Irruzione nella sede dell’Apes. Filippeschi: “Basta con le pratiche violente”

PISA – Una gruppo di quindici qpersone, aderenti al comitato di quartiere di Sant’Ermete e al collettivo antagonista Prendocasa, ha fatto irruzione stamani negli uffici dell’Apes, l’ente pisano che gestisce gli alloggi popolari.

A denunciarlo l’amministratore unico di Apes, Lorenzo Bani, che nei prossimi giorni presenterà “un esposto agli organi competenti”. Il motivo della protesta è il degrado degli alloggi pubblici del quartiere. “Non è più possibile – afferma Bani – andare avanti con insulti e gazzarre nei nostri uffici. Fino a oggi ho incontrato il comitato cercando di mediare la mia posizione tra coloro che abitano in un quartiere in situazioni di degrado e hanno veramente bisogno di aiuto e altri che strumentalizzano questi bisogni. Queste persone hanno occupato due locali comunali in altrettanti quartieri periferici della città per fare politica e nessuno interviene per liberare queste proprietà pubbliche”.

Dure anche le dichiarazioni del sindaco pisano, Marco Filippeschi: “Ancora una volta chi dirige l’Apes e i dipendenti dell’azienda sono stati oggetto di un’irruzione da parte di un gruppo di persone violente, che disprezzano le regole fondamentali e il lavoro degli altri. Esprimo la mia solidarietà e la vicinanza del Comune alle persone colpite da questa inaccettabile azione di intimidazione. Dovrà essere l’autorità giudiziaria a valutare i reati che si sono commessi e ad individuare e sanzionare i responsabili. Questa pratica violenta deve finire. Ho chiesto udienza al Prefetto per esporre la nostra preoccupazione e la richiesta più ferma della tutela di chi opera per rispondere al bisogno abitativo e a programmare e gestire gli interventi di edilizia sociale. Pisa è all’avanguardia e risponde alla crisi con tante azioni concrete. Pisa è una città che rifiuta l’intolleranza e la violenza come metodo per affermare le volontà di minoranze. Abbiamo le nostre sedi democratiche per decidere, non neghiamo a nessuno il confronto, quando si fa in modi civili, rifiutiamo senza se e senza ma la prepotenza reiterata di persone note per i loro metodi aggressivi. Chiedo che episodi del genere, provocazioni programmate e ripetute, non siano considerate normali e siano pervenute con le misure previste dalla legge”.

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