Andrea Pieroni (PD): “No al voto anticipato, ci sono priorità che non possiamo rimandare”

PISA – Dopo la sentenza della Consulta sulla legge elettorale arriva attraverso un comunicato il pensiero di Andrea Pieroni.

“La Consulta, tanto attesa, alla fine ha parlato. L’esito è chiaro, meno le motivazioni, che avremo tra poche settimane. Alla Corte Costituzionale, quasi come moderno Leviatano, è stato affidato il compito “parapolitico” di darci una legge elettorale, cassando alcune norme portanti dell’Italicum. Con molta probabilità questa legge elettorale nata per assicurare un vincitore certo diventa un proporzionale. Prendiamone atto. Nonostante la sentenza della Consulta ci consegni una legge elettorale applicabile ritengo che il ruolo delle Camere non potrà venire meno. Il Parlamento non potrà esimersi dall’approvare una legge che armonizzi le regole per l’elezione di Camera e Senato, visto che il popolo italiano, democraticamente, il 4 dicembre scorso ha scelto di mantenere in vita un sistema bicamerale paritario e perfetto. La stessa cosa, credo, il legislatore dovrà farla per le Province, non fosse altro per dar loro le risorse per strade e scuole. E in un contesto così complesso e socialmente frastagliato la politica, l’impegno politico, deve ritrovare centralità, riacquisire fiducia nei cittadini, smettendo di prestarsi a spinte e derive personalistiche. C’è un governo in carica, in sostanziale continuità col precedente, una solida maggioranza parlamentare, ci sono emergenze da gestire, penso al terremoto, l’immigrazione, le banche, il lavoro soprattutto per i giovani, la povertà sempre più estesa, ci sono vertici internazionali in vista. Non si deve traccheggiare né fare melina, ma siccome al termine della legislatura manca appena un anno (si votò nel febbraio 2013) mi chiedo: è così urgente e strategico correre a votare? E’ questo che ci chiedono gli italiani? A me non pare. Serve una legge elettorale che elimini alcune palesi incongruenze dell’Italicum e del Consultellum, anche se salvate dalla Consulta: capilista bloccati, cioè eletti di diritto senza preferenze; candidature plurime, modalità furbesca e fraudolenta per estorcere il voto agli elettori; premio di maggioranza assegnato ad una lista e non ad una coalizione; assenza della doppia preferenza di genere nella legge elettorale per il Senato (Consultellum).Si possono fare collegi più piccoli per avvicinare elettori ed eletti, incentivi alle coalizioni per favorire una politica che dialoghi ed unisca, quota proporzionale per dare rappresentanza al pluralismo delle istanze. Di norma si fa prima delle elezioni, secondo logica, per legittimare e rafforzare i vertici del partito a definire linea politica, programmi, alleanze e candidature. Elezioni anticipate a primavera, invece, comprometterebbero tale principio, togliendo nuovamente spazio al pieno coinvolgimento di circoli, iscritti e simpatizzanti, favorendo ancora di più l’immagine di un partito sempre più simile ad un “comitato elettorale permanente”.

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