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News dall’Università di Pisa

PISA – Scuola Superiore Sant’Anna e Juventus  insieme per ridurre le emissioni di gas serra. Alla Scuola Superiore Sant’Anna è attivo il Laboratorio SuM – Sustainability Management  dell’Istituto di Management, dove opera un gruppo di ricerca impegnato a unire il mondo dello sport, in particolare del calcio, e della sostenibilità ambientale.

È questo gruppo che supporterà la società bianconera nella quantificazione delle sue emissioni di carbonio di Scope 3 con metodi scientifici e consolidati, sulla base della propria ventennale esperienza nello studio delle cosiddette “impronte ambientali”. 

La prima fase del progetto consisterà in un’analisi di tutte le possibili fonti di emissioni connesse alle attività di Juventus (allenamenti, partite, gestione dello stadio…), mentre la seconda fase stabilirà una specifica metodologia per la classificazione e per il calcolo delle emissioni indirette (approvvigionamenti, accoglienza del pubblico…), in linea con lo standard ISO 14064 e con il protocollo GHG del World Resource Institute. Sono lo standard e il protocollo che definiscono linee guida internazionali per la contabilizzazione dei gas serra.

Il percorso innovativo di applicazione agli eventi sportivi della “carbon footprint” nasce sulla scia delle attività svolte dalla Scuola Superiore Sant’Anna, in particolare dall’Istituto di Management, nell’ambito del progetto europeo Life TACKLE, focalizzato sulla gestione ambientale del calcio professionistico e sullo sviluppo di differenti azioni mirate alla sostenibilità di questo settore come la gestione dei rifiuti, la mobilità dei supporters, i consumi energetici originati dalle partite e la gestione degli stadi. Fin dai primi passi del progetto europeo Life TACKLEJuventus è stato uno dei Club “pionieri” nel 2019 a contribuire al progetto mettendo a disposizione la propria esperienza sullo sviluppo di buone pratiche ambientali, applicate alla gestione dei match, degli allenamenti e delle strutture ad essi funzionali, incluso l’Allianz Stadium.

L’accordo dà il via, oggi, ad un nuovo percorso di collaborazione con Juventus, tra i club più innovativi e all’avanguardia nel panorama del calcio professionistico sul fronte della impegno contro il cambiamento climatico, con l’obiettivo di consolidare il percorso intrapreso e  compiere un ulteriore salto di qualità in termini di sostenibilità e lotta al Climate Change nell’attuazione di iniziative e strategie di frontiera in tema di sostenibilità.

Nella lotta al cambiamento climatico occorre mobilitare tutti i settori della collettività. Per la grande influenza che esercitano sulla società e sulle diverse generazioni, lo sport, e il calcio in particolare, rappresentano una leva di sviluppo per azioni di riduzione dell’effetto serra di formidabile efficacia”, sottolinea Fabio Iraldo, docente co-direttore del laboratorio SuM Sustainability Management dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna.

Le strategie di un club del calibro e del prestigio di Juventus. sono determinanti in questa prospettiva, sia grazie alla limitazione delle proprie emissioni, sia agendo su tutte le attività della filiera, sia infine coinvolgendo i tifosi in scelte e comportamenti sempre più virtuosi e attenti all’ambiente”, commenta Tiberio Daddi, ricercatore responsabile del gruppo di ricerca “Sport e Sostenibilità” attivo nel Laboratorio SuM Sustainability Management dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna.

PISA – «San Rossore apre le porte ai test di ingresso dell’Università di Pisa: una scenografia suggestiva immersa nella natura per gli studenti che dal primo settembre si troveranno ad affrontare le prove per accedere ai corsi a numero chiuso» spiega il presidente del Parco Lorenzo Bani.

Tutto grazie alla collaborazione tra Università di Pisa, Comune di Pisa, Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli ed Alfea che in queste settimane hanno risolto in tempi record i nodi organizzativi, a partire dalle pratiche di nulla osta e di comunicazione alla ASL, facendo tesoro dell’esperienza maturata in grandi eventi come l’endurance mondiale.

Michele Conti, Sindaco di Pisa: «Il ritorno nella nostra città dei test d’ingresso dell’Università di Pisa è un risultato importante e non scontato, frutto di un lavoro di squadra degli enti coinvolti. La nostra Amministrazione fin dall’insediamento ha lavorato affinché si concretizzasse il progetto di riportare a Pisa, nella sua sede naturale, questa importante attività dell’Ateneo. Ne ho parlato a lungo con il Rettore Mancarella che ringrazio per la sensibilità e per l’impegno in favore della nostra comunità. Considero una buona notizia anche che il Parco si apra ad attività strategiche per il nostro territorio, un segnale che auspico trovi continuità nel corso del mandato del nuovo consiglio di amministrazione da poco insediato. L’Università di Pisa, oltre a perseguire le finalità tradizionali della didattica e della ricerca di base, riesce a creare una rete di collegamenti con i vari sistemi in cui si articola la società, da quello economico a quello scolastico che sono fondamentali per la nostra città, soprattutto in un momento storico così delicato come quello che stiamo vivendo. Con questo risultato diamo un primo segnale forte alla città, guardando alla ripartenza autunnale con fiducia e ottimismo»

«Ce l’abbiamo fatta – ha commentato il Rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella – Riportare a Pisa i test d’ingresso ai corsi di laurea ad accesso programmato era una cosa a cui tenevo molto anche per la ricaduta economica che, potenzialmente, questi hanno sul territorio. Basti pensare che lo scorso anno i ragazzi iscritti erano oltre quattromila. La loro organizzazione, peraltro, ha rappresentato un importante banco di prova per la futura ripartenza della città. Siamo in una fase storica di rara delicatezza, in cui serve unire competenze e capacità per far ripartire la nostra città, il suo territorio e dare solidità al suo futuro. L’essere riusciti ad organizzarli in così poco tempo all’interno dell’Ippodromo di San Rossore grazie ad una straordinaria sinergia tra enti che hanno saputo fare squadra per raggiungere un obiettivo comune è un segnale di fiducia forte che diamo alla nostra comunità. Un grande in bocca al lupo alle ragazze e ai ragazzi che accoglieremo a San Rossore, il luogo giusto per iniziare la loro corsa verso un futuro di successo!».

