L’Ippodromo di San Rossore a rischio chiusura. È vera emergenza per l’ippica

PISA“L’Ippica Italiana rischia la chiusura …!”. E’ questo il grido d’allarme lanciato stamane presso la Sala Consiliare del Comune di Pisa dal Comm. Cosimo Bracci Torsi, Presidente di ALFEA, qualora il Governo non riveda immediatamente gli ulteriori tagli imposti al Settore dalla Legge di Stabilità.

di Giovanni Manenti

L’incontro, avvenuto contestualmente ad analoghe iniziative con i “Media” locali presso le città Sedi di Ippodromi sparse per il Paese, ha evidenziato uno scenario non più finanziariamente sostenibile per la gestione delle Corse ippiche in Italia, giunto oramai ad una situazione di crisi irreversibile qualora non si prendano tempestive ed immediate contromisure. Da anni, difatti, a partire da quando è venuto meno l’unico interlocutore – UNIRE prima, ASSI poi – con la divisione delle competenze tra il Ministero dell’Agricoltura e delle Politiche Agricole e Forestali per l’aspetto organizzativo ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze per quanto attiene a quello meramente finanziario, il settore ippico ha dovuto confrontarsi con continui tagli e riduzioni di proventi, nonostante avesse sino a non molti anni prima costituito esclusivamente un gettito per le Casse dello Stato, riuscendo ad autofinanziarsi con i proventi derivanti dall’attività stessa.

Un primo “colpo basso” è stato costituito dal proliferare, da parte dei Monopoli di Stato, di giochi e scommesse che hanno ridotto la quota della raccolta sulle corse ippiche – che risultava pari al 50% delle giocate a livello nazionale quando vi erano operanti solo le “Sale Corse” ed il “Totip” (ora abolito), con unica alternativa esclusivamente il Totocalcio e la Lotteria Italia. Oggi, al contrario, pur con il consistente incremento in termini assoluti delle somme giocate, la quota relativa alle corse dei cavalli si è ridotta ad un marginale 2% del totale, circostanza cui si appellano al Governo per giustificare i tagli prospettati. Ciò avviene, però, senza dar seguito alle numerose proposte in merito avanzate dagli interessati in ordine ad una riorganizzazione delle scommesse ippiche, indubbiamente penalizzate da “Slot Machine” e corse virtuali (sia di cani che di equini …) presenti attualmente nelle Sale, per le quali erano state prospettate diverse modalità di giocate, sulla falsariga di quanto avviene in Francia.

Tali ripercussioni sul settore, unitamente ai tempi di erogazione somme da parte del competente Ministero rispetto a quanto in precedenza si verificava con UNIRE, lo sta portando al collasso, come evidenziato dal Dir. Generale di ALFEA – Dr. Piccini – il quale ha “snocciolato” cifre da paura, evidenziando una contrazione del Settore Ippico in Italia sia nella riduzione delle giornate di corsa (da quasi 2.500 a 1.500) che nell’ammontare dei Montepremi (scesi da 218 milioni a 97 annuali), nonché dei corrispettivi per gli Ippodromi (passati da 110 milioni a 57), con conseguenti chiusure di Aziende, perdite di posti di lavoro e la drammatica riduzione del numero dei cavalli, cifre che, per quanto attiene alla nostra specifica realtà cittadina, ha visto ridursi in circa 10 anni il numero dei puledri (tra proprietari e svernamento …) da 900 a poco meno della metà, con paritetica riduzione degli addetti alla loro cura da 2000 a 1000 unità, in parte dovuto anche a nuovi terreni sintetici su cui i cavalli possono allenarsi all’estero nel periodo invernale. In questa situazione di estrema difficoltà, il Governo avrebbe deciso di ridurre ulteriormente di un 15% le somme da destinare all’attività ippica, passando dai 197 milioni dell’anno in corso ai 170 previsti per il 2016, mettendo così praticamente in ginocchio l’intero settore che minaccia di non poter garantire la corrente attività per la prossima stagione. Con questi chiari di luna, l’unico aspetto positivo (si fa per dire …) viene dal fatto che – finalmente – il settore ha fatto fronte unitario costituendo, la scorsa settimana, un “Comitato Ippico Nazionale” che, comprendendo anche rappresentanti sindacali degli operatori nel settore (si parla di ca. 40.000 unità a livello nazionale) si è fatto carico di redigere una piattaforma da sottoporre al Governo avendo già richiesto un incontro con il Consiglio dei Ministri.

In detto documento, i punti salienti si riconducono a:
a) evitare ogni taglio, previsto dalla Legge di Stabilità, ai capitoli di spesa destinati al settore, confermando quanto meno le risorse dell’anno in corso;
b) presentazione di un Piano Strategico del Settore, adeguatamente finanziato e sostenuto, che preveda lo sviluppo della Filiera ed individui gli obiettivi da raggiungere;
c) approvazione di una “governance” del settore partecipata dalla filiera ippica che rimuova blocchi e vincoli burocratici e garantisca risorse e fonti di finanziamento certe e stabili.
In caso contrario, non potrebbe essere garantita l’apertura degli Ippodromi e ciò rappresenterebbe un grave colpo per l’economia cittadina e regionale, tenendo conto di come la Toscana rappresenti una delle regioni più all’avanguardia nel settore, sia per numero di Ippodromi che di allevamento cavalli, con conseguente ricaduta occupazionale ed in tal senso l’Assessore all’Urbanistica Ylenia Zambito – presente all’incontro in rappresentanza della Giunta – ha sottolineato l’aver sensibilizzato la Regione a farsi parte diligente nel supportare le richieste del settore, non ultima quella, nella malaugurata ipotesi che le stesse non venissero parzialmente o totalmente accolte, quanto meno di evitare che i tagli risultino proporzionali per ogni Ippodromo, senza tener viceversa conto di quelli più “virtuosi” – come San Rossore, appunto – che verrebbero ulteriormente penalizzati dal criterio “uguale per tutti” …. La speranza, che è sempre l’ultima a morire, è che la situazione possa ricomporsi in tempi brevissimi, ma di certo la fine anno è alle porte e le prospettive non sembrano favorevoli …..

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