Alessio Galletti, un caso che non deve essere dimenticato. Lettera della moglie Consuelo a Tuttobiciweb

PISA – Alessio Galletti, ciclista pisano e grande tifoso del Pisa, ci ha lasciato il 15 giugno 2005, colpito da infarto nel finale della Subida al Naranco. La signora Consuelo ha scritto a tuttobiciweb una lettera aperta, pacata e intensa, nella quale si chiede una sola cosa: giustizia.

E magari quell’aiuto per risolvere il problema che finora il mondo del ciclismo incredibilmente ha fatto mancare.. Da quel giorno, la famiglia Galletti è impegnata in una estenuante battaglia legale per vedere riconosciuti i propri diritti.

ALESSIO GALLETTI. Alessio Galletti era nato a Pisa il 26 marzo del 68, grande tifoso del PIsa, era passato professionista nel 94 con la Lampre – Panaria, la sua prima vittoria in carriera era arrivata nel 1998 quando con la maglia dell’Amore & Vita vinse una tappa del Tour de l’Ain, fino al 2003 alfiere della Saeco con la quale riesce a vincere anche il GP Fred Mengoni e la Classifica Finale alla due giorni Marchigiana. Nel 2004 si sposta nuovamente alla corte di Mario Cipollini, con il quale aveva diviso 5 anni in Saeco, e nel 2005 resta con Vincenzino Santoni nella neonata Naturino.

LETTERA APERTA DI CONSUELO GALLETTI

Sono trascorsi ormai otto anni dalla morte di Alessio Galletti e sono giunta alla conclusione che mio marito è stato dimenticato. Io e i nostri figli ci sentiamo abbandonati: ad oggi nessuno è riuscito ad aiutarci a capire perchè non esiste un’ assicurazione per la morte di Alessio.

Mi sono rivolta a molte persone dell’ambiente del ciclismo cercando aiuto e chiarezza, addirittura mi sono fatta seguire dall’avvocato dell’ACCPI Federico Maria Scaglia, persona molto disponibile, preprata e gentile, che ha fatto tutto quello che era nelle sue possibiutà, anche se dopo circa tre anni ho dovuto abbandonarlo perché quello che poteva fare l’aveva fatto.

Ad oggi non ho ancora la copia del contratto assicurativo che la squadra avrebbe dovuto stipulare come da richiesta dell’U.C.I. e come previsto dal contratto della squadra firmato da Alessio e controfirmato dal signor Santoni.Tutti dicono che l’assicurazione c’è, come doveva esserci, ma nessuno me ne fornisce la prova.

Eppure, dopo soli dodici giorni dalla morte di Alessio mi è arrivata una lettera dall’Assicurazione ARA che già dichiarava che la morte di Alessio non era coperta dalla polizza stipulata… Non hanno neanche aspettato i risultati dell’autopsia che sono arrivati dalla Spagna dopo sei mesi.

Alla signora Alessandra Potativo del gruppo Taverna ho fornito tutti i documenti che ci ha richiesto (referto Autopico, referto degli esami…). Su suggerimento del Signor Ivano Fanini (ex direttore sportivo di Alessio), mi sono rivolta telefonicamente e per via email al dorror Pierangelo Beltrami, direttore e responsabile dei contratti dei corridori, il quale mi aveva inizialmente rassicurata dicendomi che l’assicurazione c’era e che avrebbe coperto la morte di Alessio. Ma dopo mesi/anni di solleciti al signor Adorni del gruppo Taverna, il medesimo riferisce al signor Beltrami che la morte di Alessio non è dovuta ad un infortunio e quindi non è coperta dall’assicurazione .

IO AD OGGI MI CHIEDO: PERCHÉ?

Alessio era sul luogo di lavoro quando è morto (una placca di sangue, ostruendogli una vena, ha causato l’infarto): quel giorno in Spagna faceva molto caldo rispetto al clima che c’era in Italia, il viaggio aereo del giorno prima della corsa evidentemente si era fatto sentire, la salita e lo sforzo della medesima… ma la cosa più grave che ha sicuramente causato il decesso è il MANCATO SOCCORSO TEMPESTIVO.

Quando Alessio si è sentito male si è accasciato sull’asfalto e nessun soccorzo attrezzato è arrivato prima di 40 minuti; solo un poliziotto che era sul luogo ha provato a praticare un massaggio cardiaco che non può certo tenere in vita per cosi tanto tempo.

Ora io chiedo: se un qualsiasi operaio/dipendente con un normale contratto di lavoro, venisse mandato all’estero e sul luogo di lavoro, si sentisse male e non venendo soccorso morisse, sicuramente sarebbe tutelato. Perché non deve essere così per Alessio?

Questa domanda la rivolgo alla FEDERAZIONE CICLISTICA, all’U.C.I., all’A.C.C.P.I. e a tutti coloro che fanno parte del ciclismo.

Consuelo Galletti

Fonte: www.tuttobiciweb.it

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