La Lega Nord dice no alla Moschea

PISA – La Lega Nord Pisa esprime viva soddisfazione per il pronunciamento di ammissibilità del quesito referendario relativo all’edificabilità della moschea nella nostra città e intende ringraziare il Comitato Nomoschea, promotore dell’iniziativa, a cui ha dato pieno appoggio fin dall’inizio mettendo a disposizione la collaborazione attiva dei propri iscritti, nella fattispecie Francesca Ughi e Michele Berretta.

È fondamentale che la cittadinanza sia interpellata su questa materia e possa esprimere democraticamente il proprio parere su una decisione che potrebbe cambiare il volto della città; riteniamo che la scelta di dedicare l’area in questione nel quartiere di Porta a Lucca a tale edificio sia inopportuna dal punto di vista urbanistico, dato che la viabilità circostante verrà sicuramente congestionata più di quanto non sia al momento in occasione delle preghiere e l’ingente afflusso di persone influirà negativamente sulla qualità della vita delle aree residenziali circostanti. Ma esistono anche ragioni storiche e culturali che rendono questo progetto criticabile: la vicinanza di tale edificio alla Piazza dei Miracoli è in netto contrasto con la storia della città, da sempre paladina di valori e cultura difficilmente conciliabili con una visione teocratica e totalitarista dell’esistenza.

E a questo proposito denunciamo anche i tentativi di riscrittura della memoria storica, che in nome del politically correct e di esigenze della politica contemporanea, sempre più spesso edulcorano o nascondono la reale natura dei rapporti storici tra Pisa e l’Islam. Non intendiamo pertanto sottrarci ad un confronto più ampio su questa tematica e denunciamo l’atteggiamento, fin troppo diffuso, di acriticità verso problemi effettivi di convivenza e sicurezza che vengono insabbiati sotto l’ipocrita e irrealistica bandiera dell’ “accoglienza” e della “integrazione”.

Le esperienze fallimentari di altri paesi europei che hanno già praticato la strada dell’accoglienza delle comunità islamiche all’interno delle proprie società senza richiesta di garanzie che testimonino la volontà di appartenenza effettiva di tali comunità a uno stato laico, dimostrano che ben altre strade si devono praticare per tutelare la sicurezza e l’esistenza stessa dei cittadini italiani. Ovunque le comunità islamiche abbiano ottenuto la possibilità di autogestirsi senza alcun controllo da parte delle autorità, non si è assistito a processi di integrazione con gli autoctoni ma alla creazione di aree in cui lo stato ha – de facto – perso il controllo del territorio e in cui si è verificato un inesorabile processo sostituzione etnico-culturale.

Talvolta gli ordinamenti giuridici degli Stati, anche nelle loro forme gerarchicamente superiori, non sono adeguati a fronteggiare le nuove sfide che la contemporaneità ci pone davanti. Riteniamo che un confronto, anche duro e polemico, sia sempre preferibile ad una ipocrita censura dettata dal un pensiero unico imperante che non persegue l’interesse dei cittadini.

Susanna Ceccardi

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