Caso Bulgarella, la Cassazione annulla l’ordinanza del Tribunale del riesame

PISA – La seconda sezione penale della Corte di cassazione ha annullato l’ordinanza con cui il tribunale del riesame di Firenze aveva a sua volta annullato il 28 ottobre 2015 il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti al costruttore siciliano Andrea Bulgarella.

L’imprenditore è sospettato di aver commesso reati finanziari, servendosi anche dei suoi rapporti con Unicredit, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Contro il tribunale del riesame la Procura di Firenze ha fatto ricorso in cassazione. Ora la Suprema corte, annullando l’ordinanza, ha rinviato allo stesso riesame, che dovrà pronunciarsi di nuovo. A seguito della decisione della Cassazione – che emetterà le sue motivazioni nei prossimi tempi – il tribunale del riesame di Firenze dovrà costituire un nuovo collegio, con componenti diversi dal primo giudizio, e riesaminare il ricorso con cui la difesa di Bulgarella si oppose alle perquisizioni e al sequestro dei documenti disposto a fini probatori dalla Dda di Firenze ed eseguito dal Ros dei carabinieri. Stamani la decisione della Cassazione di ‘cancellare’ l’ordinanza di annullamento del riesame sulla vicenda di Bulgarella – costruttore e proprietario di alberghi che dagli anni ’90 ha trasferito le sue attività imprenditoriali dalla provincia di Trapani alla Toscana, in particolare a Pisa e a Livorno – ha suscitato un certo richiamo nel palazzo di giustizia di Firenze. Uno dei motivi è che nella sua discussione del marzo scorso il sostituto Pg della Cassazione aveva, invece, sostenuto l’infondatezza dei provvedimenti di perquisizione e sequestro presi dai magistrati antimafia della procura di Firenze, e pertanto sembrava possibile una conferma del dissequestro dei documenti prelevati dal Ros negli uffici delle società di Bulgarella. Invece il dispositivo emesso dal collegio della Cassazione ieri sera è stato di segno opposto e riapre la partita. Nell’inchiesta della Dda di Firenze sui rapporti tra mafia e finanza il nome di Bulgarella e di altri indagati veniva associato a Cosa Nostra e in particolare al boss ‘super-latitante’ Matteo Messina Denaro. L’ipotesi investigativa è che l’imprenditore trapanese abbia rapporti diretti con il clan di Messina Denaro e che ci siano stati vantaggi reciproci tali da permettere all’imprenditore di accumulare ingenti capitali da reinvestire fuori dalla Sicilia, in particolare nella Toscana occidentale. La dichiarazione di Bulgarella Riguardo alla decisione della Corte di Cassazione, che stamane ha annullato, con rinvio ad altra sezione, l’ordinanza del Tribunale di Firenze con la quale è stato disposto il dissequestro dei documenti riferiti ai rapporti tra Andrea Bulgarella e Unicredit, il Gruppo imprenditoriale così commenta: «Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione in relazione alla necessità di un nuovo esame del provvedimento di sequestro. Pur non essendo ancora note le motivazioni della sentenza, che ci riserviamo di esaminare in vista della nuova udienza dinanzi al Tribunale di Firenze (non si capisce, pertanto, come taluni organi d’informazione possano sostenere che «…la cassazione dà ragione ai Pm di Firenze») siamo sin d’ora certi che esse non riguardano in alcun modo la posizione di Andrea Bulgarella e delle sue società rispetto ai fatti contestati, che erano e rimangono di nessun fondamento. La decisione della Corte investe piuttosto il ruolo e il grado di controllo del giudice del riesame sulle iniziative di acquisizione documentale del Pubblico Ministero. E proprio il caso di specie dimostra che si tratta di un tema che è aperto a diverse conclusioni, visto che la Procura Generale presso la Corte di Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso, osservando come «…L’ipotesi accusatoria, secondo cui Bulgarella avrebbe intrapreso le sue attività imprenditoriali nel territorio toscano attraverso il reimpiego di denaro di provenienza illecita con la collaborazione di alcuni dirigenti della banca Unicredit appare talmente in contrasto con le emergenze procedimentali da non poter essere neanche ipotizzata in astratto… le conversazioni intercettate tra i dirigenti della banca, la vicenda della “Calcestruzzi Valderice” o i rapporti commerciali intrattenuti con imprenditori imparentati con persone appartenenti a cosche mafiose, sono, a tutto concedere, non significativi, neutrali, se non addirittura di segno opposto alle ipotesi accusatorie».

Fonte: ANSA

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