Conflavoro PMI. L’internazionalizzazione come modello di crescita

PISA – L’internazionalizzazione delle imprese pisane, i suoi aspetti legali e quelli pratici dell’export legato alle spedizioni. Questi sono stati i temi dibattuti nei giorni scorsi al convegno organizzato da Conflavoro PMI nella Sala Valli del Comune di Ponsacco a cui hanno partecipato diversi imprenditori dell’area pisana.

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Chiaro il messaggio lanciato da Giulio Cerrai Coordinatore di Conflavoro PMI Territoriale Pisa 1: “Le aziende sono molto scettiche sul tema dell’internazionalizzazione perché non conoscono a fondo i vari aspetti. Per questo noi di Conflavoro abbiamo voluto fare il punto della situazione chiamando a raccolta diversi imprenditori e anche molti professionisti del settore per un tema che può rilanciare le aziende pisane. Esistono fondi di investimenti per poter esportare il prodotto di un azienda italiana all’estero, quello che è molto importante non è tanto certificare, ma tutelare il produttore di un qualsiasi prodotto artigianale e nello stesso tempo esportarlo al di fuori dell’Italia. La Camera di Commercio ha messo a disposizione contributi importanti – continua Cerrai – come quello per la brevettizzazione, quello dei microfinanziamenti a tasso agevolato fino a 25.000 che si può iniziare a pagare dopo un anno. Per internazionalizzare un impresa esistono anche i contributi a fondo perduto, veri e propri vaucher che consentono alle imprese di poter investire in pubblicità, marketing e comunicazione. Insomma ci sono molti aspetti che possono spingere le nostre aziende sul territorio ad internazionalizzare il loro prodotto e noi di Conflavoro Territoriale Pisa 1 siamo pronti a dargli una mano in fatto di consulenza mettendoci a loro disposizione com molti dei nostri professionisti che abbiamo nella nostra associazione.

Ha parlato di aspetti legati all’internazionalizzazione l’Avv. Giampaolo Benedetti della Pearson BBP Legal: “Più di seicento aziende nel nostro territorio non hanno ancora esportato il loro prodotto all’estero. Internazionalizzare significa far crescere il proprio portafoglio clienti con maggiore opportunità di business e quindi diminuire il rischio di impresa. Ovviamente l’esportazione di un prodotto all’estero presuppone anche qualche forma di rischio, benché minima, come gli aspetti legati ai tribunali esteri cui bisogna fare molta attenzione. Entrare in causa con aziende estere e presentarsi davanti ad un giudice straniero con leggi diverse dalle nostre potrebbe comportare costi molto alti. Ma questo è uno dei pochi aspetti negativi che ci sono nell’esportare il proprio prodotto fuori dai confini italiani”.

Sandra Verugi, spedizioniere da oltre 40 anni, Vice presidente della Spedimar e componente del Cif (Comitato Imprenditoriale Femminile) di Livorno ha chiuso il dibattito parlando degli aspetti di spedizione della merce: “Possiamo essere un punto di riferimento per le aziende che vogliono esportare il proprio prodotto all’estero. Lo spedizioniere può essere considerato come “architetto dei trasporti” e può gestire tutto il servizio legato all’internazionalizzazione della merce pronta a sbarcare oltre il confine italiano”.

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