Carolina Morace a Eliopoli: “Per il calcio femminile è il momento del rilancio. Potrei anche fermarmi per un anno”

CALAMBRONE – Non poteva esserci personaggio migliore di Carolina Morace, indimenticata leader della Nazionale Italiana al femminile, con 105 reti realizzate in 153 presenze in maglia azzurra, per fare il punto sullo stato di salute del calcio in rosa italiano a Calambrone nell’evento “Il Tirreno racconta” nell’ambito del cartellone di “ELIOPOLI SUMMER 2019”, intervistata dal Capo Area del quotidiano Cristiano Marcacci.

di Giovanni Manenti

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IL LIBRO. “È stata altresì l’occasione per la presentazione del suo libro “La prima punta”, in cui la Morace racconta e si racconta per quella che è stata la sua esperienza nel Mondo del Calcio Femminile, da giocatrice prima ed allenatrice successivamente, un lavoro, come riferito dalla stessa “che non mi ha portato via molto tempo, in quanto descrivere la mia storia è stato piuttosto semplice, avendola vissuta in prima persona, mentre maggiori difficoltà le ho avute nel reperire i dati statistici a corredo delle varie tappe della mia carriera”.

IN FORMA. Dimostratasi in splendida forma, a dispetto dei suoi 55 anni (che non dimostra assolutamente), la Morace ha poi toccato alcuni punti della sua carriera, dal confronto tra il calcio da lei giocato, “Non vedo grandi differenze tecniche tra la mia epoca e quella attuale, anche ai miei tempi vi erano delle giocatrici fortissime, io avevo solo il vantaggio di una maggiore visibilità perché segnavo moltissimo”, per poi andare sui ricordi personali, a cominciare dalla fortuna di non avere avuto contrasti in famiglia per la sua decisione, unita allo studio che non ha mai abbandonato: “Uno dei ricordi a cui sono più legata, si riferisce a quando, rientrata a casa, mio padre mi avvisò che aveva telefonato il Presidente per comunicare la mia prima convocazione in Nazionale, per ciò che riguarda lo Studio (è laureata in Giurisprudenza, ndr) ammetto che ci è voluta tanta forza di volontà per conseguire la laurea, non era facile studiare dopo gli allenamenti e per l’esame di Diritto Amministrativo, mi sono più volte ritrovata ad addormentarmi sul libro”.

SU GAUCCI. Ovviamente non poteva mancare il riferimento alla sua esperienza, prima assoluta in Italia, alla guida di una prima squadra maschile, esperienza brevissima vissuta nel 1999 alla Viterbese al tempo di proprietà di Luciano Gaucci: “Con i giocatori non ho avuto alcun problema, anzi con alcuni di loro, come Liverani, mi sento ancora, un po’ più difficile era gestire l’aspetto mediatico in quanto la novità assoluta del mio ruolo faceva sì che a fine allenamento ci fossero sempre giornalisti ad intervistarmi, ma il problema maggiore era proprio il rapporto con il Presidente, il quale voleva mettere bocca nelle scelte tecniche – addirittura anche durante le partite – cosa per me inconciliabile con il mio ruolo, anche se devo evidenziare, pur senza fare nomi ovviamente, che ci sono allenatori che hanno fama di duri che, al contrario, assecondavano ai desideri di Gaucci che, fra l’altro, di calcio capisce il giusto. Avrei potuto capire, se taluni suggerimenti mi fossero giunti da un ex grande giocatore come Boniperti, con cui si poteva accettare anche un confronto”.

SU GATTUSO, ALLEGRI E GASP. “Non è neppure mancato uno sguardo al calcio maschile attuale, a partire dai suoi personali Oscar stagionali. “Per me Gattuso al primo posto perché sono convinta che abbia fatto un grandissimo lavoro con il materiale a sua disposizione, fallendo di un niente la qualificazione in Champions League con il Milan e subito dopo non posso non citare Gasperini, non solo per lo storico traguardo raggiunto, ma per il modo in cui ci è arrivato, facendo vedere con la sua Atalanta il miglior gioco del campionato. Se devo dire se Allegri abbia o meno fallito alla Juventus in quanto non è riuscito a vincere la Champions League? A mio parere non aveva la squadra attrezzata per farlo, nonostante l’acquisto di Cristiano Ronaldo ed al riguardo invito a rivedere il gesto del portoghese a fine della gara con l’Ajax che era costata l’eliminazione ai bianconeri, con il quale faceva intendere di avere dei compagni non all’altezza per primeggiare in tale manifestazione”.