Il presidente di Alfea, Cosimo Bracci Torsi, così commenta l’uso del prato dell’ippodromo con un’installazione mobile nei cui spazi saranno programmate 13 prove divise in 11 date: «L’iniziativa è stata valutata con favore dall’intero consiglio di Alfea. Da tempo questa società si sta muovendo per utilizzare le sue strutture anche verso manifestazioni che, pur non interferendo in alcun modo sulle attività ippiche e svolgendosi nel pieno rispetto dell’ambiente, valorizzino l’area relativa alla nostra concessione».

«Ci sarà la massima attenzione a tutte le sicurezze anti-Covid ed al rispetto dell’ambiente» continua il direttore del Parco Riccardo Gaddi.

Il Comune di Pisa metterà a disposizione una navetta gratuita che porterà a San Rossore dal parcheggio scambiatore di via Pietrasantina, metodo principale per l’accesso per limitare l’accesso di mezzi privati. Per la sicurezza ci sarà un’area filtro anti-Covid con locale per l’isolamento, per l’ingresso un’area identificazione con 15 varchi separati e distanziati ed un’area accesso dedicata alle persone diversamente abili. L’area concorso di 8mila metri quadrati consentirà di raggiungere una capienza fino a 2400 persone mantenendo il distanziamento, con un’adeguata climatizzazione, gruppi elettrogeni insonorizzati ed i necessari impianti tecnologici (wifi, computer, audio e video). L’organizzazione a cura di Alfea mette a disposizione 4 monoblocchi da 10 bagni chimici, servizio antincendio e primo soccorso.

Calendario (11 date, 13 corsi)
Mercoledì 1 settembre Medicina Veterinaria
Venerdì 3 settembre Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria
Giovedì 9 settembre Scienze Motorie
Venerdì 10 settembre Ingegneria Edile Architettura
Lunedì 13 settembre Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute
Martedì 14 settembre Professioni sanitarie
Venerdì 17 settembre Scienze della formazione primaria
Lunedì 20 settembre Specializzazione sostegno scuola infanzia
Lunedì 20 settembre Psicologia clinica e della salute
Giovedì 23 settembre Scienze tecniche delle attività motorie preventive e adattate
Giovedì 23 settembre Specializzazione sostegno scuola primaria
Venerdì 24 settembre Specializzazione sostegno scuola secondaria di primo grado
Giovedì 30 settembre Specializzazione sostegno scuola secondaria di secondo grado

PISA – Fare il punto in vista dell’apertura del nuovo anno accademico anche alla luce della situazione sanitaria. Questo, in sintesi, il tema dell’ultima Conferenza Università-Territorio convocata dalla Presidente, l’assessore Sandra Munno, che si è riunita in remoto lo scorso venerdì 30 luglio. Presente anche il Magnifico Rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella.

«Sono molto soddisfatta degli argomenti trattati da questa riunione – spiega l’assessore Munno -: la CUT è diventata un tavolo di confronto costruttivo e un valore aggiunto per tutte le istituzioni coinvolte. Ci tengo a ringraziare il Rettore Mancarella che ci ha reso partecipi di decisioni importanti per la città. Il confronto fra Università e Comune di Pisa ha portato anche al raggiungimento di obiettivi importanti come il ritorno in città delle selezioni di ingresso ai Corsi universitari nel prossimo autunno. Altri sono in corso di progettazione come pensare a promuovere iniziative che incentivino la vaccinazione tra gli studenti mettendo loro a disposizione strutture dedicate e, in prospettiva, l’istituzione di una figura di riferimento per gli studenti fuori sede come un medico del territorio a cui rivolgersi per ogni tipo di necessità».

«Se l’Università riparte, riparte Pisa – ha commentato al termine della riunione il Rettore, Paolo Mancarella –. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato moltissimo per poter consentire a tutti gli studenti di tornare a seguire in presenza e in totale sicurezza le lezioni, le attività laboratoriali e, in generale, a frequentare gli ambienti della nostra Università. Ho chiesto all’Amministrazione comunale di darci una mano nel reperire spazi aggiuntivi per la didattica, che ci consentirebbero di programmare con maggiore flessibilità gli orari delle lezioni e ho riscontrato in tal senso la disponibilità dell’assessore Munno, che ringrazio. Tra le nuove misure che stiamo valutando, visto l’evolversi della situazione epidemiologica, vi è anche la creazione di un “canale vaccinale” dedicato ai nostri studenti, così da mettere in totale sicurezza una comunità universitaria che ha un peso specifico notevole sul totale degli abitanti della città. Nel frattempo, siamo riusciti a riportare a Pisa i test d’ingresso ai corsi di laurea ad accesso programmato che quest’anno si terranno all’Ippodromo di San Rossore. E questo grazie alla straordinaria sinergia tra Ateneo, Comune di Pisa, Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli ed Alfea. Un altro importante segnale di ripartenza che diamo alla nostra comunità»

Nel corso della riunione è stata analizzata anche la situazione di incertezza legata alla mancata approvazione, al momento, di norme e linee guida nazionali che consentano la ripartenza in sicurezza e indichino con quali modalità si intenderà estendere al comparto scuola-università l’utilizzo del green pass.

Preoccupazione in tal senso è stata espressa anche dal neoeletto Presidente dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana Marco Moretti considerato l’impatto che l’adozione di questo sistema potrà avere su mense, aule studio e residenze studentesche.

All’ultimo punto all’ordine del giorno la conferenza ha discusso di sostegni agli affitti tramite finanziamenti provenienti dal MIUR e dal DSU, con l’impegno da parte di tutte le componenti ad operare affinché aumenti la qualità della offerta delle abitazioni e vi siano controlli vigili per evitare la sovrapposizione di risorse.

PISA – Prosegue l’impegno congiunto degli atenei della Toscana nel formare i professionisti delle strategie di marketing e comunicazione internazionale del vino italiano: sono aperte fino al 4 ottobre le iscrizioni alla nuova edizione, la settima, del master universitario di primo livello “Vini italiani e mercati mondiali, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in maniera congiunta con l’Università di Pisa, l’Università per Stranieri di Siena, l’Università di Siena, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier (AIS).

