Al via l’ottava edizione del Pisa Chinese Film Festival

PISADal 12 al 15 febbraio al via l’edizione numero 8 del festival cinematografico interamente dedicato alla Cina.

Organizzato dall’Istituto Confucio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con la società di produzione Polis S.r.l. e con il patrocinio del Comune di Pisa, il Pisa Chinese Film Festival per questa ottava edizione consolida e al tempo stesso rinnova la sua formula. Anche nel 2018, infatti, le proiezioni si terranno in due storici cinema della città di Pisa: il Cinema Lanteri e il Cinema Arsenale. Otto saranno anche le proiezioni in cartellone, in perfetta sintonia con il valore simbolico che il popolo cinese attribuisce al numero 8 (八): fortuna, prosperità e abbondanza.

Tutti i titoli presenti in cartellone sono a ingresso gratuito e in lingua originale, con sottotitoli in italiano o in inglese.

La composizione del cartellone cinematografico della ottava edizione del Pisa Chinese Film Festival è stata pensata con un criterio inedito e innovativo, fondato più sull’osservazione della quotidianità cinese piuttosto che su un’automatica aderenza alle eccellenze proposte dai numerosi festival dedicati alla settima arte nella Repubblica Popolare. Un approccio che ha individuato sul campo quali film incontrano il gusto del pubblico più grande del mondo, le mode, i personaggi, insomma una panoramica dal basso delle ‘ombre elettriche’ made in China.

Dal 2005 al 2015 – poco più di dieci anni – in Cina le sale cinematografiche sono passate da 4 a 31 mila, raggiungendo l’obiettivo di 1,26 miliardi di spettatori in un anno. Ma la particolarità del ‘caso’ cinese non riguarda solo i numeri a nove cifre. La Cina, oltre a incarnare un pubblico nuovo per l’industria cinematografica mondiale, è anche la nuova frontiera per quanto riguarda gusti, le sperimentazioni, e il consolidamento di mode culturali che potrebbero avere fra non molto una ricaduta anche in Occidente.

Apertura lunedì 12 febbraio alle ore 18.30 presso il Cinema Arsenale con il taglio del nastro dell’edizione 2018. Il Festival si aprirà alle 18 con il docufilm Born in China del regista Lu Chuan. La storia di tre famiglie di animali nella Cina contemporanea: una mamma panda con il suo piccolo, una scimmietta che si sente rimpiazzata dall’arrivo di una sorellina minore e infine un leopardo delle nevi che affronta le difficoltà di crescere due cuccioli in uno degli habitat più duri e spietati sul pianeta terra. Frutto di una sinergia sino-america, il docufilm è stato prodotto dalla Disney Nature. Alle 20.00 i saluti degli organizzatori al pubblico intervenuto, con la degustazione di un aperitivo cinese offerto dall’Istituto Confucio di Pisa.

Alle 21.00 giù le luci in sala per la proiezione di Mr Six di Guan Hu, action movie di ‘scuola’, prodotto che non mancherà di interessare i cinefili ma anche gli amanti dei blockbuster dal sapore statunitense, a partire dal plot: Mister Six, uomo dal passato criminale, ha un piccolo negozio e vive nel ricordo di regole di convivenza che ora sembrano totalmente disattese e forse neppure conosciute. Un giorno però suo figlio viene preso in ostaggio da una banda di ricchi figli di papà il cui capo, Kris, ha il genitore che è un’importante figura governativa. Mr.Six dovrà riportare in auge le sue vecchie conoscenze malavitose per salvare la vita ai propri affetti.

Martedì 13 febbraio, ancora presso il Cinema Arsenale, sarà il rapporto tra contemporaneità e tradizione il tema al quale è dedicata la prima proiezione della giornata alle 18.00. Un piccolo gioiello che ha avuto grandissimo seguito in patria, The Song of the Phoenix di Wu Tianming. Ambientato nel villaggio di Wushuang, nella provincia dello Shaanxi, il film narra la vita e la storia di You Tianming, un giovane apprendista di uno strumento tradizionale. You Tianming sogna di formare la sua troupe musicale in una società moderna in cui le antiche tradizioni musicali cinesi sono ormai in declino. Al suo progetto si interessa anche il governo, e questa inattesa popolarità porterà il giovane a scontrarsi con le numerose contraddizioni che segnano la contemporaneità cinese.

Alle 21.00 il Pisa Chinese Film Festival riproporrà una ‘bandiera’ del low cost, della sperimentazione e della cinematografia asiatica: Made in Hong Kong di Fruit Chan. Un film che ha rappresentato un caso, riproposto per l’occasione in versione restaurata. Narra la vicenda di Autumn Moon, un giovane inconcludente affiliato a una triade, con un’autostima che supera di gran lunga il suo talento o i traguardi raggiunti. Incontra l’esuberante adolescente Ping, che soffre di insufficienza renale e ha bisogno di un trapianto di rene, anche se ha pochissime speranze di riceverne uno. Tuttavia, Moon si innamora di Ping e decide idealisticamente di trasformarsi in una persona migliore e diventare il suo “salvatore”.

