Aperture del centro storico. Ecco cosa cambia. La nota tecnica di Franchini

PISA – Secondo il dirigente del Comune Franchini la partita si apre con il “Decreto Bersani”( teso a favorire il massimo di libertà di concorrenza nel commercio).

La Regione ha recepito il Decreto Bersani ma ha inserito una norma che consente ai Comuni, previa concertazione, di definire i requisiti degli esercizi di somministrazione “anche in relazione alle specificità del territorio comunale” e di poter “prevedere una specifica destinazione d’uso al fine di valorizzare e tutelare aree di particolare interesse”. L’articolo 42 bis riguarda l’intera varietà delle attività annoverabili tra le somministrazioni di alimenti e bevande. Si conclude che non è legittimo istituire particolari limiti o divieti che riguardino solamente i locali etnici. Rispetto alle specifiche destinazioni d’uso funzionale per gli immobili, l’imposizione di un eventuale vincolo sul piano urbanistico riguarderebbe solo i nuovi insediamenti, lasciando inalterata la situazione precedente, creando differenze di trattamento.

pisa25.6.2012 (48)

L’assessore al Commercio Davide Gay ritiene che, in questo quadro, “sarebbe necessaria una modifica alla normativa in tema di liberalizzazioni per quanto riguarda i centri storici come il nostro; le “licenze commerciali” consentivano alle amministrazioni non solo di programmare le nuove aperture ma anche di trovare un equilibrio tra i diversi utilizzatori del centro storico. Oggi, tra le pieghe della normativa, siamo riusciti, sulla base di un indirizzo del consiglio comunale, ad impedire nuove aperture di locali di somministrazione sia nella zona di piazza delle Vettovaglie sia, a mezzogiorno, fino alla Stazione; divieto, è bene precisarlo, che non riguarda e non può riguardare solo alcune categorie di locali (Kebab) ma che riguarda ogni esercizio che venda alcolici. Ci auguriamo, visto che il tema riguarda tutte le città universitarie, che il Parlamento possa intervenire con norme efficaci, ridando ai comuni la potestà di regolamentare questi fenomeni. Ufficio stampa.In allegato La nota tecnica

LA NOTA TECNICA COMPLETA. La Regione Toscana nel 2005, con la L.R.T. n.28/2005 ha legiferato in materia di commercio disegnando un vero e proprio Testo Unico di settore . Nel 2007 con la L.R.T. n. 34/2007 ha recepito in pieno le direttive generali del nuovo “Decreto Bersani” in maniera da garantire al massimo la libertà di concorrenza anche al commercio della nostra Regione. In proposito, la L.R. 28/2005, modificata dalla L.R. 5.06.2007 n.34 ha abrogato l’art.47 “Programmazione Comunale” ed ha inserito l’art.42 bis “Requisiti per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”, che consente ai Comuni, previa concertazione con le Parti sociali, di definire i requisiti degli esercizi di somministrazione “anche in relazione alle specificità delle diverse parti del territorio comunale” e di poter prevedere, in base a criteri oggettivi che tengano conto della sostenibilità e qualità urbana, anche “una specifica destinazione d’uso funzionale di somministrazione per gli immobili, nonché limitazioni nelle variazioni di destinazione d’uso degli stessi e specifici divieti, vincoli e prescrizioni, anche al fine di valorizzare e tutelare aree di particolare interesse del proprio territorio. Nell’ottica di migliorare l’offerta del servizio commerciale, di tutelare la concorrenza di questo importante settore distributivo, il lavoro di programmazione del settore degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, tra i quali rientrano anche i Kebab, dovrebbe basarsi su approfonditi studi di settore sull’andamento demografico e sul contesto socio economico e tenere conto della vocazione delle diverse aree territoriali; della salvaguardia e qualificazione delle aree di interesse storico e culturale ed infine della valorizzazione dei luoghi del commercio.

E’ evidente che i requisiti che l’art.42 bis prevede che siano fissati dal Comune riguardano l’intera varietà di attività annoverabili tra le somministrazioni di alimenti e bevande; non è quindi assolutamente legittimo, in base alla normativa vigente, istituire particolari limiti, prescrizioni o divieti solo nei confronti di particolari tipologie di somministrazione, quali kebab o altri locali etnici. Quanto alla possibilità sopracitata di stabilire specifiche destinazioni d’uso funzionale di somministrazione per gli immobili, si fa presente che l’imposizione di un eventuale vincolo sul piano urbanistico edilizio riguarderebbe ovviamente solo i nuovi insediamenti, e lascerebbe invece immodificata la situazione delle attività eventualmente subentrate ad attività precedenti all’entrata in vigore dei nuovi limiti. In sostanza, nella medesima città i subentri in attività preesistenti sarebbero esentati dal rispetto dei suddetti requisiti e si creerebbe, quindi, una disparità di trattamento tra i subentri (esentati dai vincoli) ed i nuovi avvii di attività economiche che avrebbero maggiori difficoltà a reperire nuovi locali idonei. L’introduzione di specifici requisiti urbanistici comporterebbe, inoltre, una reimpostazione integrale del vigente regolamento urbanistico approvato nel 2001, e certamente la città di Pisa perderebbe l’attuale celerità nei cambi d’uso degli immobili, caratteristica che dal 2001, sta favorendo, più che in altre città, l’insediamento di nuove attività nel campo dei servizi, in genere, non solo di quelli a carattere commerciale.
Fonte dario franchini

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