70 anni fa il bombardamento del Camposanto monumentale

PISA – Il 27 luglio di settanta anni fa, nel 1944, il Camposanto monumentale subì un tragico bombardamento che, ne mise in ginocchio la struttura ed i capolavori artistici al suo interno. Nell’estate del 1944 il fronte di guerra raggiunse Pisa, portando alla città ulteriori lutti e sciagure che già si erano annunciate col tremendo bombardamento del 31 agosto del 1943.

camposantoL’8 settembre del 1943 l’Italia firmò l’armistizio ed il paese si spaccò in due con gli anglo americani a sud, assieme al governo di Badoglio e di Vittorio Emanuele III che erano fuggiti a sud abbandonando paese, capitale ed esercito. A nord era rinato il fascismo con la Repubblica Sociale di Mussolini, sempre alleata della Germania nazista. Fu quindi una guerra di risalita da parte degli alleati combattuta lungo la penisola, assieme alle forze partigiane. La prima tappa fu il fronte dei fiumi Liri e Garigliano sfondato nella primavera del 1944. Il 4 giugno fu raggiunta Roma dalle truppe anglo americane che in pochi mesi raggiunsero la linea Gotica situata a cavallo degli Appennini. Pisa visse in questo limbo due mesi durissimi. Gli alleati, il 19 luglio, raggiunsero Livorno investendo da subito Pisa. Anche il mese di giugno era stato tragico per Pisa con una trentina di bombardamenti che miravano ai ponti sul fiume. Tra bombe e mine tedesche saltarono in aria la Cittadella, il Palazzo Pretorio con la torre dell’orologio, il ponte di Mezzo e gli altri ponti cittadini. Visti questi eventi, a luglio circa 1500 persone si rifugiarono tra l’ospedale ed il Palazzo Arcivescovile nella speranza che la fama dei monumenti tenesse lontano le bombe. Purtroppo però il 27 luglio, era di giovedì, l’artiglieria alleata colpì il tetto del Camposanto monumentale, bruciando le capriate di legno e fondendo le lastre di piombo. Chi accorse sul posto nel tentativo di intervenire, non potè far altro che osservare il dramma. Per tutta la notte i pezzi del tetto rovinano sulle opere d’arte sottostanti, mentre il giorno successivo il fuoco completa il proprio lavoro danneggiando gli affreschi e bruciando le porte dell’edificio. Passò poi anche agosto e finalmente il 2 settembre per Pisa finì l’incubo della guerra, quando le truppe alleate entrarono nella parte nord della città.

La struttura ha 737 anni, dal momento che se ne cominciò la costruzione nell’estate del 1277 da Giovanni di Simone. Secondo la tradizione l’occasione fu data dall’arrivo di terra santa proveniente dal Golgota, portata dalle navi pisane di ritorno dalla quarta crociata. La tradizione attribuisce il prezioso carico all’opera dall’arcivescovo Ubaldo Lanfranchi. La costruzione aveva uno scopo ben preciso: doveva raccogliere i sarcofagi e le sepolture che ormai affollavano la cattedrale. L’opera subì degli inevitabili rallentamenti dopo la sconfitta della Meloria del 1284. Nel corso del trecento si rimise di nuovo mano all’opera architettonica, ridefinendone completamente la struttura. A partire dalla seconda metà del trecento, si iniziò a decorare ad affresco le pareti con soggetti legati al tema della vita e della morte, ai quali lavorarono due tra i più grandi pittori allora viventi, Buonamico Buffalmacco e Francesco Traini, il primo autore del celebre Trionfo della Morte, il secondo di una Crocefissione. Nel Camposanto venivano sepolte le maggiori personalità cittadine, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio. All’interno del Camposanto sono conservati alcuni anelli della grande catena di Porto Pisano che dopo la sconfitta della Meloria fu spezzata in varie parti e portata a Genova. Furono poi donate ai Fiorentini, che le restituirono a Pisa nel 1848; un’altra porzione, fu restituita direttamente dai genovesi nel 1860. La tragedia monumentale del 27 luglio del 1944 provocò il serio danneggiamento degli affreschi, di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi. I restauri sono ancora in corso e nei decenni hanno portato al recupero delle preziosissime sinopie oggi esposte nel Museo delle sinopie.

Foto Pisanews

 

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