Il Progetto sessualità e disabilità. A Pisa un percorso pionieristico di sostegno alle famiglie

PISA – “Il mondo della disabilità sta cambiando e il tema della sessualità nei ragazzi che hanno un handicap deve essere affrontato: è necessario abbattere questo ulteriore tabù.

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Il “Progetto sessualità e disabilità” voluto dalla Società della Salute della zona pisana e dal Dipartimento di Medicina Clinica Sperimentale dell’Università di Pisa, ha lavorato anche in questa direzione e contiamo che possa avere un seguito anche in ambito regionale e nazionale”. Così Sandra Capuzzi, presidente della Sds della zona pisana che questa mattina ha aperto il convegno sul “Progetto sessualità e disabilità”, un momento di riflessione e di bilancio su un percorso pioneristico, durato tre anni, che ha coinvolto venti famiglie di persone affette da una disabilità intellettiva, oltre agli operatori dei Centri diurni per disabili della Sds.

Il progetto è nato nel 2013 da un’idea del professor Ciro Basile Fasolo, andrologo del Dipartimento di Medicina Clinica Sperimentale dell’Università di Pisana: inizialmente rivolto agli operatori dei centri diurni e finalizzato all’acquisizione di strumenti e strategie volte a gestire la sessualità e l’affettività nel disabile, si è poi consolidato, diventando un vero e proprio gruppo di sostegno per le famiglie di ragazzi disabili, in cui sono state esplorate diverse tematiche: la sessualità, la genitorialità, il momento della scoperta della disabilità del figlio, l’accettazione, i ruoli genitoriali, il futuro, il rapporto con i fratelli sani.

“In questi tre anni siamo stati vicino a famiglie che vivono con difficoltà il proprio progetto di vita – ha spiegato il professor Fasolo – e abbiamo lavorato per farle uscire dalla loro solitudine. Si tratta di familiari di disabili giovani, ragazzi che sopravviveranno ai loro genitori e per cui la sessualità, come per ognuno di noi, è una dimensione pervasiva della personalità. Abbiamo lavorato in gruppi di discussione. Genitori che non si conoscevano sono riusciti ad aprirsi e a darsi sostegno a vicenda. Non è stato semplice, ma siamo molto contenti dei risultati. Il progetto andrà avanti per adesso su base volontaria, ma sarà necessario trovare nuove risorse per poter proseguire nei prossimi anni”.

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