La partecipazione degli atenei rafforza la qualità e l’ampiezza della proposta formativa e conferma l’interesse delle istituzioni universitarie toscane verso il percorso professionale del master, focalizzato sulle produzioni enologiche nazionali. Il successo del corso è confermato dal trend di inserimento nel mondo del lavoro di chi ha conseguito il titolo nelle precedenti edizioni. Questo corso si è infatti accreditato come punto di riferimento per l’alta formazione nel settore specifico della produzione enologica nazionale.

Il master “Vini italiani e mercati mondiali” forma una figura professionale che, grazie alle conoscenze dei principi della produzione vitivinicola,  dei meccanismi e strumenti della comunicazione e marketing, nonché delle tecniche di degustazione sviluppate durante le attività didattiche, è in grado di contribuire alla diffusione della conoscenza dei vini italiani all’estero, alla loro promozione e affermazione sui mercati mondiali, considerando sia quelli consolidati (Stati Uniti, Germania, Regno Unito) sia quelli in espansione (Cina, Corea, Russia, Brasile, America latina), con una particolare attenzione su paesi “emergenti” come India, Africa, Sud-est asiatico.

Gli “ambasciatori del vino italiano”, formati dal master, sono specialisti in temi riguardanti la conoscenza dei vini italiani – grazie anche alle competenze in degustazione, acquisite all’interno del master con il diploma di sommelier AIS – dei territori che li producono e dei risvolti qualitativi, culturali, socio-economici e commerciali, delle tecniche e delle modalità di comunicazione specifiche per i prodotti enologici. Particolare attenzione è dedicata anche alle caratteristiche e alle tendenze dei diversi mercati mondiali e dei consumatori internazionali.

Chi può partecipare. Il master è diretto a diretto a laureati di primo livello in viticoltura ed enologia, in discipline agrarie-alimentari, economiche, di comunicazione e di marketing o a laureati di primo o secondo livello in altre discipline attinenti al profilo professionale da formare, anche in relazione al percorso e alle motivazioni dei candidati. La richiesta di ammissione è aperta anche a laureandi, i quali abbiano terminato gli esami di profitto prima dell’inizio delle lezioni e che prevedano di acquisire il titolo di accesso nel corso delle attività didattiche del Master. E’ possibile richiedere la partecipazione a singoli moduli o in qualità di uditori. Alcune lezioni si tengono in lingua inglese per favorire l’approccio ai mercati internazionali.

Il placement. Il successo del master è testimoniato dal livello occupazionale di chi ha conseguito il titolo, grazie all’attivazione di rapporti professionali con aziende nelle diverse regioni italiane, che collaborano alle attività formative anche attraverso gli stage.

Il consorzio universitario AlmaLaurea riporta un tasso di occupazione compreso fra il 65 e 90 per cento, entro un anno dal conseguimento del titolo, tra chi ha concluso il master nelle prime quattro edizioni. I molteplici sbocchi professionali riguardano, in particolare, attività di promozione nazionale e internazionale sia per singole aziende sia per marchi collettivi, gestione e responsabilità del marketing, organizzazione di eventi, attività e strategie di comunicazione.

Il mercato italiano e quello mondiale. “Nonostante le naturali oscillazioni, l’Italia continua a mantenere la leadership mondiale in termini di produzione di vino che, anche nella vendemmia 2020, sfiora i 50 milioni di ettolitri – commenta il direttore del master, Pietro Tonutti, docente di viticoltura alla Scuola Superiore Sant’Anna. Un interessante trend, che può avere riflessi a livello di mercati internazionali, è il fatto che i vini bianchi continuano ad essere prevalente sui vini rossi, raggiungendo il 57% della produzione totale. Un altro elemento di interesse è senz’altro rappresentato dal consolidamento delle produzioni Doc/Docg che rappresentano quasi il 45% della produzione totale. Poco meno della produzione nazionale è destinata al consumo interno ed è quindi fondamentale perseguire politiche e strategie di consolidamento del trend positivo dell’export che, pur avendo evidenziato una lieve flessione nel 2020 rispetto all’anno precedente, dovuta anche ad aspetti legati alla pandemia Covid-19, si attesta attorno ai 6.3 miliardi di euro”.

“I mercati europei e nordamericani – prosegue Pietro Tonutti – hanno mantenuto od incrementato (anche in modo marcato, come nel caso di alcuni paesi scandinavi) i livelli di importazioni dei vini italiani, alcune criticità si sono invece manifestate nei mercati asiatici. L’export del vino rappresenta un fattore di assoluta importanza per il settore enologico nazionale con positive ripercussioni anche su altri ambiti ad esso collegati (come il turismo e la promozione più generale del “Made in Italy”). Da qui la necessità di formare figure professionali in grado di creare opportunità e sviluppare nuove strategie aziendali (anche in relazione alle problematiche create dal Covid-19), e di diffondere con successo la conoscenza dei vini italiani, delle numerose Dop (“Denominazioni di Origine Protetta”) e della cultura legata alle tradizioni enologiche e ai diversi territori. Per raggiungere questo scopo – conclude il direttore del master – è necessaria una forte ‘complementazione’ delle competenze viticolo-enologiche e di marketing con quelle più squisitamente di tipo socio-culturale e di comunicazione da integrare con quelle relative allo studio delle caratteristiche dei mercati e delle tipologie dei consumi e dei consumatori internazionali”.

PISA – Un nuovo laboratorio di ricerca di biologia cellulare e citofluorimetria dell’Unità operativa di Anatomia patologica 1 diretta dal professore A. Giuseppe Naccarato è stato inaugurato nei giorni scorsi nei locali della struttura in Santa Chiara, all’interno della storica Scuola Medica.

Nasce dall’esperienza maturata all’estero dal dottor Cristian Scatena, ricercatore in Anatomia patologica e in forze nella medesima struttura, che ha soggiornato al Biomedical Research Centre della University of Salford a Manchester.

