Cascina e Valdera. Il design pisano: ascesa e declino del senso del bello

PISA – Ecco il secondo appuntamento della rubrica “Design, Moda & Arredamento” , curata dall’esperta designer Meri Gronchi, che questa settimana fa un sintetico percorso storico analizzando due territori di mobilieri che hanno viaggiato su due binari per un’unica direzione.

di Meri Gronchi

Il design, l’arte e l’arredamento italiano piacciono e tanto. Siamo l’eccellenza nella progettazione e nella realizzazione di opere d’arredo di alta qualità e dire Made in Italy è molto riduttivo, perché le mode che hanno sfornato il nostro territorio hanno plasmato storicamente zone di particolare vocazione e dedizione lavorativa. Ovviamente, parleremo in modo estremamente sintetico dello stile pisano e del suo territorio nell’arte del mobile, questo senza sminuire le altre tendenze come quello brianzolo, fiorentino, barocco siciliano, ecc…

La zona di Cascina fin dal medioevo era impegnata nella produzione di mobili, ma parliamo di mobili “essenziali”, semplici, rustici e questo era dettato da esigenze pratiche. Le famiglie per lo più contadine o coloniche dovevano a seconda dei casi spostarsi e appunto, come a volte si vede in vecchi documentari o foto, traslocare là dove servivano di zona in zona, di paese in paese, con le proprie masserizie. La parola d’ordine era praticità, resistenza e funzionalità, il “bello” non era contemplato anche se non mancano rari esempi come i mobili della certosa di Calci.

Certosa di Calci, la Spezieria 1795

La svolta per Cascina arriva verso la metà del 1800 quando la cantieristica in legno a Livorno entra in una crisi dovuta ad un inizio di cambiamento epocale in campo navale, le migliori maestranze ed i più rinomati ebanisti livornesi trovano lavoro nelle piccole botteghe di Cascina, ed è l’inizio per Cascina di gioie, fasti e crescita. Artigiani e imprenditori iniziano a realizzare non solo opere funzionali e di qualità ma soprattutto di stile, quello stile che poi caratterizzerà Cascina in Italia. Si sviluppano le iniziative sociali e culturali, sorge la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cascina, che sarà protagonista nel mettere in piedi la prima biblioteca per combattere l’analfabetizzazione delle masse e dei bambini, poi la creazione della “Scuola del disegno” per dare le basi ad una formazione professionale, una cassa di previdenza sociale, la banca, i servizi di soccorso dedicata agli infortunati ed altre iniziative. La fame di lavoro e di figure professionali in questa zona trova finalmente sfogo e si creano figure specializzate di alto valore nella lavorazione del legno come intagliatori, intarsiatori, decoratori, tappezzieri, fino addirittura a lavoratori del marmo e del vetro. Per ultimi, ma non per importanza, i disegnatori oggi noti come interior designer.

Il nuovo edificio della VI Mostra espositiva dei mobili di Cascina, 1927

Le sempre più numerose richieste commerciali nel campo dell’arredamento di una nuova Italia trovano riscontro nella produzione della cittadina pisana, qui infatti sorgerà la Fiera Campionaria di notevole importanza nazionale che detterà legge in ambito del mobilio per molti anni, arrivando a raccogliere e catalizzare nei propri eventi non solo mobili ma anche macchinari, moto, biciclette, auto fino a divenire una tappa fondamentali per gli amanti del bello, coronata dalle visite di stato come quella del Re e in seguito di diversi Presidenti della Repubblica.

Esempi di mobili cascinesi

Si inizia a spaziare dal classico mobilio per la cucina alle camere da letto, alla sala da pranzo ai saloni, alle camerette per bambini e ai bagni. Continua la creazione di pezzi unici di altissimo livello artigianale dedicata a persone facoltose o di grande importanza, una delle ultime opere di cui si ha certezza è la ormai nota poltrona del Santo Padre Giovanni Paolo II, sita presso l’auditorio Vaticano. 


Vasco Gronchi, artigiano cascinese e la poltrona per Giovanni Paolo II, 1997

Purtroppo, gli anni scorrono velocemente, i lavoratori del territorio non riescono ad “evolvere” e la Mostra del mobilio di Cascina, dopo anni passati sempre al vertice tra i punti di riferimento del settore, lascia il passo al Salone del mobile di Milano che a oggi possiamo definire figlia di quella stessa storia dettata da volontà, opportunità, esigenze di mercato, nuove abitudini, modo di vivere e gusti degli acquirenti ormai votati ad altro. Infatti se un tempo le giovani coppie appena formate arrivavano a provvedere al pagamento di una mobilia d’arredo bello e di qualità che doveva durare nel tempo con un mutuo o a un aiuto dalle proprie famiglie, oggi non è più così.

