Cobas, la riflessione sui fatti accaduti ai sistemi educativi

PISA – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dei Cobas pervenuto alla nostra redazione in relazione ai problemi accaduti all’asilo nido al Cep.

I comportamenti delle educatrici in causa non hanno attenuanti e dovranno essere perseguiti\sanzionati ed a questo sta pensando la Magistratura. Le reazioni emotive si possono capire e anche condividere, ma sulle modalità di superamento e prevenzione di queste angosciose vicende vorremmo provare a fare una riflessione pacata. Si sta enfatizzando la questione del “controllo” ai fini di prevenzione: il controllo assolve una funzione importante, ma logicamente è posteriore ai fatti. E’ “prima” che bisogna intervenire con professionalità. Ad esempio, è necessario un sostegno periodico ai collettivi delle educatrici nel cercare superare le difficoltà di ogni giorno; è necessario un coordinamento pedagogico di cui ancora oggi l’Amministrazione non ha bandito il concorso; è necessario riconoscere che questo lavoro non può essere svolto adeguatamente oltre una certa età: si deve dare la possibilità di cambiare se richiesto; è necessario che la collettività tutta prenda coscienza che il profilo professionale di quanti operano in questi settori così delicati sia di alto profilo e pertanto imponga una formazione vera. Pensiamo che l’Amministrazione comunale sbagli a magnificare la filiera dei controlli: si tratta di retorica, di chiacchiere che si nascondono dietro linguaggi oscuranti, meglio se con termini inglesi: molto più necessaria sarebbe un’attività di programmazione e di gestione che parta dalla realtà di un servizio difficile, ma bello e fondamentale per il presente e per il futuro di tutti noi. Speriamo solo che, come d’uso, la vicenda non diventi l’ennesimo argomento per invocare la privatizzazione dei servizi, ma che serva piuttosto ad una riflessione sull’importanza dei servizi ai bambini ed alle famiglie e sull’essenzialità di interventi pubblici di regolazione e gestione davvero efficace ed orientata a principi di rispetto della persona e delle sue libertà e potenzialità. Principi che in verità mal si conciliano con una società controllata dalle telecamere, dominata dalla paura dove non è possibile fidarsi di niente e di nessuno; dove l’ossessione del controllo ammanta l’assenza di altre capacità: avere idee, fare progetti, riconoscere i problemi e risolverli. Qui entrano in gioco i dogmi del nostro tempo: sono decenni che la soluzione dei problemi è identificata nello smantellamento della dimensione pubblica, prosciugata di risorse e di dignità sociale, in modo da preparare il terreno per regalare al profitto privato occasioni di investimento. Ci auguriamo però che i fautori delle privatizzazioni ad oltranza non abbiano avuto parenti o amici ricoverati nella clinica privata milanese Santa Rita, dove lo staff chirurgico, con coerente logica privatistica, operava e mutilava inutilmente pazienti anche novantenni pur di lucrare sui rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale. Eppure nessuno ha posto il problema di chiudere le cliniche private e riconsegnarle al pubblico, quindi non lo si faccia per gli asili nido e i servizi educativi. In questo stato di cose doloroso e complesso esprimiamo la nostra solidarietà alle colleghe educatrici che quotidianamente si prodigano.

Fonte: Cobas Pubblico Impiego

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