A distanza di 13 anni il ricordo di Romeo è ancora vivo

PISA– Sono passati esattamente tredici  anni dalla morte di Romeo Anconetani, uno che ha fatto la storia del calcio pisano ma non solo. Inutile andare a scavare i perché ed i per come, dato che la sua opera è ormai consegnata alla storia del calcio mondiale. Ormai da tempo si scrivono spesso storie, ricordi, aneddoti e tanto altro ma del resto per uno come Romeo è il minimo. Su Facebook si discute da tempo se sia il caso di intitolare a Romeo Anconetani una via od una piazza a Pisa. E sarebbe veramente il minimo, dopo avergli cointestato l’Arena. Del resto ha fatto veramente tanto per il suo Pisa e per Pisa, città che lo ha adottato e lo ha amato ovviamente ricambiando i sentimenti. Noto un po’ in tutto lo stivale, aveva coltivato nel tempo amicizie importanti ma soprattutto si era creato molti nemici che alla fine gliela fecero in qualche modo pagare.  Parlando del Romeo calcistico, il suo fu un peregrinare un po’ in tutta la Toscana, lui che era triestino di nascita. Signa, Prato e Lucchese che fu ad un passo da rilevare. E fu lui ad inventare la prevendita, i treni per i tifosi ed il ruolo del procuratore sportivo. Si guadagnò l’ appellativo di “Signor 5 per cento”. Senza di lui il calcio non sarebbe mai diventato quello che poi è stato. Negli anni trovò a Pisa stabilità ed affetti calcistici. Certo non è facile racchiudere in poche righe il periodo che vide Romeo Anconetani alla guida del Pisa Sporting Club. Con lui, il sodalizio nerazzurro ha raggiunto livelli impensabili ed incredibili per una squadra ed una città come Pisa. Romeo garantì non solo anni di serie A e B ad altissimi livelli, ma portò il nome di Pisa e del Pisa ovunque anche a livello internazionale. La storia, ebbe inizio nel 1978, quando Anconetani subentrò a Rota. Nel giro di tre anni la squadra arrivò in serie A, attraversando pagine intense come la vittoria di San Siro, dato che il Milan era finito in serie B per un illecito sportivo riguardante il calcio scommesse. In massima serie Romeo riuscì a costruire un’ottima squadra, impreziosita da Klaus Bergreen, danese semi sconosciuto ma che si rivelò un ottimo giocatore, capace da centrocampista, di realizzare otto reti al suo primo campionato italiano. Il campionato 1982/83, il primo di serie A della gestione Anconetani, si chiuse con un buonissimo undicesimo posto. Il Pisa espugnò campi importanti come il comunale di Torino (2-0 ai granata) e San Siro ove i nerazzurri regolarono 1-0 l’Inter di Bersellini. Il Pisa espugnò anche Catanzaro e vinse quindi tre volte in trasferta, proprio come la Roma campione d’Italia ed assai meglio di squadre come Napoli e Torino. All’Arena squadre importanti come l’Inter e la Juventus dovettero accontentarsi di un misero punto, cosa che avrebbero pagato a caro prezzo, perdendo lo scudetto a vantaggio della Roma, che espugnò l’Arena soffrendo. Tra alti e bassi la Serie A veniva comunque garantita come nella stagione 1985-86: toccò a Vincenzo Guerini la guida tecnica della squadra. Sembrava un campionato tranquillo, ma poi tre sconfitte consecutive relegarono il Pisa al quattordicesimo posto con 23 punti. Questo disse il campo, visto che fuori ci fu anche altro. L’Udinese di punti ne fece 25, ma una sentenza della giustizia sportiva lo declassò all’ultimo posto per illecito sportivo. Tutto scoppiò il 14 aprile con l’inchiesta della procura di Torino che emise dodici ordini di cattura. Sempre la solita storia del calcio scommesse che sei anni prima aveva condannato il Milan alla serie B. Il Pisa quindi diventò, in un primo tempo, tredicesimo e si salvò. I nerazzurri partirono per il ritiro come squadra di serie A. Fu ingaggiato anche il forte attaccante austriaco Schachner dal Torino. Ma un incredibile sentenza della Caf  riammise l’Udinese in serie A, sia pur condannandolo a partire da -9. La reazione fu un misto di rabbia ed incredulità. La prima gara ufficiale venne disertata dalla tifoseria in segno di protesta. Pisa-Torino di Coppa Italia si svolse dinanzi a migliaia di lumini stesi sugli spalti. Questo fu un altro segno di come la giustizia sportiva si sia comportata nei decenni col sodalizio nerazzurro. Il campionato 1986/87 cominciò male. Furono solo diciannove i punti che i nerazzurri conquistarono nel girone di andata, contro i 25 della Cremonese, i 24 del Pescara ed i 23 di Genoa e Messina. Nella seconda fase però il Pisa cambiò marcia, 25 punti come nessun’altro. L’ultima giornata: il Pisa va a Cremona. I padroni di casa hanno un punto in più, gli basta il pari. Ai nerazzurri il pari potrebbe non bastare. Furono ben seimila i pisani che si recarono a Cremona, ove una doppietta di Lamberto Piovanelli regalò ancora una volta la serie A alla città. Quello del 1990/91 fu l’ultimo campionato di serie A per i nerazzurri. La partenza fu buona: vittoria a Bologna e 4-0 al Lecce. Piovanelli in nazionale, in squadra Simeone, Chamot e Larsen. L’anno successivo fu sfiorata la serie A, con un sesto posto. L’anno dopo ancora peggio: ottavi e tanta amarezza. Giungiamo così al triste epilogo di questa breve ma intensa storia. Nel campionato 1993/94 il Pisa nel girone di andata ottiene la miseria di 16 punti e 19 in quello di ritorno. In casa è un rullo compressore, nessuno espugna l’Arena, nemmeno la Fiorentina di Toldo, Batistuta, Effenberg, Baiano, Laudrup. Fuori casa è da tragedia, solo sette punti, una sola vittoria ad Acireale. La penultima gara il Pisa gioca a Verona e pareggia, l’Acireale in casa con il Bari. I siciliani vincono e segnano al centesimo minuto. Erano sparite le bandierine dei calci d’angolo tra il primo ed il secondo tempo. Il Pisa ed il Pescara presentarono reclamo, ma naturalmente non successe nulla. L’ultima giornata di campionato arrivò all’Arena la già salva Fidelis Andria. Sembrava un esito scontato. Arena esaurita. Finì 0-0 con un palo colpito da Roberto Muzzi. Fu necessario affrontare uno spareggio con l’Acireale a Salerno. Molti ricorderanno l’infelice esito dei tiri dagli undici metri.  Il campo decretò la serie C. Ad agosto del 1994 la giustizia sportiva cancellò il Pisa Sporting Club dal professionismo. Nessuno mosse un dito per aiutare il Pisa e Romeo, né istituzioni né imprenditori.

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