Al Teatro Era il 28 e 29 gennaio doppio appuntamento con “L’uomo dal fiore in bocca”

PONTEDERA – Un doppio appuntamento con “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello nella versione adattata da Gabriele Lavia e in quella con Dario Marconcini diretta da Roberto Bacci. Un progetto che mette in luce le diverse anime del teatro, e le infinite possibilità che un autore, un attore e un regista hanno per intervenire su un testo e sullo spazio scenico. Due giorni di grande teatro nella Stagione 2016/17 del Teatro della Toscana al Teatro Era di Pontedera.

Per Lavia è la scena maestra dell’incomunicabilità, della solitudine che si aggrappa alla banalità dei particolari più piccoli e insignificanti del quotidiano per cercare di rintracciare una superiorità della vita sulla morte. Gabriele Lavia con Michele Demaria e Barbara Alesse prova a trattenere quella vita un altro po’, prima della fine. Il breve “atto unico” è stato interpolato con “pezzi” di novelle che affrontano il tema (fatale per Pirandello) del rapporto tormentato tra marito e moglie … che viene visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi vicinissimi a noi. Una prova d’attore la versione di Dario Marconcini, in scena con uno dei suoi storici cavalli di battaglia, che grazie alla regia di Roberto Bacci in qualche modo rovescia i canoni convenzionali finora usati per quell’atto unico, rendendo gli spettatori veri protagonisti di questa intima esperienza con la morte. Un momento di grande intima per lo stesso Marconcini che ritorna a distanza di molti anni su un testo che mette comunque l’uomo di fronte alla paura, alla solitudine e allo scorrere del tempo.

28 gennaio ore 21 e 29 gennaio ore 18.30
Fondazione Teatro della Toscana
Gabriele Lavia
L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA…E NON SOLO
di Luigi Pirandello
con Michele Demaria, Barbara Alesse
regia Gabriele Lavia

L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello è la scena maestra dell’incomunicabilità, della solitudine che si aggrappa alla banalità dei particolari più piccoli e insignificanti del quotidiano per cercare di rintracciare una superiorità della vita sulla morte. Gabriele Lavia con Michele Demaria e Barbara Alesse prova a trattenere quella vita un altro po’, prima della fine. Un uomo… “un po’ strano”, un uomo… “pacifico” e una donna come “un’ombra che passa in lontananza” sono i tre protagonisti del capolavoro di Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca”.

Gabriele Lavia continua il suo studio Pirandelliano di questi ultimi anni (“Tutto per bene”, “La Trappola”, “I sei personaggi…”). Dopo Sei personaggi in cerca d’autore, passando per Vita di Galileo di Brecht, Lavia torna al drammaturgo agrigentino che più di ogni altro ha segnato la cultura, e di conseguenza il teatro, del nostro tempo, arricchendo il monologo originale con altre novelle che affrontano il tema della donna e della morte. Ecco spiegato quel …e non solo usato come sottotitolo. Il denominatore comune sono le paure e il bisogno di esorcizzarle dietro una qualche forma di maschera, imposta dagli altri e infine accettata, per quieto sopravvivere. Tra l’essere e l’apparire. Per questa produzione sono stati riaperti gli storici laboratori del Teatro della Pergola che hanno realizzato interamente l’imponente scenografia.

L’atto unico, rappresentato per la prima volta il 21 febbraio 1923 al Teatro Manzoni di Milano, è un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata (l’Uomo dal fiore in bocca, interpretato da Gabriele Lavia), e uno come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte (il Pacifico Avventore, interpretato da Michele Demaria). L’autore, come in altri casi, trasse il testo teatrale da una novella scritta anni prima e intitolata La morte addosso.