Mercoledì 14 febbraio si apre il ‘secondo tempo’ del Festival con le proiezioni in programma presso il Cinema Lanteri.

Si parte alle 17.30 con il primo film di animazione della rassegna, Big Fish and Begonia dei registi Liang Xuan e Zhang Chun. Un lavoro dedicato all’infanzia ma in perfetta sintonia con un pubblico adulto, una storia di formazione dalle note romantiche e nostalgiche, dove la poesia visiva è fusa in modo sapiente con una memorabile colonna sonora. In un mondo non ancora visto da nessun umano in cui gli esseri viventi controllano il tempo, le maree e il mutare delle stagioni, la sedicenne Chun viene trasformata in un delfino per esplorare l’universo. Salvata da un vortice da un ragazzino a costo della sua stessa vita, Chun è così colpita dalla sua gentilezza da decidere di restituirgli la vita. Per farlo, però, si deve prendere cura dell’anima del ragazzo, materializzatasi in un piccolo pesce che andrà nutrito e cresciuto prima di essere liberato nuovamente, ma i membri del clan di Chun, che provano antipatia per gli esseri umani, reputano imperdonabile la scelta della giovane.

Alle 21.30 un ‘raro’ esempio di black comedy in salsa cinese. Tra menzogne, bassezze e scelte illuminate, gli amanti dei fratelli Coen non troveranno infatti troppe divergenze tra la produzione dei fratelli ‘terribili’ e Mr Donkey dei registi Lu Liu, Shen Zhou. Ambientato in una povera scuola rurale in una regione del nord negli anni Quaranta, Mr Donkey racconta la storia di quattro insegnanti che decidono di procurarsi ulteriori finanziamenti governativi per l’acquisto di un asino utile al trasporto dell’acqua. Ma quando la richiesta viene loro negata, i quattro escogitano uno stratagemma per ingannare gli ispettori: ‘inventano’ l’insegnante di inglese Lu Deshui (il Mr. Donkey del titolo), il cui compenso statale servirà a ripagare l’asino. La faccenda susciterà i sospetti di un severo ispettore del ministero dell’istruzione, recatosi in visita alla scuola per testare di persona il nuovo insegnante.

Chiusura in grande prevista per giovedì 15 febbraio con un doppio appuntamento sempre al Cinema Lanteri. Alle 20.00 per la rassegna Fumetti & Popcorn presentazione del cartone animato e del fumetto Chinamen (BeccoGiallo Editore) con gli autori Ciaj Rocchi e Matteo Demonte. Per la prima volta un documentario a cartoni animati racconta 100 anni di storia d’immigrazione cinese a Milano. La storia dei cinesi in Italia, dopo un primo momento germinale in occasione dell’Esposizione Universale del 1906, ha inizio nel 1926 quando un piccolo gruppo di venditori ambulanti di perle false arrivano a Torino dalla Francia. È il principio di un’epopea. Da Torino andranno a Milano, Bologna, Ancona, Foggia, Roma, dando il via a un primo vero flusso migratorio. Con l’inaugurazione de La Pagoda nel 1962, primo ristorante cinese di Milano, sarà la ristorazione il nuovo trend imprenditoriale. Ma qualcuno nuota contro corrente. È Mario Tschang, primo figlio della comunità e del primo matrimonio tra un cinese e un’italiana registrato all’anagrafe del Comune di Milano. Nel 1967, fondando la Osama, porterà sui nostri mercati quei prodotti di cancelleria che conosciamo oggi, rivoluzionando per sempre il nostro modo di scrivere.

Alle 21.30 il Pisa Chinese Film Festival avrà il piacere di proporre al pubblico Aftershock, uno degli ultimi lavori di Feng Xiaogang, noto per essere stato nominato lo Steven Spielberg cinese. Un melodramma carico di emozioni e un ‘disaster movie’ insieme, per uno degli autori che presto sbarcheranno anche sul mercato europeo. Durante l’estate 1976, un tragico terremoto causa la morte di 240.000 cinesi. A Tangshan una famiglia viene spezzata in due. Il padre muore sotto le macerie e la madre è costretta a fare una scelta tragica: chi salvare tra i due figlioletti piccoli? Deciderà per il figlio, portandosi il peso di questa inaccettabile preferenza per tutta la vita. La figlia invece, sopravvissuta alla tragedia, viene affidata a una coppia di genitori adottivi. Il terremoto del 2008 li farà incontrare per la prima volta dopo più di trent’anni.

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