Mostra del Mobilio di Ponsacco

Nel secondo dopoguerra, anche se ancora notevole, la realtà artigianale cascinese nell’arco di qualche decennio inizia a spengersi gradualmente come una fiammella, ignara del fatto che a pochi chilometri di distanza un altro territorio, quello della Valdera, viaggia, anche se lentamente, su un binario parallelo che la porterà poi ad esplorare il mondo a gran velocità. Stiamo parlando di Ponsacco e Perignano, paesi basati sull’economia agricola dalla metà dell’800 alla metà del ‘900, ma che nel secondo dopoguerra iniziano a vedere la nascita di numerose botteghe artigianali. Siamo nel periodo del miracolo industriale e i falegnami di quelle piccole botteghe riescono, con dinamiche indipendenti dal cascinese, a fiutare l’industria. Grazie ad una marcia in piu’, questi artigiani si tolgono gli umili abiti da lavoro e iniziano ad indossare le vesti da imprenditori. Il 22 Gennaio 1950 nasce l’“Ente mostra permanente del mobilio”, grazie a 39 mobilieri di zona che danno vita alla costruzione del fabbricato ad un solo piano con 41 stands che diventerà appunto la Mostra Permanente del Mobilio.

Designer Enzo Benci per Ferrettimobili, 1974

La Valdera non lavora con articoli artigiani e unici, ma studia articoli da poter produrre in serie, rivolti ad un mercato inizialmente italiano. Nasce cosi’ una realtà fondamentale per lo strato economico del territorio, che diventerà famoso non solo in Italia ma in tutto il mondo, lasciando precisi stili e tendenze che altre reltà commerciali seguiranno.  Paradossalmente la tanta mole di lavoro della Valdera riesce ora a dare lavoro alle botteghe di Cascina, ormai inesistente sotto questo punto di vista e a offrirgli respiro per qualche anno, prima delle totali chiusure. Si costruiscono in serie dai piu’ disparati articoli, dalle camere alle cucine, dai divani ai vetri. Nel trentennio dal ‘60 al ’90 i designer raggiungono l’apice del riconoscimento professionale, gli affari vanno a gonfie vele e la fantasia può spaziare con le piu’ assurde direttive, si mescolano stili e colori, nascono ibride collezioni, i clienti richiedono mobili di ogni genere, da quelli intarsiati a quelli laccati e tutto viene venduto. Grandi capannoni di produzione portano fuori le insegne delle ditte: quanto lavoro! Fin dalla nascita di questa avventura la Valdera non si accontenta del territorio italiano come invece ha fatto Cascina, ovviamente il trampolino di lancio è stato il Salone del Mobile di Milano (nasce nel 1961) ma possiamo dire che i rappresentati sono pronti ad invadere il mondo e a far esplodere questa fortuna appena prendono vita il pc, il fax e il cellulare.

Designer Enzo Benci per Ferrettimobili, 1979

Ma come ogni bel sogno, anche questo della Valdera è destinato a terminare o precisamente a rallentare. Nel 2001 il mercato mondiale dell’arredamento si arresta, una ripercussione delle politiche economiche successive al ben noto attentato di quell’anno. Il nostro territorio ne risente in modo devastante e gli imprenditori di zona devono orientarsi su nuovi mercati e nuove tendenze stilistiche per riuscire comunque a tenete stretto fra i denti quello che si era costruito fino allora. Onore agli imprenditori, ai rappresentati e a tutti i lavoratori che in quel periodo si plasmano a seconda delle nuove richieste mondiali. 


Ingvar Kamprad all’inaugurazione del primo negozio IKEA il 28 ottobre 1958 ad Älmhult, Svezia.

Perché parlo del mercato mondiale e non nazionale? Se vi ricordassi Ikea e Mondo Convenienza riuscireste a darvi una risposta? Eh si, questo grandi colossi sono riusciti ad eclissare la fama dell’alta artigianalità Made in Italy. Il primo negozio del Gruppo Ikea vede la luce nel 1989, in provincia di Milano, a Cinisello Balsamo “regalando” convenienza, praticità, funzionalità, design e famiglia in un unico articolo: 5 valori che portano aziende di questa tipologia al successo. Il design italiano, la qualità e la storia del nostro paese non sono riusciti a sopravvivere di fronte a un mobile estremamente economico e costruito furbamente. Sarà un mobile da tramandare? Sarà un mobile che con il suo circuito di vita ha dato lavoro al nostro territorio? No. Le strategie aziendali vincono e milioni di abitazioni hanno, purtroppo, all’interno spazi spesso troppo simili. Ecco perché le aziende Toscane sono famose all’estero e totalmente sconosciute in terra nostra.

Designers Caroti & Manuelli per Barnini Oseo, 1998

Con l’auto percorriamo strade che accolgono ditte famose all’estero, conosciute come “firme” del settore ma che a noi non dicono nulla. Con questa crisi economica, catalizzatore per la crescita della concorrenza dei paesi emergenti come la Cina e Polonia, sopravvivono le imprese e i prodotti migliori, mentre vengono espulse dal mercato le imprese meno efficienti e i prodotti meno competitivi. Bellezza, qualità, duro lavoro, innovazione e Made in Italy per ora non sembrano attirare la clientela italiana anche se, siamo sinceri, gli azzurri sono particolarmente sensibili alla bellezza e in cuor loro sanno che l’apoteosi della qualità tornerà, come in tempi lontani, a toccarci nel quotidiano.

Designer Mario Precisi per Antonelli Moravio – www.antonellimobili.it
Designer Silvano Del Guerra per Antonelli Atelier – www.antonelliatelier.it 
Designer Silvano Del Guerra per Antonelli Atelier – www.antonelliatelier.it
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