25 Aprile. Il messaggio di Enrico Rossi, Governatore della Toscana

PISA – Nel giorno della Festa della Liberazione il messaggio del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Oggi si festeggia il 25 aprile, la festa della Liberazione dell’Italia e della Toscana dalla dittatura del fascismo e dall’invasione dell’esercito dei nazisti tedesco. È una grande festa, perché è l’inizio di una fase nuova nel nostro Paese. La fase delle libertà, delle conquiste sociali, di tanti problemi e conflitti, ma anche una fase di avanzamento e di allargamento della democrazia che ci ha portato fino ad oggi. Quella che vedete alle mie spalle è la bandiera del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, attorno a cui si raccolsero tutti i democratici e gli antifascisti della Toscana. Quello che celebriamo oggi è un 25 aprile ancora una volta contestato da alcune forze. C’è
chi vorrebbe proporre un generico ricordo di tutti i morti: ci sono altre date per ricordare tutti i morti. Noi abbiamo rispetto per i caduti dell’una e dell’altra parte. Non ci nascondiamo che furono commessi errori, ma non si può venire meno a un punto fondamentale: da una parte c’era chi combatteva dalla parte sbagliata, quella della dittatura, quella del terrore, e dall’altra c’era chi combatteva, come i partigiani, per la Liberazione del Paese, insieme all’esercito di liberazione angloamericano. Era uno spartiacque fondamentale: repubblichini e fascisti con i nazisti di Hitler a compiere le stragi anche in Toscana. Più di 4.000 sono stati i civili ammazzati in Toscana dalle stragi compiute dall’esercito tedesco in ritirata, spesso accompagnati da militanti della Repubblica Sociale di Salò nei luoghi dove le stesse stragi furono compiute a danno, tante volte, il più delle volte, di innocenti. Questa distinzione va mantenuta in modo molto netto: i torti da una parte e le ragioni dell’altra. Se avessero vinto i nazifascisti, l’Europa si sarebbe trasformata in un immenso campo di concentramento, la libertà non ci sarebbe stata per nessuno. Lo avevamo provato in Italia: la distruzione delle leghe, la distruzione degli oratori, delle case del popolo, dei sindacati, delle libertà politiche, l’imprigionamento di tutti gli oppositori. Questo è stato il fascismo, oltre all’avventura distruttiva della guerra, oltre alla violenza, oltre al rifiuto del diverso, oltre alla sottomissione delle donne e di chi comunque avesse opinioni, manifestazioni, interessi che non rientravano nella rigida ideologia di quel regime. Questo non deve essere dimenticato, perché ricordare bene, nel modo giusto, nel rispetto di tutti morti e, ovviamente, anche nel rispetto della verità è la condizione per costruirci un futuro
migliore anche nei tempi che stiamo attraversando. Molti hanno usato in questo periodo la metafora bellica: “E’ come essere in guerra”. Non è stata la stessa cosa. Io penso che la guerra sia stata un fatto enormemente più spaventoso, più distruttivo: l’uno contro l’altro armato. Gli stessi italiani, armati gli uni contro gli altri. Adesso abbiamo un solo nemico: il virus. È vero che si riproducono anche all’interno di questa tragedia tante disuguaglianze. Il virus, abbiamo detto, colpisce tutti allo stesso modo, ma in particolare colpisce la parte più debole della popolazione. Può preparare anche un futuro di ulteriori disuguaglianze nel nostro Paese. E allora rifarci al 25 aprile e poi alla Costituzione, che dalla lotta e dalla Resistenza è sgorgata, è stata originata, nell’intesa di tanti orientamenti politici, ideali, anche fra loro
diversi, è un modo per ritrovare la strada giusta, per affrontare le sfide che abbiamo davanti a noi. Alle mie spalle il cavallo alato, che rappresenta la Resistenza toscana. È un simbolo di forza e di energia, di un qualcosa che si libera e va in alto, si sgrava dalla pesantezza, forse dalla pesantezza degli egoismi. Ha una capacità di visione. Ecco, questa energia, con lo spirito della Resistenza e dell’antifascismo, noi dobbiamo essere capaci di mettere in campo. Ritrovare quella forza che ebbero i nostri genitori di guardare al futuro, di sacrificarsi anche, per costruire a noi un futuro migliore. Un discorso analogo oggi può essere fatto e sono certo che passa nella testa di tanti cittadini della Toscana. Dalla Festa di Liberazione possiamo trarre quindi lo stimolo, le idee, i valori con i quali guardare al futuro, sicuri che ce la faremo
“.

By