Cibo. Gli studenti di Agraria tracciano l’identikit del consumatore tipo

PISA – Il consumatore tipo dei mercati esclusivi degli agricoltori? Abituale, laureato in un caso su tre, ha una età compresa tra i 30 e 50 anni (solo uno su quattro ha meno di 30 anni) e spende mediamente tra i 10 ed i 30 euro.

La grande maggioranza (80%) acquista più prodotti contemporaneamente: ortaggi, formaggi, confetture, olio e vino. Solo il 12% si avvicina ai mercati per comprare solamente ortaggi di stagione e frutta fresca. Eccolo il consumatore tipo dei mercati di Campagna Amica secondo la puntuale indagine degli studenti della classe 4 D dell’Istituto di Agraria “E. Santoni” realizzata nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro che ha coinvolto 26 giovani organizzata dalle docenti Rosalba Saba e Chiara Levantesi (info su www.pisa.coldiretti.it). “L’indagine condotta dai ragazzi dell’Agrario – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Pisa – ci ha permesso di avere, per la prima volta a livello locale, un profilo chiaro e definito dei nostri clienti. I ragazzi hanno intervistato 316 consumatori durante gli appuntamenti del sabato del mercato: i dati che hanno raccolto ci serviranno per orientare meglio l’offerta, migliorare gli spazi del mercato, renderlo ancora più accogliente e fruibile. E’ importante aver avuto la conferma che i clienti che fanno la spesa ai mercati, scegliendo quindi il canale della vendita diretta senza intermediazioni, siano mediamente molto soddisfatti. Uno su due fa sceglie Campagna Amica ogni settimana. Significa che il nostro messaggio è passato e che i consumatori pisani hanno imparato a leggere l’etichetta”.

Qualità, freschezza e km zero i punti di forza alla base del successo del progetto di Coldiretti per una filiera agricola tutta italiana e che trova, in provincia di Pisa, la massima espressione nei mercati degli agricoltori. Nell’anno appena concluso i pisani che hanno fatto la spesa direttamente nelle aziende agricole, nei mercati o nelle botteghe di Campagna Amica sono cresciuti del 10% in controtendenza rispetto agli altri canali commerciali. A spingere i pisani verso prodotti locali e di certa provenienza gli allarmi sui cibi contaminati dall’estero che mettono a rischio la salute. L’indagine evidenzia altri aspetti molto interessanti dell’identikit del consumatore tipo: il 40% è diplomato, il 36% è laureato. A livello lavorativo si tratta nel 37% di impiegati, e poi liberi professionisti (20%) e pensionati (20%). L’indagine si è spinta anche a tracciare un profilo dei protagonisti del mercato dalla parte del banco vendita: le imprese. Il 90% delle aziende agricole che partecipano al mercato di via Aurelia Nord, 4 è nel 90% dei casi a regime familiare ed il 50% svolgono come unica attività quella agricola mentre l’altro 50% affianca all’attività tradizionale all’agriturismo o altre attività sfruttando tutte le opportunità della multifunzionalità introdotta dalle legge di orientamento. “Il 75% delle aziende – analizza Aniello Ascolese, Direttore Coldiretti Pisa – ha un rapporto confidenziale con i consumatori e questo è l’elemento sicuramente più importante poiché la nostra rete ed il nostro progetto punta proprio sulla fiducia tra produttori e consumatori. Una fiducia che i nostri produttori si sono coltivati nel tempo mettendoci la faccia in prima persona. E’ questo il segreto del successo di Campagna Amica e di un progetto che ha fatto tornare ad incontrare i produttori ed i consumatori”. Coldiretti torna a sottolineare l’importanza della provenienza dei prodotti e della sicurezza alimentare dopo l’invasione dei cibi contaminati da tutto il mondo. E’ il caso, denunciato nelle scorse settimane, dei broccoli dalla Cina, del basilico dall’India, del prezzemolo dal Vietnam, del melagrane dall’Egitto, del peperoncino dalla Thailandia, dei piselli dal Kenya ma anche frutta dal Sud America. “Le analisi – conclude Ascolese – hanno evidenziato livelli di presenza di insetticidi, micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge previste dall’Unione Europea. Alcuni dei quali tossici, pericolosi e cancerogeni. Questa è un’altra ragione, insieme ai continui scandali alimentari, alle frodi, alle sofisticazioni, per cui la filiera corta, nel futuro, sarà decisiva per una alimentazione sana, corretta e di qualità”.

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