“Allenatori si nasce o si diventa”. A Tirrenia grande successo per il talk show sportivo di ConfCommercio

TIRRENIA – Organizzata da Confcommercio Pisa, una simpatica serata a tema sportivo si è svolta giovedì 19 luglio presso la Terrazza Belvedere di Tirrenia, il cui tema conduttore era “Allenatori di nasce o si diventa“, del quale hanno parlato, con dovizia di particolari, il Commissario Tecnico della Nazionale azzurra di ciclismo Davide Cassani, il Campione olimpico e mondiale di Scherma Simone Vanni, nonché tre rappresentanti del mondo del pallone a noi ben cari quali l’ex tecnico nerazzurro Gigi Simoni, l’ex capitano Gabriel Raimondi ed il pisano doc Alessio De Petrillo.

di Giovanni Manenti
Condotta dal sempre vivace e mai banale Alessio Giovarruscio, l’ospite principale della serata, Davide Cassani  – ha sottolineato quali sano “le difficoltà per un Commissario Tecnico di una Nazionale di ciclismo poiché; rispetto al Calcio dove vincono tutti, quello delle due ruote resta sempre uno sport individuale ed anche se per vincere un Mondiale occorre una giusta strategia ed un gioco di squadra, poi alla fine la maglia iridata la indossa uno solo e, pertanto, non è facile far convivere in una stessa squadra due o più Capitani, che magari puntano ognuno allo stesso risultato“. “Al riguardo“, ha proseguito Cassani, “mi è stato di grande aiuto in questo mio nuovo incarico (ricopre il ruolo di Commissario Tecnico dal 2014, ndr) il fatto di aver partecipato da corridore a ben 9 edizioni dei Campionati Mondiali, avendo pertanto avuto modo di vivere dal di dentro l’atmosfera che si vive in una corsa di tale importanza e quale possa essere la tattica giusta da adottare a seconda dell’andamento della gara, in questo caso con la fortuna di avere avuto come Commissario Tecnico una figura carismatica come Alfredo Martini, da cui ho imparato molti segreti del mestiere“. “Per quanto concerne il prossimo appuntamento fissato al 30 settembre della corsa iridata“, ha concluso il Commissario Tecnico, “siamo penalizzati dal fatto di non avere più corridori in grado di aggiudicarsi le grandi Classiche del Nord di primavera come ai tempi in cui il titolo era quasi sempre appannaggio di un azzurro, con l’unica eccezione di Vincenzo Nibali, Campione assoluto e che purtroppo ha riportato quest’oggi una frattura ad una vertebra al Tour de France, ma che mi auguro possa riprendersi in vista di tale appuntamento in quanto il circuito di Innsbruck molto duro, si addice in pieno alle sue caratteristiche“.
Passando dal Ciclismo alla Scherma, il pisano Simone Vanni ha parlato della sua esperienza nel passaggio da atleta a tecnico, rilevando “come lo stesso non sia stato un cambiamento naturale, in quanto la scherma è uno Sport molto individuale ed in cui se vuoi emergere devi portare in dote anche una giusta dose di egoismo, cosa questa che devi abbandonare nel momento in cui intraprendi l’esperienza da allenatore, ed io ho iniziato con la sola intenzione di dare una mano ai più piccoli che si avvicinavano a questa specialità per poi appassionarmi al nuovo ruolo tanto che, oltre a gestire l’attività a livello locale con l’Unione Sportiva Pisa Scherma, mi ha consentito di ottenere il ruolo di Tecnico Federale della Nazionale paralimpica di Fioretto con l’immensa soddisfazione di portare ai vertici mondiali assoluti una Campionessa come Bebe Vio, ricevuta anche alla Casa Bianca dal Presidente Usa Barack Obama, il quale, non xci crederete, ma mi ha anche chiesto l’autografo …!!” “E’ peraltro vero“, ha concluso Vanni, “che anche la Scherma, pur Sport prettamente individuale, vive un suo momento di forte aggregazione nel corso della gara a squadre, in quanto la sua formula prevede che ogni atleta scenda in pedana acquisendo il punteggio ottenuto dal suo compagno, ed è pertanto importantissimo, sia da parte del Commissario Tecnico che degli stessi schermidori, sostenere il compagno che è andato incontro ad un eventuale passaggio a vuoto così come spronare colui che è chiamato alla rimonta, un’esperienza che io ho vissuto di persona in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004, quando mi sono trovato costretto a rimontare nella Finale contro la Cina e, fortunatamente, le mie stoccate sono risultate decisive per la conquista della medaglia d’oro”.
Spazio quindi al calcio, dove è molto più frequente che un giocatore si trasformi successivamente in un allenatore, anche se, fedele al tema conduttore della serata, “non è che si nasca tecnici“, precisa Gigi Simoni, “in quanto per la mia esperienza personale io volevo solo fare il calciatore e posso dire di essere diventato allenatore quasi per caso, restando nei quadri del Genoa dove avevo concluso l’attività agonistica l’anno prima per poi essere chiamato a subentrare all’esonerato Vincenzi nel corso della stagione successiva, e da lì è iniziato un percorso che mi ha fatto capire come, per caratteristiche caratteriali e di gestione del gruppo, avessi le qualità per affermarmi anche in questo nuovo ruolo ed i risultati poi mi hanno dato ragione“. “La mia esperienza all’Inter“, ha proseguito Simoni, “mi ha consentito di sperimentare come in un grande Club, dove hai a disposizione giocatori di livello assoluto, ognuno con proprie qualità, il compito principale dell’allenatore, più che di natura tattica, sia quello di avere sempre in mano il polso della situazione dello spogliatoio in qualsiasi momento della stagione, di capirne gli umori per compiere eventuali correzioni, quella che ritengo sia stata la caratteristica principale che mi ha contraddistinto nel corso della mia carriera, tanto che non ricordo di avere avuto mai una discussione con un mio calciatore“.
