Al palacongressi presentazione dei candidati di Fare per fermare il declino

PISA – Buon successo di pubblico, ieri al palacongressi, per Fare per Fermare il Declino,  quasi duecento simpatizzanti, in gran parte studenti e giovani lavoratori, tra cui molte donne. E’ stato un tipo di pubblico nuovo e diverso, quello che si è trovato oggi a Pisa ad ascoltare il prestigioso economista Michele Boldrin, uno dei fondatori di Fare per Fermare il Declino; un pubblico, composto da giovani studenti preoccupati per il proprio futuro, da donne che vogliono avere l’opportunità di dimostrare il proprio valore, di nuovi imprenditori alle prese con le mille difficoltà che lo Stato pone a chi vuole iniziare un’attività, da persone la cui coscienza civile si ribella al malgoverno e alla cattiva politica a cui i partiti hanno dimostrato di non saper rispondere. All’incontro, presieduto da Antonio Masala, presidente del circolo cittadino di Fare per Fermare il Declino, sono intervenuti anche Allegrini, Raffaelli e Ristori, i tre candidati “pisani” di Fare per Fermare il Declino alla Camera dei Deputati. Marco Allegrini, professore di Economia Aziendale a Pisa, ha illustrato le principali proposte concrete di Fare per Fermare il Declino; Carlo Raffaelli, esperto di comunicazione, ha illustrato come la quotidiana constatazione del degrado della politica lo abbia indotto a decidere di occuparsene impegnandosi in prima persona; infine Leonardo Ristori, consulente di marketing e comunicazione d’impresa, si è soffermato sulle proposte che il movimento dedica alla scuola (per la quale peraltro il programma del movimento non prevede tagli bensì aumenti dei fondi), ai giovani e alle donne, le parti più vive e più importanti della società., alle quali però la politica normalmente non dedica alcuna attenzione. Alle relazioni è seguito un ampio momento di dibattito; per tutti Boldrin ha avuto una risposta, a volte esaustiva e articolata, a volte arguta e tranchant, mai comunque banale come è nello stile del personaggio, che rifugge dalla demagogia e dal pressapochismo. Boldrin non ha risparmiato pesanti critiche a personaggi come Tremonti e Brunetta e allo stesso Monti, impietosamente paragonato a un comandante chiamato a salvare una nave con grosse falle, che le tura usando non del materiale che pure ha a bordo ma i corpi dei suoi marinai. “Così ha salvato la nave, ma ha condannato a morte buona parte del suo equipaggio”, ha concluso Boldrin.

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