La mission del nuovo laboratorio – dichiara Scatena, che ne è responsabile – è di studiare aspetti innovativi della biologia dei tumori quali la caratterizzazione delle cellule staminali tumorali e il loro ruolo nella prognosi e nella risposta ai trattamenti. Verranno quindi allestite colture cellulari primarie, il che significa studiare la biologia del cancro a partire dai pazienti che si rivolgono all’ospedale. È per questo – conclude – che considero il laboratorio figlio di Unipi e Aoup, un luogo di ricerca applicata all’assistenza in cui interessi scientifici comuni tra noi e altri gruppi di studio possano dar vita a collaborazioni solide e fruttuose.

All’inaugurazione del laboratorio – alla cui realizzazione hanno contribuito numerose istituzioni fra cui Banca Italia, Healthy Life Foundation, Lunella Biotech (CA) nonché l’Università di Pisa con il supporto di Aoup – hanno preso parte il professore Riccardo Zucchi, direttore della Scuola di Medicina e il professore Aldo Paolicchi, direttore del Dipartimento di ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina, il direttore generale di Aoup, la dottoressa Silvia Briani e il professore Romano Danesi, direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio 

PISA – Per conoscere l’evoluzione della bionica negli ultimi trent’anni e per tracciare gli obiettivi e le sfide future di questa disciplina, martedì 27 luglio a partire dalle ore 14 l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna organizza il workshop “Bionics Today. Robots and biological systems: a checkpoint of bionics evolution”.

Un momento di confronto e di riflessione al quale parteciperanno alcuni tra i importanti studiosi internazionali di bionica e robotica, sotto la guida di Paolo Dario, docente ordinario dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, e Giulio Sandini, founding director dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il workshop si svolgerà on line sulla piattaforma Web-Ex e sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube della Scuola Sant’Anna al seguente indirizzo: https://youtu.be/PM2MYG_4FNc.

L’EVOLUZIONE DELLA BIONICA DAL 1989 A OGGI

Nel giugno del 1989 Paolo DarioGiulio Sandini e Patrick Aebischer, professore emerito di EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne), organizzarono il workshop “Robots and Biological Systems: Towards a New Bionics?” Erano anni in cui la robotica e la bionica erano ancora discipline pioneristiche, tuttavia molte delle idee e dei contributi che uscirono da quel workshop (e che sono raccolte nel volume “Computer and Systems Sciences Series”) rappresentarono i primi tasselli di quel percorso destinato a rinnovare in maniera profonda la scienza e la tecnologia degli ultimi anni.

Oggi, questo nuovo workshop si pone come prosecuzione ideale dell’evento di 32 anni fa. Due degli stessi tre organizzatori, Paolo Dario e Giulio Sandini, assieme a molti altri illustri colleghi, rifletteranno su come la bionica sia diventata una disciplina centrale per sviluppare macchine e sistemi avanzati ispirati al mondo vivente, fonte inesauribile di spunti per la realizzazione di applicazioni utili agli esseri umani e alla società.

“È bello avere l’opportunità di verificare – commenta Paolo Dario – quanto una nuova disciplina scientifica e tecnologica abbia realmente prodotto 30 anni dopo. Prima del Workshop del 1989, la Bionica era un’area che aveva suscitato interesse e aspettative, soprattutto – bisogna dirlo – in ambito militare ma che era rapidamente decaduta sia per le aspettative forse eccessive che aveva creato sia per una cattiva fama in ambito scientifico che ne aveva gravemente danneggiato la reputazione. Con il Workshop del 1989, un gruppo di giovani ricercatori decise di riprendere le fila e di approfondire, con spirito critico, ma anche di avventura e con lo sguardo rivolto al futuro, quali potessero essere le prospettive scientifiche, tecnologiche, applicative e sociali della Bionica”.

Il workshop sarà anche l’occasione per ripercorrere il contributo scientifico nel suo corso della sua carriera di Paolo Dario, uno dei padri della bionica e della biorobotica in Italia e in Europa.

“Cosa è successo dopo il nostro workshop del 1989? – continua Paolo Dario – Facile verificarlo, e lo faremo con l’evento 27 luglio. Ma è certo che la Bionica ha generato nuova ricerca di frontiera, nuove tecnologie, ispirato e educato molti giovani mediante corsi accademici ufficiali di grande successo, favorito la nascita di nuove riviste scientifiche, e di più”.

IL PROGRAMMA DEL WORKSHOP

Il welcome sarà affidato a Maria Chiara Carrozza, presidentessa del CNR. Il workshop “Bionics Today. Robots and biological systems: a checkpoint of bionics evolution” sarà organizzato attorno a due tavole rotonde che affronteranno i due filoni principali della ricerca bionica: bodyware e mindware.

Alla tavola rotonda “Bodyware and mindware” parteciperanno: Atsuo Takanishi (Waseda University), Toshio Fukuda (Meijo University), Rodney Brooks (Massachusetts Institute of Technology), Marc Raibert (Boston Dynamics), Massimo Bergamasco (Istituto di Intelligenza meccanica, Scuola Superiore Sant’Anna), Kenneth Salisbury (Stanford University), Antonio Bicchi (Università di Pisa), Danilo De Rossi (Centro di ricerca Enrico Piaggio).

La tavola rotonda “Mindware and bodyware” vedrà la presenza di: Pietro Morasso (Istituto Italiano di Tecnologia), Neville Hogan (Massachusetts Institute of Technology), Ferdinando Mussa-Ivaldi (Northwestern University), Giuseppe Casalino (Politecnico di Bari), Concetta Morrone (Università di Pisa), David Burr (Università degli studi di Firenze e CNR Pisa), Ruzena Bajcsy (University of California), Tomaso Poggio (Massachusetts Institute of Technology), Blake Hannaford (University of Washington).

PISA – È ormai decollato il Made Green in Italy, lo schema nazionale volontario sviluppato dal Ministero della Transizione Ecologica per promuovere le eccellenze italiane ad elevata qualificazione ambientale e a ridotto impatto sull’ambiente.

Per presentare le novità principali su questo tema e per illustrare le opportunità oggi garantite dalla certificazione, il prossimo 9 giugno, a partire dalle ore 10:00 in diretta streaming anche sul canale YouTube della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa https://www.youtube.com/user/ScuolaSantanna è in programma il webinar dal titolo “Made Green in Italy – Il decollo operativo dello schema di certificazione dell’eccellenza ambientale dei prodotti italiani e il suo ruolo nella transizione ecologica”.