Su quali siano le caratteristiche di base per divenire un buon allenatore lo ha ricordato Alessio De Petrillo, rimarcando come “il calcio sia in larga parte un mix di tattica e strategia e questa è la ragione principale per cui difficilmente giocatori di grande estro e qualità tecniche poi diventino allenatori, poiché essi sono più portati a pensare a livello individuale che non di squadra durante la loro carriera, cosa che viceversa non fanno coloro che hanno svolto compiti più a favore ed a sostegno dei propri compagni, il che li pone in una posizione di vantaggio nel momento in cui devono trasmettere questo messaggio di unità del gruppo allorché sono loro stessi a ricoprire il ruolo di allenatore“. “Il compito del tecnico“, ha proseguito De Petrillo, “è quello di abbinare al modulo tattico la scelta degli uomini giusti, cosa che chiaramente comporta delle esclusioni, per le quali il comportamento da tenere deve essere sempre improntato a criteri d logica e coerenza, poiché solo così puoi essere credibile all’interno di uno spogliatoio, di qualsiasi categoria si stia parlando, ed evitare che la situazione ti sfugga di mano“, per poi regalarci un paio di aneddoti relativi il primo a quando era ancora giocatore, ricordando come “ero ad Empoli, venimmo a fare un’amichevole con il Pisa all’epoca allenato da Simoni e restai colpito dal fatto che, al termine della gara, il tecnico nerazzurro fosse venuto nel nostro spogliatoio a salutarci, cosa che, oltre a confermare la signorilità del personaggio, fa capire come nel Calcio essere altezzosi e presuntuosi alla lunga non paghi, mentre“, per tornare all’attualità, a specifica domanda sull’argomento, “Se fossi stato contattato dalla Dirigenza nerazzurra al momento dell’esonero di Mister Gautieri per prenderne il posto, avrei sicuramente accettato in quanto vi era tutto il tempo (si era alla nona giornata, ndr) per cercare di portare avanti un progetto serio di lavoro“.
Chi, invece, allenatore lo vuole diventare, avendo in queste ultime stagioni, dopo un’esperienza al Sestri Levante in Serie D, svolto il compito di Vice di Sinisa Mihajlovic al Torino, è l’ex nerazzurro Gabriel Raimondi, il quale, nel confermare anch’egli come siano i cosiddetti “gregari” ad avere dentro di sé le migliori caratteristiche per divenire successivamente un buon tecnico, non ha nascosto “di essere sempre stato molto attento a “rubare” dai miei allenatori gli insegnamenti che pensavo potessero servirmi in futuro e sotto questo punto devo dire un grazie principalmente a Mister Gaetano Auteri, mio tecnico nella Promozione del Gallipoli in Serie C1 nel 2006, il quale più di ogni altro mi ha fatto capire quanto sia importante l’aspetto attico nell’economia di un Campionato, così come di una singola partita“. “Si dice spesso“, ha proseguito l’ex Capitano nerazzurro, “che i giocatori hanno la capacità di far licenziare un allenatore, ma per la mia esperienza ciò non è mai capitato, io non ho mai avuto problemi ad adattarmi alle necessità della squadra sulla base di quanto mi è stato richiesto dal tecnico, anche se non posso negare di avere percepito, in alcune circostanze, un clima di sfiducia generale da parte dei compagni allorché l’allenatore non è più seguito, il che poi porta inevitabilmente al suo allontanamento, ma non per volontà dei giocatori, bensì perché è venuto meno quel rapporto di comunicabilità che è alla base per ottenere buoni risultati“. Infine, a specifica domanda, Raimondi ci ha regalato un importante aneddoto ribadendo che, a suo modo di vedere, “la decisione di Mister Ventura di rivoluzionare l’undici titolare nella trasferta di Piacenza nel turno infrasettimanale di marzo 2008 (si era alla 31.ma giornata con il Pisa quarto a 3 punti dalla prima …) può esserci costata la Promozione, poiché è inutile fare turnover pur con tre impegni in 7 giorni per pensare alla partita successiva quando sei obbligato a vincere per restare a contatto delle prime“.
Una bella e piacevole serata, insomma, facente parte di una serie di appuntamenti a tema sportivo organizzati dalla Confcommercio e che possiamo già anticiparvi proseguiranno il prossimo 26 luglio presso il Bar La Vela di Tirrenia con protagonista l’ex centrocampista di Bologna e Torino Eraldo Pecci, ed il 31 luglio a Marina di Pisa, presso il Ristorante “L’Albero Maestro”, dove stavolta a presidiare la scena sarà l’ex Campione mondiale di Pallavolo, Andrea Zorzi.
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