Camera di Commercio: calano le esportazioni del Cuoio, vendite all’estero in crisi

PISA – E’ un trimestre con molte ombre quello che emerge dall’analisi dei dati Istat sul commercio estero della provincia di Pisa effettuata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa.

Le esportazioni provinciali, in un quadro nel quale la domanda mondiale continua a crescere, fanno segnare nel secondo trimestre 2012 una contrazione del 6,1% scendendo a 760 milioni di euro di controvalore. E’ la crisi dei mercati europei, con una Germania che riduce i propri acquisti da Pisa di oltre il 22,5%, a spiegare buona parte della caduta delle esportazioni pisane. Così come registrato nel primo trimestre, la variazione tendenziale pisana del periodo aprile-giugno evidenzia un andamento peggiore rispetto all’Italia (+3,0%) e alla Toscana (+7,6%) che, a dispetto della provincia di Pisa, beneficiano della forte crescita delle esportazione di preziosi (specialmente in Toscana), di prodotti petroliferi e di macchinari. Allargando l’analisi ai primi 6 mesi dell’anno in corso la situazione, seppur leggermente migliore, non registra cambiamento nella tendenze di fondo: nel primo semestre 2012 le esportazioni pisane fanno segnare una contrazione del 2,6% rispetto al 2011. Sul versante delle importazioni (-16,3% nel secondo trimestre) Pisa, a causa della crisi della domanda interna, conferma la caduta segnata nel corso del trimestre precedente.

Esportazioni. A determinare la brusca battuta d’arresto delle esportazioni provinciali pesano le performance della meccanica allargata e di parte del conciario. A mostrare le maggiori difficoltà troviamo soprattutto i cicli e motocicli (-11,4%, con un contributo alla crescita complessiva di -3,17 punti percentuali su 6,11) ma anche il comparto delle macchine di impiego generale (-23,6%) delle altre macchine per impieghi speciali (-11,1%,) e le altre macchine per impiego generale (-8,5%). Il comparto della concia mostra invece un andamento divergente tra la parte più a valle della filiera, che arretra, come la produzione di cuoio (-1,9%), e quella più a monte come le pelli grezze che, invece, segnano un +40,9%. Confermando quanto già registrato nel corso del primo trimestre prosegue la fase di crescita di due settori tradizionali della nostra provincia come le calzature (+12,8%) ed i mobili (+10,1%). Positive, nel secondo quarto del 2012, le performance del vetro (+12,6%, +0,13) e delle bevande (+10,5%). La flessione dell’export pisano è frutto della crisi della domanda del vecchio continente. Le esportazioni dirette nell’Unione Europea fanno segnare un -13,4%, pari ad un contributo alla crescita di -8,60 punti percentuali. Pur mostrando andamenti di tutto rispetto, le evoluzioni degli altri continenti come l’America +39,1% e l’Asia +2,1% non riescono a controbilanciare la caduta delle esportazioni dirette in Europa. La caduta del 22,5% registrata dalla Germania spiega oltre la metàdella flessione delle esportazioni pisane (-3,90 punti su 6,11). Oltre alla Germania però la crisi di domanda interessa molti altri paesi europei sia mediterranei, come la Spagna (-16,9%) e la Francia (-3,1%,), ma anche dell’area tedesca, come Austria (-17,7%), Paesi Bassi (-17,9%) e Svizzera (-7,7%). Solo alcuni paesi dell’est europa come Russia (+18,7%) e Romania (+5,3%) forniscono un contributo positivo alle esportazioni pisane. Nel corso del secondo trimestre sono soprattutto gli Stati Uniti (+64,0%) ed altri importanti paesi dell’estremo oriente come Cina e Hong Kong (+2,8%), Giappone (+40,2%), Vietnam (+19,9%) e Corea del Sud (+1,5%) che provano a controbilanciare la crisi europea.

Importazioni. La forza e l’estensione della crisi della domanda interna emerge con chiarezza dall’analisi settoriale delle importazioni. Non è infatti soltanto la contrazione della domanda di beni intermedi per l’industria, soprattutto quella conciaria, a perdere terreno, -4,1% la pelle grezza e -8,5% il cuoio-pelli, ma anche la maggior parte dei settori della nostra provincia: su 16,26 punti di flessione solo la metà è imputabile ai primi 15 comparti. Nel corso del secondo trimestre tutti i continenti fanno segnare un arretramento. La crisi della domanda interna pisana, coerentemente con quanto affermato poco sopra, risulta particolarmente diffusa tra le diverse aree del pianeta anche se l’Europa, con un -18,5%, pesa per 11/16 sulla flessione complessiva della domanda di importazioni.

 

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