolo Ormezzano, uno dei guru della carta stampata

"Contador sublime, Coppi inarrivabile, Toro la mia fede eterna"

 

di Antonio Tognoli

 

PISA - "Rispetto, passione, idee, estro per il proprio lavoro. Queste sono le qualità richieste ad un buon giornalista". Le parole sono quelle di Gianpaolo Ormezzano, 75 anni, ex direttore di "Tuttosport" e editorialista de "La Stampa" e attuale opinionista del più autorevole giornale ecclesiastico "Famiglia Cristiana", con ventiquattro edizioni delle Olimpiadi seguite come inviato, ventotto Giri d’Italia e dodici Tour de France. Già per queste attitudini si può commentare la carriera di uno dei grandi del giornalismo italiano, senza dimenticare le interviste ai campioni della Cina di Mao e agli astronauti dell’Apollo 11, Ormezzano si può considerare un guru della carta stampata. Il giornalista piemontese era ospite del Coni a Pisa per incontrare nell'Aula Magna del "Pacinotti", gli alunni del Liceo Classico, dello Scientifico e appunto di Ragioneria, che gli hanno posto dei quesiti sul suo ultimo libro "Giro d'Italia con Delitto". Tutto ciò è stato realizzato in collaborazione con il Coni nella persona di Graziano Cusin che in una cena presso l'Hotel Duomo ha reso partecipe anche la carta stampata pisana, mezzo di informazione che sta molto a cuore al giornalista piemontese.

Che idea si è fatto del giornalismo italiano attuale?

"Sono in grado di analizzare solo il giornalismo della carta stampata, perché non conosco la nuova etica d’internet e del giornalismo on line. Sono proprio una frana. I miei nipotini quando mi vengono a trovare mi aiutano. Non so sinceramente quali confini toccherà internet e sono un pò vecchio per capirlo. Del giornalismo della carta stampata è rimasto Gianni Mura di Repubblica, che seppur in pensione continua a scrivere in maniera sublime. I suoi articoli si riconoscono pur non leggendo la firma"

Qual'è la sua più grande soddisfazione che ha avuto nel giornalismo?

"Tante, ma la più bella è essere diventato direttore di "Tuttosport", senza aver scritto una riga di calcio"

Cosa ne pensa dei giovani che si affacciano alla finestra dei giornali sportivi?

"E' un mestiere importante che i  giovani cronisti sportivi intraprendono con grande passione. Il mondo è cambiato però rispetto alla mia epoca. Il giornalismo in generale vive una grande crisi, come tutti i settori. Adesso si guadagna di più a fare altri mestieri soprattutto nella carta stampata che con l'avvento di internet ha perso molto. Prima era molto diverso. I miei colleghi dell'epoca (Brera, Tosatti etc)  tifavano durante il sorteggio della Coppa Campioni, ora Champions League, perché volevano fare un particolare viaggio. Magari più lungo in una città fascinosa. Per esempio sembra un idiozia, ma il "Giro d’Italia" oggi non lo vuole seguire quasi nessuno e noi invece morivamo per seguirlo".

A proposito di "Giro d'Italia" come commenta l'ultima vittoria di Contador?

"E' semplicemente un mostro. Corre con una semplicità incredibile che molti altri non hanno dimostrato. Indurain per me è stato un grande ciclista, ma per esempio si difendeva nelle salite. Contador è completo. Bravo nelle scalate e semplicemente fantastico nelle crono. Un atleta completo e un grande signore"

Chi ha seguito nella sua famiglia la carriera del giornalismo?

"Ahimè, solo mio figlio più piccolo, che scrive on line su "Tuttosport" pezzi riguardanti la Juve..."

Per lei uno smacco, visto la sua fede verso il Torino, che non ha mai nascosto...

"La mia fede per i colori granata è immensa. Sono stato uno dei pochi giornalisti a seguire le 108 partite del "Grande Torino" che non ha mai perso. Poi la sciagura di Superga ha rovinato quella che poteva essere una squadra che poteva vincere ancora molto. Con Chiambretti e il magistrato Caselli penso che siamo dei pazzi. Noi tre vediamo spesso le partite insieme e veramente è uno spettacolo. Per me però non è assolutamente uno smacco se mio figlio segue la Juve, visto la mia grande amicizia che mi lega a Giampiero Boniperti"

Il momento attuale del Toro, non è dei migliori della sua gloriosa storia...

"Non sono abbattuto per la sconfitta con il Padova come i miei nipotini. A loro ho detto, non si va in serie A per regalare sei punti alla Juventus"

"Giro d'Italia con Delitto" è una delle sue ultime opere. Ce lo può raccontare...

"E' un libro intenso che consiglio di leggere in cui la soluzione è all’ultima parola, dell’ultima riga, dell’ultima pagina. L’avevo scritto ventisei anni fa per l’Editoria Scolastica, poi non me lo avevano pubblicato perché le note a piè di pagina non tiravano. Fu un vero flop. L’ho dovuto rimodernare per pubblicarlo ad Aprile con Marietti Editore. Ho aggiunto due pagine rosa un pò romantiche nell'era del telefonino, anche se essendo ambientato nelle Dolomiti, me la sono cavata con poco perché da quelle parti i cellulari non prendono bene affatto"


Il fiore all'occhiello delle sue opere è sicuramente il libro Coppi & Bartali

"Sì, la ritengo un opera assai più interessante. E' stato pubblicato da San Paolo Edizioni. È nato quando mi sono accorto l'anno scorso erano passati 50 anni dalla morte di Fausto Coppi, mentre il cinque maggio 2010, data napoelonica o interista, a voi la scelta, si ricordano i dieci anni dalla morte di Gino Bartali. L’ho scritto grazie alla mia grande amicizia con Andrea Bartali e a quella nata da poco con Marina Coppi. Loro hanno appoggiato l’idea di un libro sui loro padri e sull’Italia d’allora".

Oltre a Coppi e Bartali quali altri personaggi dello sport ricorda con maggior piacere?

"Ho avuto la fortuna di conoscere due campioni che non erano ancora sbocciati: Eddy Merckx nel ciclismo e Michel Platini nel calcio. Due campioni veri dello sport e due grandi persone"

Una delle battute più famose che ha sentito nella sua carriera di giornalista da parte di personaggi che hanno segnato la storia dello sport...

"Sicuramente quella dell'Avvocato Peppino Prisco che recitava. "Prima di dare la mano ad un milanista, me la lavo, se la dò ad uno juventino conto le dita". Penso che un personaggio come Prisco manchi molto al mondo del calcio, anche per sdrammatizzare momenti che fanno sembrare questo sport una cosa troppo seria, che invece secondo me non lo è"

Quali aneddoti può raccontarci nella sua lunga carriera da gionalista su Pisa...

"Da inviato del "Giro", la corsa rosa è arrivata pochissime volte dalle nostre parti. Avendo tre direttori livornesi (scherza) all'inizio della mia carriera non è che potessi parlare molto di Pisa visto il campanilismo che c'è. Sono venuto qua per Pisa-Juventus, facendo il tifo per i colori nerazzurri negli anni '80 e in occasioni di molte cene con il corridore Ghirardi (secondo al Tour de France di molti anni fa) che mi invitava sempre da queste parti. Amo il vino e da queste parti è molto buono".



 

 

 

 






 

 

 

 

 

 



 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

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