Bonifica reattore Cisam di San Piero a Grado: dati abbondantemente sotto i limiti di legge

PISA – Cesio, stronzio, uranio e plutonio 238 inferiori di dieci volte al limite previsto dalla legge, uranio 235 di cinque, americio e plutonio 239/240 di tre, trizio di due.

“Vuol dire che tutto è andato e sta marciando secondo le previsioni dato che ciò che è stato rilasciato è abbondantemente al di sotto delle soglie previste dalla normative”, traduce il contrammiraglio Claudio Boccalatte, direttore del Cisam di San Piero a Grado, incaricato proprio di guidare il cosiddetto «decommissioning», ossia del più ampio ripristino ambientale possibile per tutta l’area attualmente occupata dal reattore nucleare fermo da 1980 in attesa di disattivazione. Snocciolando tutti i dati relativi all’analisi effettuate dall’Enea, l’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica, sulle acque contenute nella piscina di raffreddamento e nei relativi serbatoi nel corso dell’intervento al convegno organizzato dalla Scuola Sant’Anna, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, nell’ambito del Master in gestione dell’ambiente, dedicato proprio al “caso Cisam” e che ha messo a confronto tutti i principali protagonisti dell’intervento.

“Ancor più dei dati, però, – ha proseguito Boccalattemi preme sottolineare il ruolo che a queste è attribuito nel progetto dato che nulla viene rilasciato ed esce dall’area dell’ex reattore prima che siano arrivato l’esito delle analisi dall’Enea che, ovviamente, devono avere esito positivo”.

Fuori dal Cisam, ossia nelle acque del fosso che collega il depuratore si Pisa Sud ai Navicelli e in tutto il corso del Canale fino alla foce, invece, il monitoraggio lo fa l’Arpat. I cui rilievi, almeno finora, “hanno evidenziato quantità impercettibili di plutonio e uranio e livelli lievemente più rilevanti di trizio che, però, rimane abbondantemente al di sotto della quantità massima prevista per la potabilità di qualunque tipo di acqua”, rassicurano l’ingegner Marcello Mossaverre e la dottoressa Silvia Bucci dell’Agenzia regionale di protezione ambientale.

Più che dal reattore dell’ex Cisam, eventuali intoppi potrebbero arrivare dalla “spending review” cui si sta sottoponendo il Ministero della Difesa da cui dipende il reattore di San Piero a Grado, realizzato all’inizio degli anni ’60 per sperimentare l’impiego dell’energia nucleare nel campo della propulsione navale. I lavori della cosiddetta “fase 1”, quella appunto legata all’eliminazione delle acque e dei serbatoi, si concluderanno entro la fine di luglio, con un paio di mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia per la particolare perizia con cui sono state effettuate analisi e indagini. E per la seconda fase, dedicata allo smantellamento delle strutture primarie dell’impianto, e che comporta un investimento di circa quattro milioni di euro, è già tutto pronto, compresa l’assegnazione dei lavori. Per partire, però, occorre che il Ministero stanzi le risorse: “Siamo fiduciosi e in attesa di risposte – ha concluso Boccalatte -, ma anche tranquilli e sereni perché è vero che vogliamo completare il prima possibile quest’intervento, ma è altrettanto certo che se anche dovesse trascorrere un po’ più tempo del previsto non vi sarebbe alcun problema dato che, già adesso, il reattore è in condizioni di sicurezza”.

Soddisfatto il vicesindaco Paolo Ghezzi, coordinatore del master: “Siamo contenti sia dei risultati delle analisi che sono state presentate, approfondite e rassicuranti sotto tutti i punti di vista, che soprattutto della totale apertura e trasparenza dimostrata da tutte le istituzioni e organizzazioni coinvolte in questo progetto che hanno messo a disposizione tutti le loro analisi e informazioni”.

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