“La morte addosso potrebbe essere il sottotitolo di tutta l’opera letteraria di Pirandello – scrive Gabriele Lavia nelle note di regia – si sa che fin dalla sua fanciullezza il piccolo Luigi fu come “risucchiato” dall’orrore e dal mistero della morte. L’episodio, famosissimo, del cadavere e dei due amanti, accaduto al giovanissimo Luigi, in quello strano “fondaco” buio, segnò per sempre lo scrittore e la sua opera”. L’originale pirandelliano, che non subisce alcuna modifica nella trasposizione teatrale che ne fece l’autore, è stato arricchito da Gabriele Lavia con altre novelle che affrontano il tema della donna e della morte (“per Pirandello sono “figure” inscindibili, vorrei dire “sovrapposte” ” scrive Lavia). Ecco spiegato quel …e non solo usato come sottotitolo. La scena si apre in una simbolica sala d’attesa di una qualche stazione ferroviaria del Sud Italia. Si tratta di una scenografia imponente, disegnata da Alessandro Camera, e realizzata interamente nei laboratori del Teatro della Pergola, riaperti appositamente per questa produzione della Fondazione Teatro della Toscana e del Teatro Stabile di Genova. La struttura portante, alta almeno 9 metri, tutta in legno di pioppo, regge le vetrate annerite della vecchia stazione. Ai lati vi sono lunghe panchine con scanalature e braccioli a motivi semicircolari, mentre il pavimento è composto di 92 tasselli d’abete e ricoperto da uno strato di decorazione a motivi geometrici; al centro, incombente, un grande orologio che ha smesso di girare. “Piove a dirotto, ma è estate (tempo assurdo!) per soddisfare il “sentimento del contrario” – annota Gabriele Lavia – così amato dalla poetica del nostro autore. C’è un uomo nella stazione e arriva anche un ometto pacifico, pieno di pacchi colorati, che perde sempre il treno e che lo perderà sempre”. L’Uomo dal fiore in bocca comincia a parlare con un’insistenza crescente, ironica e disperata, dimostrando una straordinaria capacità di cogliere i più minuti e all’apparenza insignificanti aspetti della vita. Le sue considerazioni amare rivelano terribili verità: l’uomo infatti è in attesa di morire. Mentre è in preda a queste dolorose confessioni vede dietro la grande vetrata della sala d’aspetto l’ombra della moglie, interpretata da Barbara Alesse. È una donna preoccupata, lo vorrebbe curare col proprio affetto, ma a lui non è di consolazione, anzi, è un ostacolo alla sua stringente necessità di vita da vivere che lo porta a osservare i commessi che impacchettano la merce venduta. “C’è una donna, che guarda dentro la sala d’attesa, da fuori della grande vetrata – conclude Lavia – e poi ci sono tante “donne…donne…donne” che non si vedono ma che sono l’assillo o l’incubo del nostro piccolo “uomo pacifico”. Chi è quella donna che passa? La moglie? La morte?”. La morte non è qualcosa che ci salta addosso e, quindi, possiamo scacciare. No, la morte, quando entra in noi, è invisibile.

28 gennaio ore 19
Associazione Teatro di Buti
Dario Marconcini
L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA
di Luigi Pirandello
regia Roberto Bacci

Una prova d’attore per un atto unico di Pirandello: Dario Marconcini è in scena con uno dei suoi storici cavalli di battaglia, L’uomo dal fiore in bocca. “Come si diceva una volta è come la scimmia sulla spalla: questo è L’uomo dal fiore in bocca per me, cerchi di dimenticarlo, di non farlo più, passano gli anni, ma è lì sulla tua spalla che ti guarda e aspetta. La prima occasione in cui iniziammo a lavorare ce la dette il lavoro svolto durante il progetto Stanislavskji in cui una docente Marisa Fabbri si era proposta di “ridare la parola a Pontedera”. In un clima di confronto con le altre linee artistiche del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale proposi a Roberto Bacci questo testo che accettò con gioia e mi preparò lo spazio della rappresentazione che in qualche modo rovesciava i canoni convenzionali finora usati per quell’atto unico.

Ci lavorammo durante una lunga estate calda e fu allora, nei primi anni 80,il primo testo di autore classico presentato nella sua quasi integrità… Sono passati molti anni da allora e quando lo riprendo anche se la struttura, il percorso nello spazio, i gesti sono gli stessi, il mio rapporto col testo cambia perché intanto ieri non è oggi, gli spettatori sono sempre diversi (qui il rapporto con lo spettatore è fondante), il corpo cambia con l’età che passa e le domande che ti affollano la mente acquistano con gli anni significati sempre nuovi e diversi, più vicini implacabilmente allo scritto di Pirandello.

Lo spazio abitato dagli spettatori dove si aggira quest’uomo è tale che lo fa entrare in un campo di energie dove l’esperienza sensoriale la fa da padrona e dove ogni odore, colore, sguardo, lo colpisce fino ad avere delle vertigini che lo mutano e nello stesso tempo attraverso l’indagare le vite degli altri si dà la possibilità di vivere un po’ di più attingendo da loro, come in una forma di vampirismo, sangue e linfa.

Il gioco estetico, il testo ben detto, la scansione, il pezzo di bravura, diventano col tempo un fattore secondario perché ora qui entra in campo la dialettica vita/morte che alimenta lo scritto. Quando poi i sensi non reagiranno più allora sarà il tempo di abbandonare questo percorso e allora la scimmia cercherà altre spalle.” Dario Marconcini

INFORMAZIONI E PREZZI
L’uomo dal fiore in bocca…e non solo
Intero € 20 , ridotto € 18, studenti € 10 euro

L’uomo dal fiore in bocca con Dario Marconcini
intero € 12 , ridotto €10, studenti €8

BIGLIETTI. È possibile acquistare online su www.centroperlaricercateatrale.it, nei punti vendita Boxoffice e, presso la biglietteria del Teatro Era da martedi a domenica dalle ore 16 alle ore 19.30. Per informazioni tel. 0587 55720 / 57034
mail teatroera@teatrodellatoscana.it

RIDUZIONI. Under 18 e over 60, soci Unicoop Firenze, abbonati CTT Nord, Soci Arci, Soci Controradioclub e altre associazioni convenzionate il cui elenco sarà disponibile in biglietteria e sul sito.

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