Camp Darby, 40 licenziamenti, ma il 16 ottobre c’è l’udienza con un “giallo”

PISA – Ieri, venerdì 28 settembre è stato l’ultimo giorno di lavoro per quaranta dipendenti di Camp Darby. Il loro licenziamento, deciso dal governo Usa.

Per il piano di ridimensionamento della base Usa tra Pisa e Livorno che che dal 1° Ottobre sarà  ufficialmente satellite di Vicenza, da domenica 30 settembre i dipendenti colpiti da licenziamento non avranno più lavoro.

 

Lo sciopero di Cisl e Uil, momenti di tensione. Ieri durante lo sciopero indetto dalla Cisl davanti ai cancelli della base, non sono mancati i momenti di tensione per protestare contro i licenziamenti. Circa trecento dipendenti si sono presentati con bandiere e fischietti già alle prime ore del mattino, raccogliendo l’invito a scioperare rivolto loro dalla Fisascat – Cisl. Qualche disagio per i mezzi in entrata nella base, ostacolati dagli scioperanti, e un incidente di fronte ai cancelli, quando un civile Usa si è fatto largo procedendo spedito sulla folla e aprendo lo sportello della sua jeep che ha colpito alla mano una sindacalista. Il clima si è surriscaldato, ma dopo pochi minuti tutto è tornato alla normalità.

Il tentativo di concertazione. Dopo lo sciopero i sindacalisti di Cisl ed Uil sono stati ricevuti dal comandante della base Usa di Vicenza, il Col. David Buckingham, e dal responsabile civile della base  di Camp Darby, Lawrence Kilgore. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un rinvio almeno temporaneo dei licenziamenti e l’apertura a uno scambio tra dimissionari volontari e licenziati, ricordando anche a Kilgore le proposte delle istituzioni emerse in sede di unità di crisi istituita in Regione. Infatti la Regione e le Provincie di Pisa e Livorno si erano rese disponibili a garantire la cassa integrazione e politiche attive per la ‘riconversione’ nel mercato del lavoro degli esuberi, strumenti non previsti nel contratto dei dipendenti di Camp Darby. “Kilgore ha candidamente ammesso di non conoscere le procedure di licenziamento previste dalla normativa italiana” commenta Vittorio Salsedo della Fisascat/Cisl. “Il problema è proprio questo: secondo la convenzione tra gli Stati membri del trattato nord-atlantico sullo statuto delle loro forze armate (Londra, 19 luglio 1951) e il memorandum d’intesa tra Ministero della Difesa italiano e il Dipartimento della difesa degli Usa relativo alle installazioni concesse in uso alle forze statunitensi in Italia (2 febbraio 1995) gli Usa, nel trattamento del personale civile italiano, dovrebbero adottare le nostre leggi. E invece se ne sbattono”.

Parla Pieroni. Un argomento toccato dal presidente dell’amministrazione provinciale Andrea Pieroni che ha parlato ai dipendenti in sciopero: “Nel nostro Paese in materia di lavoro vige la legge italiana e non accetteremo mai che venga calpestata. Purtroppo in questi mesi, al di là dell’attenzione e dell’ascolto prestateci da ambiasciatore e console, non abbiamo ricevuto risposte concrete: solo silenzi. Noi siamo convinti della necessità di continuare con decisione una battaglia per il diritto al lavoro e per il rispetto delle leggi italiane”.

I 18.000 euro di buonuscita. Nel pomeriggio i vertici americani hanno poi convocato uno a uno i dipendenti destinatari del provvedimento di licenziamento.”Garantendo – denunciano ancora dalla Cisl – 18mila euro solo a quelli che rinunceranno ad ogni futura azione giudiziaria nei confronti del governo Usa (quasi tutti hanno impugnato il licenziamento e la loro vertenza dovrebbe essere discussa in tribunale). Non, però, agli iscritti Cisl perché il sindacato non ha controfirmato l’accordo”.

La vertenza continua… E intanto sul fronte giudiziario il giudice del lavoro Elisabetta Tarquini ha fissato per il 16 ottobre una nuova udienza per discutere proprio del comportamento antisindacale che – secondo Fisascat/Cisl avrebbe adottato il governo americano nella gestione degli esuberi di Camp Darby. All’udienza dello scorso giovedì si sono presentati il sindacalista Vittorio Salsedo, insieme ai legali del sindacato. Ma non il Governo americano.

…ma c’è un giallo. Proprio su questo aspetto si sta consumando un giallo. Ricostruiscono i legali del sindacato: “Il ricorso della Fisascat/Cisl era stato presentato all’apposito ufficio del Tribunale di Pisa lo scorso 6 luglio, spedito cinque giorni più tardi all’Autorità Centrale per gli Stati Uniti, PFI Process Forwarding International di Seattle, dove si raccolgono tutti gli atti giudiziari provenienti dall’estero da notificare entro il territorio Usa. E da questo trasmesso il 25 luglio all’Us Deparment of Justice di Washington – Office Foreign Litigation – che, per conto del Governo Usa, risultava essere il destinatario della notifica dell’atto. L’attestazione del ricevimento del ricorso, che doveva essere redatta, spedita e trasmessa alla Fisascat Cisl dallo stesso Dipartimento della Giustizia, che aveva ricevuto la notifica dell’atto, non è ancora pervenuta al destinatario, nonostante siano trascorsi più di due mesi dal ricevimento”. A questo punto “il giudice ha preso atto della mancata costituzione in giudizio del Governo Usa, ha giudicato carente la documentazione idonea a dimostrare l’avvenuta ricezione del ricorso da parte del destinatario. E ha rinviato al 16 ottobre la nuova udienza. Speriamo in questi diciotto giorni di poter dimostrare che l’atto sia stato regolarmente ricevuto dal destinatario”.

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