Antonio Aldo Caracciolo: “Giocare con il calore dell’Arena è fondamentale per ogni giocatore. I tifosi del Pisa ti danno una marcia in più”

PISA – Il difensore nerazzurro Antonio Aldo Caracciolo, giunto con il mercato di gennaio all’ombra della Torre Pendente proveniente dalla Cremonese, ha ripercorso i momenti importanti della propria carriera calcistica in un video pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook del Pisa Sporting Club.

di Maurizio Ficeli

Il giocatore, sardo di nascita, ma milanese di adozione, parla del suo inizio di carriera nelle giovanili dell’Inter: “Esperienza positiva, sono stato in una società importante che mi ha aiutato a crescere, l’anno che ero io nella primavera nerazzurra, eravamo un po’ mischiati come età, c’era gente del 1988, 1989 e 1990, poi però per motivi che non sto qui a spiegare, Baresi mi disse che se volevo andare via, dovevo lasciare la borsa con tutta la roba e così feci per poi andare a Pavia nella berretti, in quanto li la primavera non c’era”.

Caracciolo parla di Pavia come svolta fondamentale per la sua carriera: “Lì ho fatto berretti ed un po’ di serie C e diciamo che li è iniziata un po’ la mia carriera, perché posso dire che Pavia mi ha aiutato a crescere ancora di più”.

Caracciolo deve i successi che ha ottenuto alla sua determinazione: “Sono un carattere forte che non si abbatte mai nelle difficoltà, anche perché posso dire che ne ho passate veramente tante. Anche a Brescia ho passato dei momenti dove stavo rischiando di smettere. Diciamo che non mi sono mai fatto buttar giù da episodi negativi e momenti difficili e da lì ho reagito andando avanti per la mia strada, dando il 100% senza avere rimpianti”.

L’ex grigiorosso parla anche della Toscana: “Sono legato a questa terra anche perché mia moglie è di Grosseto, città dove torno spesso e poi adesso giocando qui a Pisa sono più vicino al capoluogo maremmano”.

Antonio Caracciolo parla del suo esordio in cadetteria: “La mia carriera in serie B è stata un ‘emozione grandissima, anche se all’ inizio non era partita benissimo, ero con il Gubbio, avevamo perso 5 a 1 con il Grosseto, poi avevamo perso 5 a 0 in una gara di Coppa Italia, però poi da lì abbiamo iniziato a vincere ed alla fine è andata bene”.

Caracciolo parla di Pisa con grande entusiasmo: “Con il Pisa ci avevo giocato contro due volte quando vestivo la maglia del Verona, poi Del Fabro, mio ex compagno di squadra, mi aveva parlato di questo ambiente. Pisa è una piazza conosciuta per la passione e l’attaccamento ai colori che ha la città ed i tifosi. Per me questa è una emozione grandissima perché giocare in uno stadio con questa passione ed un seguito così per un giocatore è fondamentale. Qui i tifosi ti danno una marcia in piu”.

Riguardo alla sua militanza nel Verona: “Feci 2 gol con il Milan, che per me che ho giocato nell’Inter fu una cosa che dette una emozione indescrivibile e poi nel derby con il Chievo, vinto 1 a 0, che fu la mia prima partita con la fascia di capitano della squadra scaligera, quell’anno poi lottavamo per salvarci, però ho potuto imparare da tantissimi campioni. Verona inoltre è una città alla quale sono legato, lì ho conosciuto mia moglie e li è nato mio figlio”.

Sugli attaccanti avversari che lo hanno impressionato: “In ogni squadra ci sono attaccanti importanti con cui devi cercare di sbagliare meno possibile altrimenti al primo sbaglio ti puniscono. Mi ricordo ad esempio che con Immobile contro la Lazio fu una gara dura e sofferta”.

Sul gruppo di compagni che ha trovato a Pisa: “Conoscevo Masucci e Gucher con i quali ho giocato contro parecchie volte, poi Eros Pisano con il quale ho giocato nel Verona, dove abbiamo vinto un campionato, poi ho giocato insieme a Simone Benedetti ed a Danilo Soddimo, ma direi che mi ha impressionato tutto il gruppo per la voglia, l’attaccamento alla maglia ed il non mollare mai. È difficile trovare una squadra dove tutti remano dalla stessa parte, anche in momenti difficili”.

Caracciolo parla della sua esperienza al Brescia: “Il primo anno fu particolare, ero partito benissimo nel girone di andata poi il girone di ritorno andò così e così fra espulsioni, qualche rigore procurato e la tifoseria locale che non mi vedeva bene e mi aveva preso di mira, l’anno dopo andai a Cremona dove feci un campionato di C/1 perso solo ai playoff e l’anno dopo feci ritorno a Brescia, dove però ero fuori rosa e mi volevano mandare a Messina, ma devo ringraziare alcuni miei compagni e soprattutto Andrea Caracciolo, il quale mi disse di non andarmene e di fidarmi di lui. C’era come allenatore Jaconi che mi disse di rimanere lì e mi voleva vedere, da lì le cose per me sono andate meglio”.

Sul perché della scelta del numero 8 sulla maglia” Ho scelto il numero 8 perché non c’erano tanti numeri disponibili. Tra l’altro mia nonna in Sardegna mi disse di prendere o il numero 8 oppure il 29, poi mio fratello insistette affinché prendessi il numero 8 che tra l’altro è il mese nel quale è nato mio figlio”.

Caracciolo parla del luogo che è nel suo cuore: “il mio posto preferito è Agius in Sardegna, vicino a Tempio Pausania, dove ho tutti i parenti, gli zii ed i nonni. Sono molto legato a quei luoghi dove vado spesso di estate con mia moglie e mio figlio”.

Passioni particolari: “Con la nascita di mio figlio sono cambiato e mi è rimasta solo la passione del cinema, mentre quando ero da solo avevo un po’ più di tempo”.

Il difensore nerazzurro conclude con il parlare dei suoi tatuaggi: “Quello a cui sono più legato riguarda mio figlio, mentre invece tatuaggi legati al calcio non ce ne sono, a parte quello raffigurante un pallone da calcio. Inoltre non ho mai tatuato date particolari, per esempio di quando ho vinto il campionato con il Verona”.

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