L’evento, che vedrà fra gli altri la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Transizione Ecologica e della Commissione Europea, sarà inoltre l’occasione per illustrare i risultati ottenuti dal progetto europeo pilota Life EFFIGE (Environmental Footprint for Improving and Growing Eco-efficiency) che, sotto il coordinamento dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha coinvolto quattro filiere produttive di grande rilevanza per il Made in Italy (agroalimentarelegno-arredofonderie e servizio di ristorazione) nella sperimentazione della metodologia PEF (Product Environmental Footprint), il metodo di calcolo dell’impronta ambientale alla base della certificazione Made Green in Italy e che sta accompagnando il sistema produttivo italiano verso la piena attuazione dello schema e la sua valorizzazione competitiva.

«Lo schema Made Green in Italy – dichiara Fabio Iraldo, professore ordinario dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna – è un formidabile strumento per stimolare il miglioramento delle prestazioni ambientali dei prodotti e dei servizi offerti dalle aziende. Vedere riconosciuto l’impegno per la sostenibilità con un marchio che è capace di associare l’eccellenza ‘green’ alla tradizione produttiva del Made in Italy, per di più rilasciato direttamente dal Ministero della Transizione Ecologica, è un’opportunità unica per un’azienda che, grazie a questa duplice leva potrà essere più competitiva sui mercati nazionali e internazionali. Chi ottiene questa certificazione può infatti far valere in modo integrato garanzie di tracciabilità e di sostenibilità ambientale, che rappresentano oggi un fattore determinante per avere successo nei confronti dei consumatori».

Made Green in Italy, che punta a diventare il nuovo standard sulla sostenibilità dei prodotti Made in Italy, rappresenta un tassello chiave nel quadro delle politiche nazionali per la transizione ecologica: la sua adozione intende infatti promuovere modelli sostenibilidi produzione e consumo, contribuendo così ad attuare nel contesto italiano la strategia per il Green Deal e per il Piano d’Azione sull’Economia Circolare dalla Commissione Europea.

Per essere certificato Made Green in Italy, un prodotto deve presentare prestazioni ambientali pari o superiori ai benchmark di riferimento, che vengono stabiliti sulla base di una valutazione effettuata seguendo la metodologia PEF. La certificazione è accessibile ai soli prodotti per i quali esiste una RCP (Regola di Categoria di Prodotto) in corso di validità. Le RCP, che devono essere proposte al Ministero da soggetti pubblici o privati che rappresentano oltre il 50% del fatturato del settore cui appartiene la categoria di prodotto in questione, sono i documenti contenenti le indicazioni metodologiche che definiscono le regole e i requisiti necessari alla conduzione di studi relativi all’impronta ambientale per quella specifica categoria di prodotto.

Grazie all’esperienza maturata nell’ambito del progetto Life EFFIGE, alcune filiere produttive hanno già potuto presentare al Ministero delle proposte di RCP relative a specifiche categorie di prodotto, e sono ora in attesa di ottenere il via libera per permettere alle aziende che operano nei settori interessati di richiedere il marchio per i loro prodotti.

«Le filiere produttive che hanno partecipato al progetto EFFIGE hanno anticipato i tempi verso l’elaborazione delle Regole di Categoria di Prodotto – sottolinea Francesco Testa, professore associato dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna – e alcune di loro hanno anche già presentato le loro proposte al Ministero.Grazie all’importante lavoro condotto durante il progetto EFFIGE, in altri progetti europei (come il Life MAGIS, che vede la Scuola Superiore Sant’Anna come Partner) e nelle parallele azioni di supporto condotte dal Ministero della Transizione Ecologica, quindi, ora le aziende attive nei settori per i quali sono state approvate le RCP possono già certificare i loro prodotti con il marchio Made Green in Italy, con tutti i vantaggi competitivi che una certificazione di sostenibilità ambientale così autorevole può garantire oggi e ancor più in futuro».

Il Progetto Life EFFIGE

Il progetto EFFIGE, finanziato dall’unità Life della Commissione Europea, giunto alle battute finali, ha coinvolto quattro filiere produttive di grande rilevanza per il Made in Italy: agroalimentarelegno-arredofonderie e servizio di ristorazione, all’interno delle quali si è sperimentata l’adozione della Product Environmental Footprint (PEF), un metodo di calcolo dell’impronta ambientale di prodotti e servizi promosso dalla Commissione con la Raccomandazione 179/2013/UE. Le aziende che partecipano al progetto hanno calcolato l’impronta ambientale su alcuni prodotti rappresentativi del proprio ambito di riferimento individuando così le principali categorie d’impatto. In un secondo momento, hanno messo in atto una serie di azioni di miglioramento utili a ridurre l’impatto della produzione e, infine, stanno ricalcolando l’impronta ambientale per valutare l’effettiva efficacia delle misure intraprese.

Il progetto EFFIGE non ha soltanto sviluppato attività scientifiche di calcolo e riduzione dell’impronta ambientale dei prodotti: ha anche definito di strumenti di comunicazione per valorizzare le performance di sostenibilità raggiunte e rendere il metodo PEF versatile, duttile e applicabile a tutte le imprese, specialmente alle PMI. Fra questi strumenti, i principali sono:

1.       PEFStarter, uno strumento online che propone un percorso informativo personalizzato sugli aspetti principali del metodo PEF, al termine del quale viene elaborato un report scaricabile contenente le informazioni critiche ricevute

2.       Life Cycle Communication Tool, uno strumento che permette di rielaborare con equivalenze di facile comprensione i risultati che emergono dai complessi indicatori con i quali si calcola l’impronta ambientale di un prodotto nel suo intero ciclo di vita: dall’ideazione, alla produzione e all’uso, fino allo smaltimento.

3.       Linee guida per la PEF Communication, un documento che mira a fornire un supporto per la comunicazione ambientale di prodotto e le iniziative di green marketing. Il documento illustra i principi da rispettare per fare una comunicazione ambientale metodologicamente corretta e di facile comprensione, fornendo anche diversi esempi concreti di comunicazione rintracciati sul web.

