Aids, nella Giornata mondiale i dati dell’Ars. Negli ultimi due anni in calo. Negli ambulatori a Pisa 9 nuovi casi

PISA – Domenica 1 dicembre, è la Giornata mondiale Aids, e come ogni anno l’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) comunica i dati aggiornati su Hiv e Aids. In Toscana il sistema di sorveglianza di entrambe le patologie è affidato all’Ars, che dal 2004 gestisce il Registro Regionale Aids (RRA) e dal 2009 la notifica delle nuove diagnosi di Hiv.

“I dati ci parlano di una progressiva riduzione dei casi di Hiv e di Aids conclamato, in Toscana come nel resto del Paese – dice l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – Ma ci dicono anche che molte persone scoprono tardi la propria sieropositività. E che non c’è la percezione del rischio, soprattutto per quanto riguarda i rapporti eterosessuali. Quindi non dobbiamo abbassare la guardia, e continuare a fare interventi di sanità pubblica mirati, in particolare tra le fasce di età più giovani, per aumentare la consapevolezza sul grado di diffusione dell’infezione e sulle modalità di trasmissione e prevenzione. Lunedì prossimo porterò in giunta una delibera che destina un milione e mezzo di euro per progetti formativi sull’Aids per il personale che opera nei reparti di malattie infettive, e per programmi di prevenzione e lotta all’Aids da parte delle aziende sanitarie”.

L’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, stabile dal 2009 al 2016, sembra in diminuzione negli ultimi due anni, in Toscana così come in Italia. “I casi dell’ultimo anno – dice Fabio Voller, ccordinatore epidemiologia dell’Ars – potrebbero essere sottostimati a seguito di un ritardo di notifica di alcune schede dai centri clinici, ma una reale diminuzione potrebbe essere il risultato, sia di efficienti campagne di prevenzione e di sensibilizzazione, sia di nuove terapie come la Profilassi Pre Esposizione (PrEP), la somministrazione preventiva di farmaci in caso di rischio”.

In Italia, nel 2018, l’incidenza Hiv è pari a 4,7 nuove diagnosi per 100.000 residenti. Rispetto all’incidenza riportata dai Paesi dell’Unione Europea, l’Italia si posiziona lievemente al di sotto della media europea (5,1 nuovi casi per 100.000 residenti). Nel contesto nazionale, la Toscana è la seconda regione italiana ad avere incidenza più alta (5,6 per 100.000 residenti), preceduta dal Lazio (6,7 per 100.000 residenti).

Le nuove diagnosi di Hiv del 2018 notificate in Toscana (dati aggiornati al 30 ottobre 2019), sono state 218, in diminuzione del 20% rispetto al 2017, quando i casi erano 272. Il 78% dei casi notificati riguarda il genere maschile (rapporto maschi/femmine 3,5:1; incidenza maschi: 9,4 per 100.000; femmine: 2,5 per 100.000). Tra i maschi, i più colpiti sono gli adulti di età compresa tra 25 e 44 anni, seguiti dai 45-64 enni e dai giovani di età compresa tra 15 e 24 anni. Le donne sono leggermente più giovani dei maschi alla diagnosi, infatti, l’età in cui le donne scoprono la sieropositività è spesso legata alla gravidanza, grazie al fatto che il test per Hiv è uno degli esami previsti nel libretto di gravidanza e quindi offerto gratuitamente a tutte le gestanti: per le femmine si registrano i tassi più alti nelle classi 15-24 e 25-44 anni.

L’andamento dei casi di Aids in Toscana è analogo a quello nazionale: si evidenzia un incremento dell’incidenza dall’inizio dell’epidemia sino al 1995, seguito da una rapida diminuzione dal 1996 fino al 2000 e da una successiva costante lieve diminuzione fino ad arrivare a 65 nel 2018 (dati aggiornati al 30 ottobre 2019). L’incidenza per area geografica mostra in Italia la persistenza di un gradiente Nord-Sud nella diffusione della malattia nel nostro paese, come risulta dall’incidenza, che è mediamente più bassa nelle regioni meridionali.

La Toscana, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, continua ad avere un tasso di incidenza maggiore rispetto a quello nazionale (1,4 per 100.000 vs 1,1 per 100.000 residenti) e si colloca al quinto posto tra le regioni, preceduta da Liguria (2,2 per 100.000), Lombardia e Lazio (1,6 per 100.000) e Umbria (1,5 per 100.000).

