Tutto esaurito sabato e domenica al Verdi per l’AIDA firmata da Zeffirelli

PISA – Ancora un tutto esaurito al Teatro Verdi, e da molto tempo. Un successo prevedibile, del resto, perché il titolo in programma per la Stagione Lirica questo fine settimana è uno fra i più amati in tutto il mondo e arriva in un allestimento che ha fatto epoca: Aida di Giuseppe Verdi nella messa in scena creata e firmata da Franco Zeffirelli per il Teatro di Busseto nel 2001, in apertura delle celebrazioni dell’anno verdiano.

Aida è sulle tavole del teatro pisano sabato 30 gennaio alle ore 20.30 e domenica 31 alle ore 16, in una coproduzione che vede insieme il Teatro Sociale di Rovigo, il Teatro di Pisa e il Teatro Goldoni di Livorno. La regia è ripresa da Stefano Trespidi, sul podio il M° Marco Boemi (prestigiosa bacchetta che nella sua carriera ultraventennale ha lavorato con i massimi cantanti, dirigendo nei più importanti teatri e festival in Europa e nel mondo), Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, Coro Lirico Amadeus, maestro del coro Giorgio Mazzucato, coreografie riprese da Claudio Ronda. Nei ruoli principali avremo artisti di livello come, nel ruolo d’Aida, il soprano Donata D’Annunzio Lombardi (più volte con Zeffirelli nel ruolo) e, domenica, Rachele Stanisci; nel ruolo di Amneris una vera e propria signora del melodramma, dalla carriera lunghissima e prestigiosa, il soprano Giovanna Casolla, e domenica il mezzosoprano serbo Sanja Anastasia; nel ruolo di Radames due giovani tenori come Leonardo Caimi (che il pubblico pisano ha già avuto modo di apprezzare come Adorno nel Simon Boccanegra inaugurale) e, domenica, Dario Di Vietri (anch’egli già più volte in scena con successo a Pisa); nel ruolo di Amonasro il noto baritono Sergio Bologna, in quello di Ramfis il basso Elia Todisco. Completano il cast George Andguladze (Il Re d’Egitto), Sofia Janelidze (una Sacerdotessa), Emanuele Bono e Michele Cerullo (in alternanza nel ruolo del Messaggero).

Nata, com’è noto, su commissione del Khedivé d’Egitto per l’inaugurazione del Teatro del Cairo, da un soggetto dell’egittologo francese Auguste Mariette che Camille Du Locle, autore del libretto del Don Carlos e neodirettore a Parigi dell’Opéra-Comique, aveva spedito a Verdi nel 1870, grazie al genio verdiano – e dopo le sue inziali resistenze – Aida (il cui libretto venne affidato da Verdi ad Antonio Ghislanzoni) divenne opera ricca di verità drammatica e di intensità emotiva, andò trionfalmente in scena al Cairo la vigilia di Natale del 1871 e da allora è fra i titoli più eseguiti nei teatri del mondo. Opera dalla liricità intensa e di straordinaria modernità, precorritrice degli ultimi capolavori di Verdi (Otello e Falstaff), Aida è «opera segreta – come spiega Franco Zeffirelli nell’intervista pubblicata nel bel libro di Leonetta Bentivoglio “Il mio Verdi” – da svelare al di là delle convenzioni esecutive. Storia di sentimenti, palpiti, frizioni, opposizioni, sofferenze, nostalgie e dolcezze. Ha un colore soave, altro che faraonico, da riscoprire in tutta la sua poesia». Ed intrisa di colori soavi, di struggimento, fu la sua creazione bussetana, una versione spazialmente piccola e discreta, decisamente intimistica, «strappata – spiega ancora Zeffirelli nella stessa intervista – a quella che ho sentito sempre come una condanna di quest’opera: la sua monumentalità, nociva e disturbante per la bellezza della musica. Ci sono momenti musicalmente preziosi che in molte esecuzioni vengono schiacciati come moscerini. Per questo decisi di fare un’Aida completamente diversa dalle mie altre messe in scena di questo titolo».

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