Caso Ragusa, il procuratore Adinolfi: “Nessuna svolta nelle indagini”

PISA – Non sarebbero decisivi ad imprimere una svolta alle indagini i reperti ritrovati e forse riconducibili a Roberta Ragusa.

Il procuratore Ugo Adinolfi rompe il muro di silenzio alzato dopo la notizia lanciata da Tgcom del ritrovamento di alcuni oggetti di Roberta. Secondo la procura inoltre anche la testimonianza di un uomo, che dice di aver visto il marito della donna scomparsa la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 litigare con lei intorno all’una, non sarebbe sufficiente a inchiodare Logli alle proprie responsabilità. Senza il ritrovamento di un cadavere, la posizione del marito infatti, unico indagato con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere, sarebbe destinata a essere archiviata.

Secondo il procuratore, Ugo Adinolfi, infatti, senza “una prova certa della morte dell’imprenditrice pisana e un reperto che possa in qualche modo aiutare gli inquirenti a stabilire le cause del decesso non ci sono allo stato gli elementi per sostenere un processo”.

Rispetto ai reperti trovati nei giorni scorsi, il magistrato preferisce non rispondere limitandosi solo a dire che “comunque non sono tali da poter parlare di svolta investigativa”. E anche il cosiddetto supertestimone, che solo alcuni mesi dopo i fatti e una volta individuato dai Carabinieri, decide di parlare, non convince del tutto il procuratore: “Le sue dichiarazioni – dice – non sono così significative. Vede e non vede e questo al processo può risultare un’arma spuntata per la pubblica accusa”.

Nei prossimi giorni il lavoro degli inquirenti proseguirà per cercare di comporre un puzzle al quale sembrano mancare ancora molti tasselli; solo dopo Pasqua si procederà agli interrogatori. “Ma senza un corpo tutto è molto difficile – ha concluso Adinolfi – e dunque non escludo che si possa giungere all’archiviazione della posizione di Logli, anche se in quel caso comunque procederemmo a modificare il capo di imputazione in omicidio premeditato, commesso da qualcuno che aveva già pianificato il modo di disfarsi del cadavere. Un reato per il quale i tempi della prescrizione sono molto lunghi, lasciandoci la possibilità in qualunque momento di riprendere in mano l’indagine”.

Fonte: Ansa

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