Alex Zanardi a Marina di Pisa si racconta: “Aiutateci ad aiutarvi”

MARINA DI PISA – “Sono le difficoltà che fanno nascere i miracoli”. Se c’è una persona che è divenuta il simbolo di questo principio di vita espresso dall’economista americano William Sharpe, quella è senza dubbio Alex Zanardi.

di Massimiliano Morescalchi

Tutti conoscono Zanardi: la sua carriera di sportivo, il tragico incidente avvenuto nel 2001, la conseguente amputazione delle gambe. Dopo un incidente del genere un uomo deve decidere che cosa intende fare della propria vita: Alex l’ha resa un esempio di determinazione, tenacia e voglia di superare i propri limiti.

È stato un onore per me, mercoledì 17 giugno, accogliere Alex Zanardi e rivolgergli il benvenuto nella cittadina di Marina di Pisa. Il nostro porto è stato scelto come una delle tappe del tour di “Obiettivo 3”, il progetto nato nel 2016 volto ad avviare al mondo dello sport potenziali atleti disabili. Il nome deriva dal fatto che la meta di Zanardi è quella di trovare almeno tre atleti che possano partecipare alle Olimpiadi di Tokyo (che avrebbero dovuto svolgersi quest’estate ma che per motivi di sicurezza sanitaria legati al Covid sono state rinviate alla prossima estate).

Tre staffette, ognuna portante uno dei colori della nostra bandiera, hanno cominciato un percorso passandosi il testimone di Obiettivo tricolore per tutte le regioni d’Italia. Alex è arrivato a Marina di Pisa nel pomeriggio, intorno alle 17, dopo aver percorso più di 100 km con la sua handbike. Il sorriso emergeva anche attraverso la mascherina. È un uomo della gente, amato e rispettato per ciò che ha scelto di rappresentare, e con la gente ha un rapporto straordinario. Parla con giornalisti e persone accorse a sostenere l’evento, in modo informale e con l’ironia tipica dei romagnoli che tanto li accomuna alla gente toscana.

“Scusate se non mi alzo” è la frase con cui esordisce in mezzo alle persone che lo salutano applaudendo. Ci sta dicendo di non sentirci in imbarazzo insieme a lui, lui non lo è.

“È un’idea dei miei atleti” ci dice mentre arriva lo staffettista Paolo Ferrali, dopo il suo centinaio di km per passare il testimone di Obiettivo Tricolore, “l’idea di abbracciare l’Italia, pedalando in bicicletta, passandosi un testimone che è partito da tre luoghi diversi nel nord del nostro paese, il Piemonte, la Lombardia e il Trentino. I tre percorsi confluiranno in Piazza della Signoria a Firenze e proseguiranno da quel punto in poi su di un unico tracciato fino ad arrivare a Santa Maria di Leuca. “

Ci spiega qual è il significato più profondo di questa iniziativa.

“Vedere dei ragazzi a cui la vita ha certamente imposto qualche difficoltà in più, ma che alla fine si preoccupano di cosa fare con quello che gli è rimasto piuttosto di rammaricarsi di quello che non può essere fatto per colpa di quel che manca facendo qualcosa di tecnicamente rilevante, può essere di esempio per tante persone che avranno occhi per notarlo. Sono molto, molto felice e orgoglioso di questa iniziativa.”

La sua intenzione è quella di portare all’attenzione dei media gli sport paralimpici per mostrare che hanno la stessa dignità?

“Questo è uno dei punti di osservazione. Si parla spesso di dignità, di riconoscimento di pari opportunità, e sono sicuramente temi importanti perché il nostro paese deve fare ancora tanta strada in quella direzione. Ma è anche molto importante che chi ha questa necessità faccia sentire la propria voce. Io so di essere un uomo molto fortunato, in quanto molto esposto e mi auguro davvero che il mio passaggio accenda qualche riflettore in più sul movimento paralimpico perché tutti i ragazzi che si cimentano al massimo delle proprie capacità danno un esempio meraviglioso. Serve che le persone abbiano occhi per notarlo, questo esempio, perché questa cosa magica che si chiama ispirazione possa davvero prodursi. I nostri ragazzi lo meritano davvero. Quando il 28 raggiungeranno Santa Maria di Leuca i 50 atleti di Obiettivo tricolore avranno percorso più di 3000 km. Come diceva Abatantuono, scusate se è poco”.

Alex rivolge anche un appello a tutti i presenti.

Aiutateci ad aiutarvi. Purtroppo spesso le persone con disabilità hanno più bisogni che opportunità da offrire agli altri, ma non sempre è così. Noi siamo un po’ come la vostra bella torre(la torre di Pisa, n.d.r.): il destino le ha dato una spinta, ma lei ha tenuto duro ed è diventata la sua grande risorsa, perché ora la vogliono vedere tutti. Anche a noi il destino ha dato una bella spinta, ma se ci date l’opportunità di essere osservati, può anche essere che abbiamo qualcosa da insegnare, non con delle grandi parole o gesti eclatanti, ma semplicemente mostrando che la vita è un’opportunità meravigliosa e anche quando perdi qualche attrezzo per strada con quel che resta hai delle risorse con le quali fare delle cose belle, hai dei talenti da esprimere, delle capacità che possono essere al servizio della comunità e divenire una grande risorsa.”