  I partner del progetto

L’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, che coordina il progetto, propone programmi di formazione e ricerca focalizzati su questioni rilevanti per le istanze di modernizzazione e innovazione del Paese. Sono due le finalità principali dell’Istituto di Management: declinare il management dell’innovazione con riferimento all’industria e al settore dei servizi privati e pubblici; fornire contributi originali dal punto di vista della produzione scientifica e apporti al settore pubblico e alle imprese in termini di conoscenze e formazione di competenze qualificate.

ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, partner tecnico del progetto, è un ente pubblico finalizzato alla ricerca, all’innovazione e alla fornitura di servizi avanzati nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Assofond, Associazione Italiana Fonderie, è l’organizzazione industriale di categoria che rappresenta le principali imprese italiane del settore. Fondata nel 1948, aderisce a Confindustria e alla European Foundry Association (CAEF), contando circa 200 aziende associate.

Consorzio Agrituristico Mantovano è una rete di 350 aziende agricole e agrituristiche sorta nel 1998. Ha sede a Mantova e svolge attività di promozione integrata delle risorse di turismo rurale e dei prodotti di fattoria delle campagne mantovane e lombarde.

CAMST è la più grande azienda di ristorazione a capitale interamente italiano, con un fatturato di 507 milioni di euro e 10.560 dipendenti (dati bilancio 2016). È specializzata in tutti i settori della ristorazione, dalla collettiva a quella commerciale.

FederlegnoArredo, fondata nel 1945, è parte di Confindustria e rappresenta le imprese italiane che operano nel settore del legno-arredo: una filiera economica integrata che, dalla materia prima al prodotto finito, crea un flusso di prodotti ad alto valore aggiunto.

PISA – Il progetto del Dott. Carlo Rindi Nuzzolo è risultato tra il top 5% dei vincitori del programma Marie Skłodowska-Curie Actions Global Fellowships dell’Unione Europea con un giudizio finale di 96.60/100, in un anno altamento competitivo per il numero record delle domande per borse di ricerca (11,573 in totale, +17% rispetto al 2019).

Il progetto “Cartonnage Regionalism in the Ateliers of the Fayum Territory” (CRAFT), investigherà reperti funerari egizi, tra cui maschere di mummia, del periodo Greco-Romano in musei internazionali. Lo studio interdisciplinare utilizzerà ricostruzioni 3D e innovative analisi di laboratorio non invasive per esaminarne la manifattura e approfondirne le caratteristiche stilistiche nel contesto socio-culturale di produzione.

Il progetto, della durata di 3 anni, è sostenuto dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (CNR-ISPC) e si svolgerà per 1 anno a Catania e per 2 anni presso la University of California a Berkeley

Le Borse Marie Curie sono tra i più autorevoli finanziamenti finalizzati a promuovere lo sviluppo e l’innovazione in Europa tramite progetti di post-dottorato. Il programma Global include un periodo di ricerca in istituti di eccellenza extra-europei per un periodo da 12 a 24 mesi, dove il ricercatore potrà acquisire nuove competenze in istituti di eccellenza nel campo, da poi consolidare e trasferire in Europa.

Carlo Rindi Nuzzolo, archeologo specializzato in egittologia, ha studiato presso le Università di Firenze e Pisa e ha lavorato come ricercatore presso la Monash University di Melbourne, dove ha ottenuto il dottorato di ricerca. Recentemente, è stato Lead Curator presso il British Museum nell’ambito di un progetto contro il traffico e la vendita illecita di oggetti antichi in collaborazione con esperti di beni culturali, musei e forze dell’ordine. È membro del progetto archeologico internazionale Dakhleh Oasis Project, che opera nel deserto occidentale egiziano. 

PISA – L’Azienda regionale per il Diritto allo Studio Universitario mette a disposizione dei contributi finanziari per le migliori foto scattate dagli studenti universitari degli atenei della Toscana sui servizi aziendali del DSU: residenze, mense e sportelli.

Ciascuno dei tre contributi monetari in palio sono destinati agli autori delle istantanee più belle e rappresentative degli interventi DSU effettuati nella sede di Firenze, di Pisa e di Siena. Gli studenti dovranno cogliere gli aspetti artistici degli spazi e dell’architettura delle strutture scelte e anche i momenti aggregativi e della vita sociale che vi si svolgono all’interno. Gli elaborati dei vincitori saranno utilizzati prevalentemente nelle gallery fotografiche del nuovo sito internet istituzionale che sarà presto on line.

Possono partecipare all’iniziativa gruppi studenteschi di fatto composti da almeno 10 studenti universitari e associazioni studentesche legalmente riconosciute composte da almeno 5 studenti universitari; tutti i componenti devono essere regolarmente iscritti agli atenei e istituzioni universitarie legalmente riconosciute della Toscana.

Ogni gruppo e associazione studentsca può partecipare soltanto per la propria sede di appartenenza, presentando almeno 6 foto per ogni mensa, 6 per ogni residenza e 5 tra sedi amministrative e sportelli studenti.

I tre contributi finanziari ammontano ad euro 600 per il gruppo o associazione prima classificata, euro 400 per secondo classificato ed euro 200 per il terzo classificato

Le foto devono essere inviate entro e non oltre il 15 giugno 2021 utilizzando l’apposita scheda di partecipazione da inoltrare all’indirizzo protocollo@dsu.toscana.it.

Per maggiori informazioni sul bando e le modalità di partecipazione consultare il sito www.dsu.toscana.it

PISA – Il libretto di studenti e studentesse dell’Università di Pisa è attivo sull’App IO. L’ateneo pisano è il primo in Italia a rendere disponibile un servizio sulla app come indicato dal decreto semplificazione dello scorso luglio.

Coloro che sottoscriveranno il servizio riceveranno direttamente le notifiche della registrazione dei risultati della valutazione degli esami di profitto attraverso la App e potranno visualizzare lo stato del proprio libretto elettronico in modo sicuro e riservato.

