Pisa, Cgil, Cisl e Uil Sabato in piazza per cambiare il sistema pensionistico

PISA – I giovani disoccupati, gli eterni precari e gli esodati. Chi ha avuto il primo contratto da ragazzino e all’improvviso ha scoperto di dover lavorare ancora a lungo prima di beneficiare della agognata pensione.

E ancora, chi si accorge di non avere più testa e braccia per badare un manipolo di bambini piccoli o per usare trapano, scalpello e mestola a 15 metri da terra. Sono questi gli invitati speciali alla manifestazione convocata per sabato 2 aprile da Cgil, Cisl ed Uil in Piazza del Carmine a Pisa come in altre cento città d’Italia, per chiedere al governo di «cambiare le pensioni» e così «dare lavoro ai giovani».

Nella nostra città rendez vous alle ore 17 in Piazza del Carmine. Saranno i segretari generali provinciali Gianfranco Francese (Cgil), Gianluca Federici (Cisl) e il responsabile della Uil di Pisa Angelo Colombo a dare voce alle preoccupazioni di lavoratori e pensionati.

Tutti concordi su una valutazione: la legge Monti-Fornero sulle pensioni è stata la più gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano. La stima è presto fatta: entro il 2020 lo Stato avrà risparmiato su questa voce di spesa sociale 80 miliardi di euro. Ma questi interventi hanno introdotto elementi di eccessiva rigidità nell’accesso alla pensione. E uno Stato che non permette ai suoi cittadini di andare a riposo, toglie speranze di lavoro alle nuove generazioni.

Quali le richieste dei sindacati? La prima: “Lo Stato dovrebbe assicurare un trattamento pensionistico dignitoso anche a chi ha svolto e sta svolgendo lavori saltuari, discontinui, con retribuzioni basse o è entrato tardi nel mercato del lavoro”, osserva il leader della Cgil Francese. La seconda: “L’accesso alla pensione di vecchiaia deve essere più flessibile. Così come chi decide di anticipare la pensione avendo versato 41 anni di contributi non deve essere penalizzato”, commenta il segretario della Cisl Gianluca Federici.

E poi la questione degli esodati: “Non tutti, purtroppo, hanno avuto accesso alla pensione – constata Angelo Colombo (Uil). Per loro serve una soluzione strutturale”. Quella delle donne: “per loro l’età della pensione si è allargata troppo rapidamente”.

E dei lavoratori usuranti: “l’applicazione automatica dell’attesa di vita fa parti eguali tra diseguali: ad attività e condizioni di vita diverse corrispondono aspettative di vita differenti. E questo va riconosciuto”.

Ancora, l’armonizzazione delle regole pensionistiche tra dipendenti pubblici e privati ha imposto a molti dipendenti costi esorbitanti e insostenibili per ricongiungere i contributi previdenziali versati. Nel “cahier de doleances” dei sindacati, anche l’eccessiva tassazione che grava sulle pensioni italiane che sono il doppio rispetto alla media europea, con la richiesta di rafforzare la previdenza complementare riportando all’11% l’imposta sostitutiva “innalzata al 20% per una malintesa idea di equiparazione alle rendite finanziarie”.

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