Come ogni anno, si sottolinea che la maggior parte delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti e che è alta e in costante crescita la percentuale di diagnosi tardive: sono molte, dunque, le persone non consapevoli di aver contratto il virus, che arrivano al test Hiv in uno stato di salute già debilitato. In Toscana, il 23% dei pazienti è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività. Molti soggetti, quindi, ricevono una diagnosi di Aids avendo scoperto da poco tempo la propria sieropositività. La proporzione di pazienti con una diagnosi di sieropositività vicina (meno di 6 mesi) alla diagnosi di Aids è in costante aumento nel tempo ed è più elevata tra coloro che hanno come modalità di trasmissione i rapporti eterosessuali, a indicare l’abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio nella popolazione.

La maggior parte delle persone con nuova diagnosi Hiv ha eseguito il test nel momento in cui vi è stato il sospetto di una patologia Hiv correlata o una sospetta Mts (Malattia a trasmissione sessuale) o un quadro clinico di infezione acuta (50,7%) e solo il 27,2% lo effettua spontaneamente per percezione di rischio.

Non esiste ancora una cura in grado di guarire dall’Hiv ma, se l’infezione viene diagnosticata precocemente, le terapie antiretrovirali disponibili offrono un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

La diagnosi precoce offre importanti vantaggi: innanzitutto la possibilità per le persone con Hiv di ricevere adeguate cure, assistenza e sostegno; inoltre, la tempestiva consapevolezza di avere l’Hiv, offre alle persone la possibilità di prevenire il rischio di trasmettere il virus ad altri. È importante sapere che i benefici delle terapie antiretrovirali sono maggiori per chi inizia precocemente il trattamento; le terapie sono inoltre in grado di diminuire la capacità infettiva dell’Hiv, rendendo estremamente improbabile la trasmissione del virus ad altre persone.

“Nei primi 10 mesi del 2019 sono stati 61 i ricoveri per AIDS nel reparto malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Pisana, di cui 50 maschi e 11 donne. Nove i nuovi casi di AIDS notificati, che vanno ad aggiungersi ai 159 degli ultimi 11 anni, dal 2009 al 2018”. È il quadro sulla diffusione della malattia nel territorio pisano tracciato dalla dottoressa Laura Del Bono dell’Unità Operativa Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Pisana, un reparto da sempre in prima linea nella sanità Toscana, che ha in terapia oltre 1.000 pazienti sieropositivi su circa 5000 che si contano in tutta la regione.

Cifre illustrate in occasione dell’iniziativa, che si è tenuta all’ex Stazione Leopolda di Pisa, in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, promossa dalla Società della Salute della Zona Pisana in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, l’Unità Funzionale di Promozione della Salute della Usl Toscana Nord Ovest e con l’Associazione Salus. All’evento hanno partecipato circa 230 studenti delle scuole superiori pisane. 

“In Toscana sono stati 65 i nuovi casi di AIDS diagnosticati nel 2018 (50 maschi e 15 femmine – ha aggiunto la Del Bono – e siamo  la quinta regione a livello nazionale per incidenza, mentre per quanto riguarda le nuove diagnosi di HIV, nel 2018 siamo secondi solo al Lazio. Nella Usl Toscana Nord-Ovest il tasso di incidenza di HIV nel triennio 2016-2018 si è comunque ridotto: 7,3 su 100mila abitanti. Era 8,1 nel periodo 2013-2015 e 9,2 nel triennio precedente”. 

“In Toscana – continua l’esperta – l’età mediana alla diagnosi di sieropositività è nei maschi di 41 anni e 38 nelle donne 38. Sono in aumento i pazienti che scoprono la sieropositività dopo i 50 anni. In oltre la metà di questi la scoperta dell’infezione avviene quando la malattia ha ormai  ampiamente danneggiato il sistema immunitario. Infine, nella nostra regione, il 34,5% dei casi riguarda cittadini stranieri con un dato nazionale del 29,7%”.

“Iniziative che promuovono la prevenzione dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili sono importantissime, in particolare quando coinvolgono i giovani, e la Sds le supporta con convinzione – afferma la presidente della Sds zona Pisana e assessore alle politiche sociali del Comune di Pisa Gianna Gambaccini –. I dati sulla diffusione dell’HIV tra i giovani sono preoccupanti. Auspico dunque che vengano messe in atto campagne di prevenzione sempre più incisive e capillari. Per quello che mi compete lavorerò in questa direzione”. 

A livello nazionale si registra infatti un incremento di diagnosi tra i soggetti giovani, “in particolare – conclude la Del Bono – nella fascia d’età 25-29 anni, dove si contano 11,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti, e nella fascia 30-39 anni, con 10,9 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Per quanto riguarda invece le modalità di trasmissione, nell’ultimo triennio prevale nettamente quella per via sessuale (80,2%), anche se è lievemente cresciuta la percentuale di nuove infezioni nei tossicodipendenti rispetto al triennio precedente”.

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