Carmen Lasorella in esclusiva a Pisanews: “Violenza sulle donne, un cancro difficile da estirpare”

PISA – A margine dell’incontro di presentazione del Libro “L’abisso negli Occhi – Lo sguardo femminile nel mito e nell’arte”, evento che, ricordiamo fa parte delle iniziative organizzate dal Comune di Pisa in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole su tale tematica con la giornalista RAI Carmen Lasorella, la quale si è resa molto disponibile a rispondere alle nostre domande.

di Giovanni Manenti

Nella sua vita Professionale come inviata di guerra, lei ha avuto la possibilità confrontarsi con realtà di Paesi dove il ruolo della donna è considerato pressoché nullo. Che impressioni ha avuto?

“Vorrei precisare che questo è uno stereotipo tipicamente occidentale, in realtà non è così. Nella mia esperienza ho avuto a che fare con donne bellissime, anche di elevata cultura, solo che provengono e vivono in realtà e culture diverse, quindi direi che sono sicuramente meno in evidenza, meno esposte, ma assolutamente non emarginate. Penaste alla sola forza di queste donne nell’affrontare tutte le difficoltà in Paesi quotidianamente esposti ad eventi bellici, sono loro che in molti casi portano avanti le loro famiglie, con gli uomini impegnati nei combattimenti”.

Il problema dell’emarginazione femminile esiste anche nei paesi occidentali?

“Quello dell’emarginazione femminile è un problema anche della società occidentale, dove siamo passati ad una cultura tipicamente patriarcale di cui abbiamo parlato anche oggi nella presentazione del libro, è uno stereotipo assolutamente da esorcizzare”.

In tema di violenza fisica sulle donne, non si arrestano la barbarie del “femminicidio” nel nostro Paese. Cosa possiamo intervenire?

“Premesso che la stragrande maggioranza dei delitti è commesso da italiani e non da stranieri, c’è una sola strada da percorrere ed è quella della cultura e della conoscenza, attraverso adeguati percorsi di informazione e di formazione su tale tematica. A cominciare dalla scuola e dalle famiglie, poiché il primo fenomeno da combattere, a livello adolescenziale e che poi può sfociare in violenza, è il “bullismo”, che a mio avviso nasce dal consumismo eccessivo della nostra società, dove tutto è esibizionismo, violenza, sesso, con ragazzine che si “vendono” per pochi euro per ottenere una ricarica del cellulare o acquistare un prodotto di marca, ed anche questo è un altro tipo di violenza. Fortunatamente le statistiche confermano che non si tratta di un fenomeno in crescita, ma il vero problema è che si tratta di un cancro che non si estirpa, contro il quale occorre combattere con tutte le nostre forze”.

Gli uomini sono i colpevoli dei crimini commessi a danno delle donne, ma queste ultime davvero non hanno alcuna responsabilità?

“Occorre innanzitutto stabilire quando la violenza nasce, e ciò avviene quando vengono meno altre forme di comunicazione, anche se è vero che la donna, per sua natura, è più incline al perdono, all’accoglienza mantenendo in casa anche persone violente, in parte ciò è dovuto anche a carenze giuridiche che condizionano le scelte delle donne, in quanto scarsamente tutelate, poiché un soggetto colpevole di violenza fisica o sessuale, nel nostro ordinamento subisce una pena sostanzialmente lieve, tra attenuanti, sconti e condoni vari, tal che la donna se lo ritrova a contatto dopo pochi mesi e teme per l’incolumità propria e dei figli, una delle prime ragioni per cui molto spesso le violenze non vengono denunciate, oltre al fatto di cercare di evitare che i figli subiscano il “disonore” di vedere il proprio genitore in galera. In altri Paesi, ad esempio, non è cosi, basti pensare che in Spagna ad un detenuto per reati di questo tipo, una volta scontata la pena, gli viene applicato un braccialetto elettronico in modo che possa essere sempre monitorato nei suoi spostamenti. Basterebbe poco, solo che siamo ancora molto indietro su questo campo”.

Giuste e condivisibili riflessioni di una donna con la “D” maiuscola come Carmen Lasorella, che vorremmo fosse il più possibile ambasciatrice in questa campagna contro la violenza sulle donne.

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