Andrea Pieroni: “Insegnanti motivati per una scuola che insegni a pensare e lavorare”

PISA – “Un percorso vero di stabilizzazione di tutti i precari della Scuola, verso una scuola pubblica e paritaria con standard sempre più alti, anche di sicurezza delle strutture, docenti adeguatamente pagati, che siano fieri del proprio lavoro ed entusiasti di educare e aiutare nella crescita i ragazzi, futuro del Paese”. Eccola, la scuola secondo il candidato al consiglio regionale ed ex presidente della provincia Andrea Pieroni.

andrea pieroni

Era il 1950 quando Piero Calamandrei, tra i padri della Costituzione, parlava della scuola, come organo centrale della democrazia, che serve a risolvere il problema della formazione della classe dirigente, non solo politica. In quello stesso discorso, Calamandrei definiva il ruolo tra scuola pubblica e paritaria, dicendo che la seconda deve essere stimolo alla prima a migliorare, non ad abdicare. “I problemi sono tanti e vanno affrontati, senza mai giocare al ribasso – dice Pieroni – e con alcuni punti fermi. Ritengo che ogni democrazia debba esaltare l’apporto di idee, da qualsiasi parte provengano e anche che debba permettere a tutti di accedere alla formazione: non c’è pensiero libero senza pensiero critico e, ancora di più, senza capacità di pensiero. Una scuola pubblica curiosa nei confronti di quella privata e delle aziende è la strada per un’istruzione utile alla crescita del Paese. Per fare questo, servono insegnanti motivati e rispettati, anche economicamente, stimolati a fare sempre di più e meglio: insegnare è avere in mano il futuro del territorio e mandare a scuola i figli significa affidare agli insegnanti il proprio futuro. Nel resto d’Europa gli insegnati hanno un ruolo fondamentale e sono pagati adeguatamente. Noi dobbiamo tendere a dare più dignità alla scuola e a chi vi lavora e garantire una scuola di qualità: due facce della stessa medaglia, una sfida in cui la Regione può dare un contribuito, aiutando la scuola e crescere in qualità. Per questo non ci si può accontentare e non si può neppure permettere che scuole differenti garantiscano livelli di formazione troppo diversi. Non si può risparmiare sul futuro lasciando che l’istruzione sia patrimonio solo di qualcuno, perché sarebbe come accettare che non siamo tutti uguali. Democrazia nell’istruzione e tra i lavoratori della scuola, questa è la sfida”.

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