Siamo molto orgogliosi di questo primato che non solo conferma l’attenzione del nostro Ateneo per tutto quello che riguarda le nuove tecnologie, ma apre la strada a una serie di servizi personalizzati che intendiamo offrire ai nostri studenti – ha commentato Paolo Mancarella Rettore dell’Università di Pisa – Si tratta di un passo importante anche perché avviene nel primo anno in cui il nostro Ateneo non rilascia più il libretto cartaceo per la registrazione dei risultati degli esami di profitto, ma non solo. Con l’attivazione del libretto degli studenti sulla App IO il nostro Ateneo vuole contribuire concretamente all’attuazione della strategia nazionale di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione così da favorire il dialogo tra questa e i cittadini, in particolare con la popolazione più giovane

Il servizio è stato implementato interamente dal nostro ateneo grazie al lavoro di Antonio CisterninoDavide Borgioli, e Giuseppe Maccioni

PISA – Nasce alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa la prima piattaforma di giustizia predittiva, con un progetto che mira a sviluppare una metodologia di analisi del materiale giurisprudenziale coniugando tecniche di “machine learning” e analisi dei “big data”. Sviluppi e aggiornamenti sono già disponibili all’indirizzo www.predictivejustice.eu,

il sito realizzato dal Lider Lab (Laboratorio Interdisciplinare Diritti e Regole, con il coordinamento di Giovanni Comandé, docente di Diritto privato comparato, dell’Istituto Dirpolis _ Diritto, Politica e Sviluppo della Scuola Superiore Sant’Anna), in collaborazione con il dipartimento di eccellenza EMbeDS (Economics and Management in the era of Data Science), la cui infrastruttura informatica e computazionale è in grado di “gestire flussi continui di grandi basi di dati e supportare sofisticati modelli di intelligenza artificiale per l’elaborazione e la comprensione del linguaggio giuridico”, come sottolinea Daniele Licari, data scientist di EMbeDS.

Il progetto aveva preso il via nel 2019 grazie alla collaborazione tra il Lider Lab dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna e il Tribunale di Genova, alla quale è seguita la recente stipula della convenzione con il Tribunale di Pisa per lo sviluppo di protocolli di anonimizzazione e pseudonimizzazione del materiale di carattere giurisprudenziale. Sulle potenzialità del progetto la presidente del Tribunale di Pisa, Maria Giuliana Civinini commenta: “La conclusione di questa convenzione, ritardata dall’emergenza sanitaria da Covid-19, segna un momento importante per lo sviluppo del progetto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per le prospettive della ricerca giurisprudenziale e per il nostro Tribunale. È stato previsto l’utilizzo delle decisioni archiviate nei sistemi informatici del nostro tribunale per sperimentare e mettere in atto un programma di anonimizzazione in vista della costituzione di un archivio di giurisprudenza di merito navigabile con modalità semantiche”. “La finalità – spiega la presidente Civinini – è offrire un duplice supporto e servizio a professionisti, cittadini e giudici. Professionisti e cittadini potranno avere una migliore e più accessibile conoscenza della giurisprudenza e la possibilità di valutare la potenziale soluzione di un determinato caso, mentre i giudici potranno conseguire una conoscenza più approfondita, perché analizzabile in modo aggregato, per ragioni delle decisioni e per soluzioni, della giurisprudenza in materie sensibili come quelle relative all’assegno di mantenimento in caso di separazione e divorzio o alla liquidazione del danno alla salute. Questo consentirà di adottare decisioni più consapevoli che garantiscano e realizzino al massimo grado i principi di equità, uguaglianza di trattamento e corretta presa in considerazione delle problematiche coinvolte”.   

Attraverso l’analisi realizzata dall’intelligenza artificiale, al giudice che ne fa uso sarà infatti possibile ricostruire orientamenti, tendenze comuni e prassi della giurisprudenza: “Si tratta di automatizzare e generalizzare una metodologia già sviluppata e in uso presso l’Osservatorio sul danno alla persona in materia di risarcimento del danno – commenta Giovanni Comandé che aggiunge: “Introdurre un meccanismo di accesso arricchito semanticamente ai dati giurisprudenziali – aggiunge il docente – assieme alla spiegazione del ragionamento giuridico avrà un effetto dirompente per magistrati, policy maker, accademici. Scontate diventano anche le ricadute in termini di riduzione del contenzioso e possibilità di soluzioni concordate tra le parti in causa”.

In concomitanza con il lancio del sito di Giustizia Predittiva, il Lider Lab dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna annuncia anche di aver rinnovato il proprio sito: www.lider-lab.it presenta adesso una maschera di navigazione più agile per orientarsi tra le attività di ricerca, formazione e terza missione svolte nelle sei aree di ricerca (proprietà intellettuale, governo dell’intelligenza artificiale e diritto, privacy, diritto e governance dei dati, diritto alla salute, diritto delle relazioni familiari, responsabilità civile e assicurazione) anche attraverso progetti internazionali. Ampio spazio è poi riservato alla formazione per i professionisti con l’offerta di corsi, seminari e webinar.

PISA – La versione definitiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo Draghi fa significativi passi indietro rispetto alla precedente bozza per quanto riguarda diritto allo studio e tasse universitarie e giovedì 13 Maggio gli studenti e le studentesse sono scesi in piazza, radunandosi davanti al Rettorato dell’Università di Pisa, per esprimere il proprio dissenso.


Carlotta Ceccarelli, del collettivo di rappresentanza studentesca Sinistra per… dichiara: “Nella versione definitiva del PNRR è stato completamente eliminato l’ampliamento della no tax area per le tasse universitarie e contestualmente sono stati ridotti i finanziamenti complessivi per il diritto allo studio da 900 milioni a 500 milioni. Una scelta inaccettabile in un momento in cui stanno emergendo tutte le difficoltà economiche causate dalla pandemia a famiglie e studenti. Si prevede inoltre un forte ingresso dei privati nella realizzazione e gestione delle residenze universitarie: crediamo che un servizio pubblico indirizzato al supporto del diritto allo studio non possa intrecciarsi con gli interessi e la ricerca di profitto dei privati, che quindi sarebbero i reali beneficiari dei finanziamenti del PNRR. Come componente studentesca non siamo stati minimamente coinvolti nella definizione delle misure che riguardano il nostro futuro e oggi siamo scesɜ in piazza per ribadire le nostre priorità e per dire al Governo: non tagliateci fuori”.


