Accoglienza rifugiati, Capuzzi: “Pisa fa il massimo, ma serve una pianificazione. Persone trattate come pacchi”

PISA – Sono passate due settimane dall’emergenza profughi, quando oltre 2000 persone furono salvate al largo delle coste di Lampedusa. Successivamente sono stati accolti in maniera distribuita sul territorio nazionale, a Pisa ne sono arrivati 40 e sono ospitati da due settimane in due strutture a San Rossore.

Effettuate subito le procedure di identificazione e le visite mediche, nei giorni scorsi tutti hanno svolto le pratiche per richiedere asilo e entro domani tutti riceveranno il permesso di soggiorno temporaneo di 3 mesi in attesa che la domanda per ricevere lo status di rifugiati sia analizzata dalla apposita commissione regionale. Intanto saranno effettuati screening medici e partiranno i corsi di italiano. Tutti giovani, età media intorno ai 25 anni, provengono dal Mali (36), dal Senegal (2) e dalle Guinee (2), hanno viaggiato chi per settimane, chi per mesi, la maggior parte di loro con storie tragiche alle spalle e molti di loro conoscono solo l’idioma natio.

Pisa si è dimostrata pronta all’accoglienza e in poche ore ha risposto. Forte di un’esperienza che deriva dal progetto Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che vede la Società della Salute pisana 1° in Toscana e 25° in Italia.

E memore dell’emergenza del 2011 quando grazie a Pisa si evitò di creare un grande campo profughi a Coltano ma si affermò il concetto dell’accoglienza in piccoli gruppi. Ma nonostante questa preparazione “Le politiche nazionali si rivelano insufficienti -spiega Sandra Capuzzi, assessore al sociale del Comune di Pisa e presidente della Società della Salute – la convenzione con il Ministero degli Interni per gestire l’emergenza attuale dura fino al 30 giugno, quando per le pratiche per lo status di rifugiati ci vogliono in media 6 mesi. L’assenza di una pianificazione nazionale non ci permette di programmare in maniera seria. Questo a discapito dei rifugiati, trattati dalle circolari ministeriali più come pacchi che come persone. A questo si aggiunge il fatto che il Ministero ci ha impedito di utilizzare gli strumenti del progetto Sprar, nonostante sia un’esperienza che negli ultimi anni si è dimostrata in tutta Italia la migliore. Serve un cambio di passo, non si può più trattare come emergenza una cosa che è diventata la norma. Per questo chiediamo che sia attivato un tavolo regionale permanente in collaborazione con la rete sociale e che siano istituite delle unità di crisi di zona per gestire e seguire queste situazioni. Va inoltre potenziato lo Sprar, l’unico sistema che in questi anni si è dimostrato credibile”.

Fonte: pisainformaflash.it

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