Ad avallare questa convinzione, Zanardi cita uno dei più grandi scienziati dei nostri tempi, Stephen Hawking (che ci ha lasciati nel marzo del 2018 dopo aver combattuto per quasi quarant’anni con la paralisi causatagli dalla SLA, sclerosi laterale amiotrofica), “che muovendo solo un occhio ha fatto delle scoperte nel campo dell’astrofisica per le quali l’intera umanità gli deve eterna gratitudine.”

Zanardi è davvero convinto, e la sua vita è uno splendido esempio di coerenza, che ogni persona messa nelle giuste condizioni può fare delle cose che diventano una forma di ispirazione per gli altri.

“Alle persone con disabilità”, continua Alex, “viene spesso negata la possibilità di parlare, di presentare le proprie istanze, di dire ‘guarda se mi dai una mano posso partecipare anch’io, posso dare il mio contributo’.”

Osservare atleti paralimpici che compiono imprese tecnicamente e fisicamente rilevanti può davvero ispirare gli altri a sfidare sé stessi, a superare i propri limiti, a porsi ogni volta obiettivi più grandi, per sfruttare fino in fondo quella grande opportunità che è la nostra vita.

“Vedere un grande atleta che fa una performance eccezionale è uno spettacolo unico, ma poi cosa ti resta? Ti resta l’immagine di un uomo che è perfetto nel fisico, una statua più che un uomo, e se qualcuno ti dice ‘guarda che lo puoi fare anche tu’ la tua reazione è di incredulità, ‘quello lì è sceso da Marte, io cosa c’entro con lui?’. Quando invece vedi una persona che oggettivamente ha dovuto superare delle difficoltà eppure fa qualcosa che è tecnicamente rilevante nello sport, è un esempio che ti colpisce allo stomaco in modo molto più violento e ti fa dire ‘sai che c’è, nel mio campo posso cominciare a rimettermi in gioco con più entusiasmo e a chiedere di più da me stesso, con la voglia di superarmi. Capisci, non di superare gli altri, ma di superare me stesso.”

Ascoltando Alex si ha l’impressione che la maggior parte di noi questa opportunità la stia perdendo. Siamo concentrati su ciò che non abbiamo, spesso senza stima di noi stessi, senza gli stimoli che ci permettano di migliorarci e dare un contributo significativo per gli altri. Soprattutto, perdendo di vista l’essenza più vera della vita, ciò che la rende degna di essere vissuta, che le attribuisce il valore più grande. Ce lo spiega con un aneddoto lo stesso Zanardi.

“Ho conosciuto una donna disperata perché in un banale incidente di cucina si era tagliata una piccola parte di un polpastrello e si vergognava di mostrare la mano agli altri. Questa signora mi diceva ‘lei non può capire cosa si prova a dover stare costantemente con la mano dietro la schiena per la vergogna’. A me lo diceva! Io avrei voluto aiutarla, ma come si può aiutare una persona così concentrata sulle piccole cose che la vita ci toglie e non su quelle grandi che ci dà!”

Per contrasto, ci racconta un incontro che lo ha toccato profondamente.

“Anni fa conobbi un uomo. Teneva fra le braccia la sua bambina e piangeva. La bambina era nata senza gambe. Io mi avvicinai a lui per dargli delle parole di conforto, ma quel padre mi disse che le sue erano lacrime di gioia. La bambina aveva raggiunto l’età per mettere le protesi. Il tecnico gli aveva chiesto se avesse portato le scarpe, perché la protesi doveva essere calibrata sulla misura della scarpa. ‘Io non ci avevo pensato’, mi disse. Andò subito in giro per la città a cercarne un paio. Finalmente trovò un negozio aperto. ‘Io sto piangendo di gioia’, mi disse, ‘perché oggi ho potuto comprare le scarpe a mia figlia’.”

Piangere lacrime di gioia perché dopo quattro anni da quando è nata è possibile comprare le scarpe per una figlia, seppure per le sue protesi, credo sia un incentivo potente per spingere ognuno di noi a guardare la propria vita e a concentrarsi su ciò che ci ha dato, piuttosto che su quello che ci ha tolto, e a fare in modo che con quello che abbiamo facciamo di tutto per dare il nostro contributo per far scattare “quella magia che si chiama ispirazione”.

Ringrazio Alex Zanardi per un incontro che non dimenticherò. Invito tutte le persone che si trovino davanti all’interrogativo peggiore, ovvero trovare i motivi per continuare a mettere un respiro in fila all’altro, a rileggersi le parole di Alex. Io lo farò.

Vorrei terminare questo articolo con le parole di un’altra persona che aveva capito l’importanza di fare della propria vita un faro, di superare i propri limiti per lasciare un contributo importante per gli altri. Questa persona è Marie Curie: La vita non è facile per nessuno di noi. E allora? Noi dobbiamo perseverare e soprattutto avere fiducia in noi stessi. Dobbiamo credere che siamo dotati per qualcosa e che questa cosa deve essere raggiunta.

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