CAMBIO DI ROTTA. “Da un decennio a questa parte, cioè da quando ho smesso di giocare (nel 1998 ndr), esordisce la Morace, il calcio femminile in Italia ha conosciuto un periodo di eclissi totale, da cui siamo fortunatamente usciti attraverso un progetto concreto alla cui stesura ho partecipato, visto che all’epoca allenavo la Nazionale ed abbracciato dall’allora Direttore generale della Federcalcio Dr. Uva, attraverso il quale le società professionistiche sono entrate nel nostro mondo, al pari di quanto avviene all’estero, basta vedere quel che accade a livello di club nella Champions League femminile, dove primeggiano Arsenal, Chelsea, Barcellona e Paris Saint Germain”. “Ciò ha consentito alle ragazze”, prosegue l’ex attaccante, “di divenire calciatrici a tutti gli effetti, visto che quando giocavo io ci allenavamo tre giorni a settimana e non quotidianamente, potendo altresì contare sull’organizzazione e la struttura di grandi società, senza trascurare il fatto che, anche dal punto di vista strettamente fisico, le ragazze sono cresciute in centimetri, così da ridurre il gap rispetto alle tedesche ed alle scandinave”.

MEDIA E CALCIO FEMMINILE UN BINOMIO IMPORTANTE. “Alla crescita del settore, sottolinea la Morace, ha altresì contribuito la copertura mediatica, e ciò non solo per gli ottimi dati di ascolto, sia della Rai, che di Sky, per le gare dei Mondiali, ma anche per le gare di campionato trasmesse da Sky che hanno fatto registrare uno share addirittura superiore alla Serie B ed ad alcune gare di Premier League, grazie come accennato, ai nomi delle squadre che si affrontavano, visto che un Milan-Juventus, anche se al femminile, tira comunque, ed adesso il passo ulteriore da compiere è far sì che queste società capiscano l’importanza di investire anche in questo settore”.

GRANDI CLUB NEL CALCIO FEMMINILE “La speranza è anche che l’ingresso dei grandi club nel calcio femminile”, evidenzia la Morace, faccia crollare quei residui di resistenza da parte delle famiglie nel far praticare il calcio alle proprie figlie, un atteggiamento che nel 2019 non ritengo sia neanche da commentare, visto che io ho girato il Mondo e questi pregiudizi altrove non esistono più, neppure in un paese a noi culturalmente vicino come la Spagna, per ciò che riguarda i tecnici, non vedo perché non ci debbono essere maschi ad allenare le femmine e viceversa – ad esempio la Panico è attualmente Commissario Tecnico della Nazionale Under 15 maschile – a condizione ovviamente che vi siano le giuste capacità e che affidare la formazione femminile di un club ad un suo ex giocatore rappresenti una sorta di soluzione di ripiego”.

UN ANNO ALLA FINESTRA? “Pertanto, chiosa la ex azzurra, ritengo che il settore femminile del nostro Calcio abbia ampi margini di miglioramento soprattutto per i motivi sopra citati derivanti dalla presenza dei grandi club, presso i quali sarà pertanto più agevole trovare spazio per le bambine che non per i loro coetanei maschi, così da poter recuperare il distacco che ancora ci separa dalle altre nazioni, purtroppo a causa del ritardo con cui l’argomento è stato affrontato”. “Per quanto mi riguarda, ferme restando le collaborazioni televisive, ho diverse proposte per allenare Nazionali straniere che sto valutando proprio in questi giorni, anche se non è da escludere che possa restare ferma un anno”.

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