Camposanto Monumentale. “Il Trionfo della Morte” restituito a Pisa e all’Italia dopo 29 anni

PISA – Concluso, con il ricollocamento nel suo originario sito in parete del Camposanto monumentale di Pisa del “Trionfo della Morte” di Buonamico Buffalmacco, l’ambizioso progetto che ha consentito il salvataggio di quanto rimasto del grande ciclo pittorico che decorava un tempo le pareti del Camposanto e che era stato, ahimè, devastato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

di Giovanni Manenti

La ricollocazione odierna, con successiva apertura gratuita al pubblico dalle ore 19 alle 22 – con una folla numerosa già in attesa prima dell’ora prevista – consente di concludere l’opera di restauro dell’intero ciclo, che negli anni scorsi aveva consentito alle pareti del Camposanto monumentale di riappropriarsi degli altri due affreschi di Buffalmacco, vale a dire le “Storie degli Anacoreti” ed il “Giudizio Universale e l’Inferno”, altri capolavori anch’essi risalenti alla prima metà del XIV Secolo.

 

Un’importantissima opera di restauro, di cui dobbiamo essere grati al Dr. Pierfrancesco Pacini, Presidente dell’Opera della Primaziale Pisana, per l’impegno e la volontà profusi nel voler restituire, non solo a Pisa ed ai suoi cittadini, ma a tutto l’universo artistico e culturale mondiale, un trittico di opere dal valore inestimabile che sarebbe stato un delitto non riportare alla luce ed alla relativa esposizione.

“Dopo ben 29 anni abbiamo restituito a Pisa gli affreschi parzialmente distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale – afferma PierFrancesco Pacini – Devo dire grazie al Prof. Paolucci, Direttore artistico dei lavori ed ai restauratori Colaucci e Giantomassi, che sono stati in grado di formare una squadra che ha portato a termine un’opera straordinaria per un costo complessivo di oltre 7milioni di euro, alla quale resta da abbinare una adeguata descrizione didascalica per la quale stiamo lavorando, senza porci limiti per ulteriori lavori e ristrutturazioni del camposanto monumentale”.

“È una soddisfazione per tutti – glissa l’arcivescovo di Pisa Paolo Benotto – ed i pisani in particolare, essere arrivati alla ricollocazione degli affreschi che sta a significare il riappropriarsi di un qualcosa che ci era stato tolto dagli orrori della guerra. Non si può dire che gli affreschi siano tornati all’origine ma sono rimasti intatti i linguaggi che li avevano generati, a cominciare dalle didascalie originarie che già al tempo erano in parte in latino, ma anche in italiano, a dimostrazione come già all’epoca si volesse trasferire certi messaggi anche alle persone di minor istruzione. Il Camposanto Monumentale sarà oggetto delle manifestazioni ed iniziative del prossimo anno per ammirarne non solo le bellezze artistiche ed architettoniche, ma anche il significato di fede che le reliquie in esso contenute rappresentano”.

“Oggi l’Italia chiude l’ultimo conto rimasto aperto con la storia della Seconda Guerra Mondiale – afferma il Prof. Paolucci – quando nel luglio 1944 a seguito di un bombardamento il tetto del Camposanto prese fuoco e per tre giorni non si fu in grado di spegnerlo, così che il patrimonio artistico rovinato fu visitato dai maggiori restauratori dell’epoca, i quali non poterono che prendere la decisione di staccare gli affreschi per poi procedere al loro restauro, anche se non vi era accordo su come procedere. Dopo quasi 50 anni di discussione, grazie all’intervento del Dr. Pierfrancesco Pacini, è stato dato impulso alle opere di restauro e con le giuste e corrette modalità che oggi consentono di poter ammirare le opere come meglio non poteva essere fatto, con il solo merito di avere scelto due restauratori di livello assoluto quali Colaucci e Giantomassi che, assieme alla loro straordinaria squadra, hanno svolto un lavoro eccezionale”

“È un risultato di grande qualità che ha racchiuso competenze di eccellenza unica – afferma il Sovrintendente Andrea Muzzi – costituendo una squadra che dovrà cimentarsi in ulteriori sfide per rendere organico il complesso delle opere attraverso adeguate didascalie a commento, pur se sappiamo che l’immagine conta più di molte parole e può lanciare anche un messaggio forte di speranza per altre realtà che sono state violentate da Guerre più recenti affinché anch’esse possano ottenere il restauro di quanto fosse stato danneggiato”.

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