Biblioteca Provinciale: la Provincia c’è, ma purtroppo non chiarisce tanto e rassicura poco

PISA – Ad un mese dalla ventilata chiusura del servizio) che l’Amministrazione Provinciale “ha chiesto aiuto” all’Università — sia per la collocazione del personale sia per l’attivazione di un gruppo tecnico — e che “si procederà entro l’anno alle opportune valutazioni per salvaguardare il patrimonio della biblioteca e la sua fruizione per i cittadini”.

Dopo di che, apparentemente, è calato il silenzio sull’intera vicenda. Tutto bene, allora? Insomma… Benissimo che ci si sia preoccupati del personale; benissimo anche che sia in campo la preoccupazione di salvaguardare il servizio per i cittadini. Ma ci domandiamo: stiamo parlando di due enti o di due amici al bar? Con quali atti convenzionali e — soprattutto — in che data è stata stabilita la cessione del personale? E ancora: questi eventuali accordi, che si presume non siano stati presi al telefono, sono conoscibili dalla cittadinanza, preoccupata del futuro della biblioteca? Questi eventuali accordi cosa stabiliscono riguardo al patrimonio e ai servizi? Non è credibile che questi aspetti non siano stati nemmeno presi in considerazione al momento di avviare il passaggio. Anzi, sarebbe veramente incredibile se fossero stati considerati irrilevanti o se, in tutta questa vicenda poco trasparente, ci fossero dei “non detto” non dicibili, tipo che il patrimonio è stato ceduto all’università, e i servizi… I servizi? Boh, ce n’eravamo scordati e adesso in zona Cesarini corriamo ai ripari col tavolo tecnico. Questo scenario è volutamente e provocatoriamente esagerato, perché non siamo nemmeno sfiorati dall’idea che un’istituzione pubblica della nostra città si sia comportata con tanta leggerezza e approssimazione. Ma soprattutto viene spontaneo fare alcune osservazioni: la prima è che questa specie di comunicato è emesso fuori tempo massimo e soltanto dopo un po’ di movimento di opinione pubblica (un movimento che ha travalicato il mondo degli addetti ai lavori e ha coinvolto studenti, cittadini, associazioni pisane e, a seguire, ma molto a seguire, esponenti politici e partiti); la seconda è che questa specie di comunicato, generico e sfuggente sulle precise circostanze fattuali, non comunica niente circa quanto è stato pensato, fatto e progettato da chi conosceva la situazione e le prospettive da molto tempo; la terza è che questa specie di comunicato sembra ridurre tutta la problematica progettuale all’attivazione di un gruppo tecnico con l’Università, a tutt’oggi nebuloso circa componenti, finalità e tempistica e, questo sì davvero stupefacente, quasi delegando di fatto la soluzione al buon cuore della medesima. E il Comune? E le altre istituzioni culturali della città? Servono solo per portare lamentazioni rituali e fazzoletti già bagnati al funerale della biblioteca provinciale? Non vorremmo che l’attenzione che l’Università (particolarmente benemerita in assenza di un dovere istituzionale specifico verso la pubblica lettura, essendo — c’è bisogno di ricordarlo? — un ente orientato alla didattica e alla ricerca) ha mostrato verso il problema del personale e del patrimonio fosse vanificata dal comportamento approssimativo e trascurato degli enti cittadini che hanno invece il compito specifico (ovvero, come si dice oggi, la mission) di assicurare i servizi di pubblica lettura. E che, a quanto pare, in questi lunghi mesi hanno dormito o magari erano ben svegli e alacremente occupati a destinare ad altre, e forse più attraenti attività, il complesso di via Gioberti. Ci piacerebbe tanto essere smentiti, ma abbiamo paura di dover ribadire che in questa città, (mancata e bocciata) capitale della cultura, le priorità sono altre, dai costosi e inutili trenini ai parcheggi-voragine finanziaria…

Fonte: NCD PISA

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