Agenzia di continuità Ospedale-territorio. Gambaccini: “Un servizio fondamentale di assistenza dopo il ricovero, che rischia di interrompersi il 31 marzo. La Regione Toscana non si è ancora attivata per dare una risposta al territorio”

PISAL’Agenzia di Continuità Ospedale-Territorio (ACOT) è stata istituita in Toscana nel 2017 con delibera della giunta regionale, che ha introdotto il servizio di continuità assistenziale del paziente nel percorso di dimissione dall’ospedale verso la propria casa o verso strutture assistenziali.

L’agenzia, a Pisa collocata presso l’Aoup, è composta da un medico di comunità, un infermiere, un assistente sociale, un fisioterapista e garantisce l’assistenza gratuita dopo il ricovero per 15 giorni.




“Nella zona pisana – spiega l’assessore alle politiche sociali Gianna Gambaccini – il servizio è stato attivato in estremo ritardo, soltanto nel 2019. Quando sono entrata in carica come assessore e presidente della Sds mi sono resa conto che non era stato fatto ancora nulla su questo fronte e mi sono subito attivata per far partire il servizio, nel mese di febbraio. Nonostante il rischio di perdere i fondi, a causa del mancato utilizzo, la Regione ci ha confermato lo stanziamento, circa 150 mila euro per la zona pisana, sia per il 2019 che per il 2020. Nel 2019 sono stati quasi 400 i cittadini che hanno usufruito nella zona pisana della continuità assistenziale, di cui 208 per assistenza domiciliare,160 per fisioterapia, 28 per servizi infermieristici e 3 per ricovero in RSA. Di questi 400, a Pisa città sono stati 180 ad averne usufruito per una spesa di circa 95 mila euro. Dall’inizio del 2020 sono 135 i servizi attivati nella zona pisana (98 a Pisa città) che scadono tutti il 31 marzo”.


“Come spiegano questi numeri si parla di un servizio importante – prosegue l’assessore -. Quello che voglio porre all’attenzione, a maggior ragione in questo periodo di emergenza sanitaria, è il fatto che il 31 marzo scade il finanziamento europeo e ancora la Regione non si è attivata per individuare risorse alternative. Come Società della Salute ci siamo dati da fare per cercare di reperire fondi residui e proseguire parzialmente il servizio, ma non è sufficiente. Se la Regione non fornisce una risposta al territorio, significa che tra pochi giorni non saremo più in grado di garantire lo stesso servizio a tutti i cittadini che saranno dimessi dall’ospedale con necessità di continuità assistenziale. La situazione appare di estrema gravità, anche considerando il momento specifico di emergenza che stanno vivendo i poli ospedalieri, che necessitano di ridurre al massimo la pressione nei confronti delle proprie strutture.”
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