Arena Garibaldi. Quale destino per un bene della nostra città? Il comunicato di Sel

PISASinistra Ecologia e Libertà di Pisa città prende parola per esprimere alcune proposte per la riqualificazione di un bene pubblico, che appartiene a tutta la città. Un luogo che ha acquisito centralità per la promozione in serie B della selezione calcistica del Pisa, ma il cui destino non è ancora chiaro: l’Arena Garibaldi.
Il 9 agosto il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui oltre a fissare alcuni paletti per la stesura della convenzione per l’Arena, scaduta il 15 agosto, rinvia la discussione al percorso in commissione consiliare. La bozza della nuova convenzione, messa a punto dopo il 9 agosto, propone una durata dell’assegnazione del bene di ben 15 anni. Il canone annuo che la società dovrebbe conferire al Comune sarebbe di appena 20mila euro. E i lavori di ristrutturazione, necessari per un dignitoso svolgimento del campionato di calcio di serie B? Su questo punto, la chiarezza manca: nella bozza di convenzione la parte più ampia dei costi è affidata alla società. In questi ultimi giorni, invece, leggiamo dalla stampa che deve essere il Comune a spendere un milione di euro per tali lavori. Di quali lavori di ristrutturazione parliamo? La latitanza dell’amministrazione è stata totale verso i consiglieri comunali, che hanno ricevuto la bozza della nuova convenzione senza l’elenco dei lavori, annunciato in parte e solo sulla stampa dall’assessore Andrea Serfogli (Il Tirreno, 14 settembre).

È chiaro ed evidente che la mancanza di chiarezza per il destino dell’Arena è legato all’assetto societario totalmente instabile della società calcistica. Siamo peraltro preoccupati che pur in assenza di qualsiasi atto che formalizzi il rapporto tra società e amministrazione, nell’urgenza di rendere agibile l’Arena, Petroni dichiari di dare avvio in questa settimana ai lavori. Siamo al paradosso che tutto l’impegno della amministrazione e in primis del sindaco sia andata nel lavoro di mediazione per il passaggio di proprietà del Pisa mentre nessuna riflessione politica pubblica viene fatta sulle caratteristiche della convenzione.

Noi pensiamo che in questo clima di incertezza l’amministrazione possa farsi carico dei lavori complessivi di ristrutturazione e affittare lo stadio alla società con un canone congruo con una convenzione di breve durata, una soluzione ponte in attesa di un assestamento della parte societaria o una più approfondita valutazione delle proposte di azionariato popolare più volte avanzate in questi mesi e mai adeguatamente valutate. La società affidataria, per consentire un ammortamento dei costi di ristrutturazione pagati dal Comune (ossia dalla cittadinanza), dovrebbe versare una cifra opportuna (100-150mila euro annui) anche attraverso il versamento di una quota adeguata degli incassi delle partite. La stessa convenzione deve prevedere un crono-programma realistico dei lavori, così da consentire il recupero, anche graduale, di una piena funzionalità dello stadio.

Affidare lo stadio, bene pubblico posto al centro dei quartieri di Pisa nord per 15 anni a una società che si impegna per 600.000 euro in assenza di un preciso quadro della situazione finanziaria è un salto nel buio.A nostro parere, il Comune deve bandire quanto prima una gara d’appalto per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione, oggi stimati complessivamente in 1,6 milioni di euro.

SEL Pisa città, infine, richiama l’attenzione pubblica su due circostanze dimenticate dal recente dibattito pubblico. Vicende che vanno chiarite, perché riguardano il modo in cui si concepisce lo sport nella nostra città: c’è una variante urbanistica ancora assurdamente in vigore che conferisce ai terreni agricoli di proprietà di Bulgarella la destinazione di cittadella dello sport; permane, inoltre, l’idea di un nuovo stadio ad Ospedaletto (una spesa inopportuna di decine di milioni di euro).

Fonte: Sel Pisa

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