Andrea Pieroni scrive una lettera ai Sindaci dei Comuni: “In un futuro assetto della Provincia conteranno solo i voti dei grandi territori”

PISA – Il 20 agosto scorso è stato presentato alla Camera dei Deputati il disegno di legge ordinario “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” (AC 1542), attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati

che si propone di svuotare le Province delle funzioni esercitate, riproponendo i vizi di legittimità costituzionale già sanzionati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 220 del 3 luglio 2013. Il percorso avviato, sganciato da un disegno organico e complessivo di riforma degli assetti istituzionali, rischia di non raggiungere gli obiettivi che si pone: razionalizzare, semplificare e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, riducendone i costi. Il Parlamento, lasciando incompiuto il lavoro avviato sulla cosiddetta “Carta delle Autonomie Locali”- approvata dalla Camera dei Deputati il 30/06/2010 – ha rinunciato, almeno fino ad oggi, a compiere un vero e serio processo di riforma degli enti locali. Tra l’altro, proprio il parere che la Corte dei Conti ha reso il 6 novembre scorso in occasione dell’audizione sul predetto disegno di legge alla stessa Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha evidenziato in maniera chiara ed inoppugnabile i molti profili di criticità del testo in discussione sfatando, una volta per tutte, l’aspettativa di consistenti risparmi oltre gli 89 milioni di euro pari alle indennità ed ai gettoni di presenza degli amministratori provinciali corrisposti nel 2012, affermando, anzi, che “è difficile determinare quali possano essere gli effettivi risparmi oltre a quelli già rappresentati”. Le Province rappresentano appena l’1,3% della spesa pubblica (oltre 8oo miliardi euro), quanto al resto, con la legge Tremonti del 2011 la spesa per gli amministratori è già stata sensibilmente ridotta. Qualora fosse approvato, il “ddl Delrio” – che lascerebbe solo poche funzioni nella sfera propria ed esclusiva dell’ente di area vasta, assegnando le altre ai comuni singoli, alle unioni di comuni e, semmai, alle Regioni – determinerebbe lo snaturamento dell’ente Regione, così come definito nel Titolo V della Costituzione, avente essenzialmente carattere di ente legislativo, regolatore e di programmazione. Con questa operazione verrebbe meno anche il ruolo di coordinamento, di assistenza e di rappresentanza che di norma le Province svolgono in favore dei comuni di più piccole dimensioni – e sono la maggior parte! – e del territorio nel suo complesso, con dispersione e depauperamento del patrimonio di risorse umane e di competenze a ciò dedicato, per il quale non è dato sapere la modalità di riorganizzazione. La fine del ruolo di coordinamento dell’ente intermedio e la polverizzazione di talune funzioni importanti, venendo meno le conseguenti economie di scala fino ad oggi possibili, avrebbe ripercussioni anche sui costi di determinati servizi offerti ai cittadini (si pensi, per fare un esempio, alla gestione e manutenzione delle scuole superiori qualora questa venisse trasferita ai singoli comuni). Altra questione che emerge è il rischio di andare in direzione opposta rispetto alla semplificazione ed alla riduzione delle strutture e dei livelli istituzionali. Infatti il “ddl Delrio” oltre a codificare l’assetto delle Unioni di Comuni, di fatto prevede che rimangano le Province anche laddove saranno istituite le città Metropolitane, nel caso che i Comuni optino per la non adesione alla città Metropolitana. Alle questioni suddette, di per sé già rilevanti, si sommano gravi criticità anche in materia di modalità elettive e di rappresentanza democratica, dunque più squisitamente politiche. Il disegno di legge, infatti, all’articolo 12, prevede che il Presidente del futuro ente di area vasta sia di secondo livello, eletto cioè dall’Assemblea dei sindaci dei comuni della provincia, secondo un sistema di voto ponderato per cui il voto del sindaco del comune della provincia con la minore popolazione (nel nostro caso sarebbe Orciano) ha valore 1, mentre il voto degli altri sindaci è determinato dal risultato della divisione tra il numero della popolazione del comune che si rappresenta e il numero della popolazione del comune con popolazione minore.

Amdrea Pieroni, presidente della Provincia
Amdrea Pieroni, presidente della Provincia

Quanto al Consiglio provinciale – che il ddl definisce “organo di indirizzo” – esso dovrebbe essere composto da una ristretta rappresentanza di Sindaci e Presidenti delle Unioni individuati solo sulla base del criterio dell’ampiezza demografica dei rispettivi enti. E’ evidente che le modalità di elezione del Presidente della Provincia nella nuova configurazione determinerebbero conseguenze politiche, economico-sociali e territoriali in quanto, valorizzando il solo dato demografico, consegnerebbe di fatto ai pochi comuni di maggiore dimensione demografica il potere di decidere in merito all’elezione del Presidente e dei consiglieri provinciali. Operando una semplice simulazione con i dati della Provincia di Pisa, otterremmo che la maggioranza assoluta dei voti ponderati sarebbe nelle mani dei 5 comuni più popolosi. E’ evidente altresì che, aldilà di ogni migliore intenzione, la Provincia rischierebbe di veder fortemente indebolita la sua capacità di rappresentanza democratica e socio-economica dell’intero territorio, di veder compromessi il suo ruolo di coordinamento e la sua capacità di costituire un punto di equilibrio e di perequazione nelle politiche di sviluppo nei confronti della gran parte del territorio provinciale che, in buona parte, ricade nella giurisdizione amministrativa di Comuni di piccole dimensioni demografiche. Parliamoci chiaramente: in ballo non c’è solo il futuro di un ente che, al pari degli altri previsti dall’articolo 114, comma 3, della Costituzione deve essere rivisto e riformato, ma l’autonomia locale in generale e la democrazia rappresentativa sul territorio. Quello che oggi sta accadendo alle Province è facile prevedere che potrà riguardare domani Comuni e Unioni di Comuni, dal momento che si è affermata da tempo una linea d’azione “neocentralista” di scarso rispetto e di umiliazione delle autonomie locali, in dispregio di quanto sancito all’art.5 della Costituzione. Oltre al patrimonio di competenze e di buona amministrazione, occorre preservare la funzione di assistenza e di affiancamento dei Comuni, piccoli e non solo, che ha sempre caratterizzato l’azione delle Province e della nostra in particolare, nell’interesse preminente dei cittadini e delle imprese. Credo che sia importante e urgente svolgere una riflessione su questo tema, sul tema dello sfoltimento della miriade di enti, agenzie, società, consorzi avviando azioni decise ed efficaci, non di difesa dell’esistente, ma di recupero di ragionevolezza di un disegno riformatore. Come amministratori delle province, attraverso le nostre associazioni regionali e nazionali, ci siamo fatti carico di sollevare tali sollecitazioni e tali criticità ad ogni livello ed in ogni sede politica e istituzionale, al fine di favorire modifiche sostanziali ad una impostazione che disperde esperienze preziose e crea disagio e confusione amministrativa/finanziaria tra Comuni e Regione, limitando fortemente il ruolo di moltissimi Comuni del nostro territorio e compromettendo equilibri raggiunti negli anni col forte impegno di tutti. Nel ringraziarti per l’attenzione, ti comunico la mia piena disponibilità a qualsiasi chiarimento o azione da intraprendere insieme. In attesa di sentirti, ti invio i miei più cordiali saluti insieme agli auguri di buon lavoro.

Andrea Pieroni, Presidente della Provincia

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