Caritas Pisa, alla vigila della giornata dei rifugiati ecco il decalogo dell’accoglienza

PISA – “Suggeriamo anche di coinvolgere i migranti ospitati in esperienze di volontariato civico a favore delle comunità d’accoglienza”. E’ uno dei passaggi del “Decalogo” elaborato dalla Caritas Diocesana di Pisa.

Foto Cesto CAPisa Coldiretti Pisa 2013

Un documento in dieci punti fatto di proposte operative e concrete dirette tanto alle Prefetture e alle amministrazioni comunali, soggetti in prima linea nel coordinamento degli interventi quanto alle realtà del terzo settore e del volontariato coinvolte nella gestione dei progetti d’accoglienza, reso noto alla vigilia della Giornata mondiale dei rifugiati del 20 giugno. Un testo che tiene conto della portata nazionale e internazionale dei principali nodi ancora da sciogliere ma che guarda con particolare attenzione «a ciò che possiamo fare, qui e ora, per assicurare un’accoglienza dignitosa ai profughi e richiedenti asilo che già sono da noi, a Pisa e in Toscana, e a quelli che arriveranno nelle prossime settimane e mesi.

L’assunto di fondo, infatti, è che «per noi, espressione di una Chiesa al servizio degli ultimi, non c’è alternativa all’accoglienza». Da qui, appunto, la proposta di esperienze di volontariato civico nella convinzione che iniziative del genere «possono costituire tappe importanti nel percorso d’integrazione del richiedente asilo» e al tempo stesso rivelarsi pure strumenti significativi di mediazione con le comunità d’accoglienza, «molto spesso esse stesse alle prese con le difficoltà e i disagi provocati dalla crisi, problemi meno dolorosi di quelli vissuti dai profughi ma, comprensibilmente, percepiti spesso in modo molto acuto dalle famiglie. Ecco perché, quindi – prosegue il documento – è importante che coloro che si sono assunti la responsabilità dell’accoglienza possano cogliere nelle persone ospitate non solo l’adempimento di un dovere di umanità, o peggio ancora un fardello, ma anche un’opportunità e una risposta ad alcuni bisogni, piccoli o grandi che siano, delle loro comunità e di chi le abita». Il documento, infatti, mette al centro anche il tema della mediazione territoriale dato che «il consenso della comunità che accoglie e l’attivazione del sue risorse, diviene condizione necessaria, anche se non sufficiente, per il buon esito dell’accoglienza».

In generale il “Decalogo” di Caritas Pisa sostiene «l’accoglienza diffusa» praticata fino ad oggi in Toscana ma, invita anche, da un lato ad andare «oltre la logica dell’emergenza» dato che «il modello organizzativo fortemente centralizzato nelle mani del Ministero dell’Interno e delle Prefetture è idoneo per emergenze e fenomeni anche acuti ma limitati nel tempo; meno, invece, per gestire un flusso ininterrotto e crescente di persone in fuga da guerre, conflitti e situazioni di grave pericolo» e propone«l’attivazione di una cabina di regia e processi decisionali il più vicino possibile al territorio e quantomeno di livello regionale prevedendo comunque un forte coinvolgimento degli enti locali e delle realtà dell’associazionismo e del terzo settore presenti sul territorio e che hanno esperienza e competenza in materia». Al riguardo l’organismo pastorale della Chiesa pisana raccomanda «standard unitari d’accoglienza» e il «monitoraggio costante degli interventi» poiché «procedure di controllo rigorose e frequenti da parte dei soggetti pubblici cui è affidato il coordinamento delle strategie d’accoglienza – si legge nel documento – sono necessarie per far emergere immediatamente casi di gravi abusi e violazioni che vanno a svantaggio in primo luogo dei soggetti accolti, ma anche della grande maggioranza di soggetti del terzo settore e del volontariato, quasi sempre seriamente impegnati nella gestione di percorsi d’accoglienza genuini e, spesso, anche efficaci».

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