Alice Caliendo di Sinistra per.. aggiunge: “La pandemia e la crisi economica derivante hanno evidenziato quanto il sistema universitario, dopo decenni di tagli, sia precario e accessibile solo a chi dispone di sufficienti mezzi economici. Basti pensare che la contribuzione studentesca è aumentata del 60% dal 2005 al 2015. A poco sono serviti i finanziamenti effettuati lo scorso anno con il DL Rilancio perché gli Atenei potessero erogare bandi per l’attribuzione di dispositivi elettronici e ridurre la contribuzione studentesca. Riteniamo che l’unico modo per migliorare la società in cui viviamo sia assicurare una formazione valida e totalmente gratuita e per questo chiediamo da anni, a livello nazionale, un vero rifinanziamento dell’Università e del mondo della formazione. La pandemia non ha fatto altro che evidenziare e mettere in crisi le già scarse risorse dei singoli Atenei che dopo decenni di definanziamento, si ritrovano a corto di docenti, di spazi, di risorse.Servono politiche che riducano il costo dei canoni di locazione, così come delle convenzioni per la gratuità dei trasporti, servono più alloggi per la componente borsista così che ognuno, a prescindere dalla propria disponibilità di reddito, possa permettersi di rientrare in università. Nella didattica che vogliamo la componente studentesca è messa nelle concrete condizioni di disporre di tutte le risorse necessarie per l’apprendimento, sia fisiche che digitali, perché sia in grado di frequentare serenamente e di studiare bene e la versione definitiva del PNRR non va certo in questa direzione.

PISA – Anche un’epidemia può essere considerata un evento “Cbrn”, acronimo che ne sintetizza l’origine chimica, biologica e radio-nucleare? Esistono e quali sono, inoltre, gli obblighi internazionali relativi alla loro gestione? Intorno a questo argomento si costruisce il progetto di ricerca “Cbrn-Italy, finanziato dal bando Prin 2017 del Ministero dell’Università e Ricerca, con il coordinamento scientifico di Andrea de Guttry, docente di Diritto internazionale dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica e Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Partecipano al progetto le Università di Bologna, di Torino e di Firenze. Le attività del progetto, che ha preso il via ufficiale il primo marzo 2020, hanno in qualche modo anticipato le nuove urgenze e le possibili emergenze cui la società globale è esposta, prima fra tutte la pandemia da Covid-19. Tra le azioni di questo progetto di ricerca è previsto, per martedì 13 (inizio ore 9.30) e per mercoledì 14 aprile (inizio ore 9.00), il primo seminario su “Obblighi Internazionali relativi ad eventi di origine chimica, biologica, radio-nucleare”, durante il quale è prevista la presentazione dei risultati preliminari delle attività di ricerca.

Obiettivo del progetto “Cbrn-Italy” è esaminare il quadro normativo internazionale rilevante per gli eventi che comportano un rischio chimico, biologico e radio-nucleare e il livello di implementazione degli obblighi internazionali nel contesto italiano, temi al centro del seminario di martedì 13 e mercoledì 14 aprile. Durante il primo anno di attività, i ricercatori hanno definito l’ambito di riferimento del progetto, ampliando il concetto di rischio chimico, biologico e radio-nucleare anche per eventi accidentali e naturali (come possono essere appunto un’epidemia o una pandemia) e chiarendo le fasi del ciclo di gestione dell’emergenza, dalla prevenzione, alla preparazione, alla risposta alla successiva ripresa. I ricercatori hanno anche mappato gli obblighi internazionali e regionali applicabili alle diverse fasi di un evento del genere.

Da adesso e per i prossimi due anni, sino alla conclusione del progetto, l’ambito principale della ricerca è dedicato all’implementazione degli obblighi sovranazionali in Italia e all’elaborazione di raccomandazioni utili a migliorare i quadri normativi e operativi a livello nazionale e sovranazionale.

La pandemia con cui siamo obbligati a convivere da ormai più di un anno – spiega Andrea de Guttry, in qualità di coordinatore del progetto – sta facendo emergere con forza molti aspetti di cui ci stiamo occupando, come l’importanza di capire le necessità di ogni singola fase di un’emergenza, dalla prevenzione sino alla fase finale di ripresa. Un obiettivo fondamentale è comprendere fino a che punto gli strumenti normativi e di policy elaborati a livello internazionale, che spesso rendono esplicite le necessità delle singole fasi tramite l’imposizione di obblighi o la proposta di raccomandazioni, siano implementati a livello nazionale”.

L’incontro di martedì 13 e mercoledì 14 aprile si tiene sulla piattaforma Webex. Per iscriversi e per seguire i lavori è sufficiente contattare Silvia Venier, all’indirizzo silvia.venier@santannapisa.it.

PISA – Permettere alle studentesse e agli studenti universitari beneficiari di borsa semestrale 2020/2021 in scadenza di poter continuare a fruire gratuitamente dei servizi alloggio e mensa fino all’esame finale per il conseguimento del titolo, senza ulteriori disagi che si aggiungano a quelli già causati dalla pandemia.

E’ questo lo scopo della delibera approvata oggi dalla Giunta regionale su proposta dell’assessora regionale a università e ricerca Alessandra Nardini.

Sappiamo bene che le studentesse e gli studenti hanno vissuto un anno molto complicato e per questo – afferma l’assessora – considerato il permanere dell’emergenza sanitaria e conseguentemente le oggettive difficoltà e rallentamenti che questa situazione ha provocato nei percorsi di studio, chiediamo all’Azienda DSU di provvedere a prolungare, in via straordinaria, il sostegno ai borsisti semestrali per facilitarne la permanenza nelle città universitarie e per consentire loro di cogliere l’opportunità rappresentata dall’ultima sessione di esame per il conseguimento del titolo prorogata a giugno 2021 con il decreto ‘Milleproroghe’.
La Regione Toscana, ancora una volta, dimostra che il diritto allo studio è un pilastro delle nostre politiche
“.

Con l’adozione di questa delibera la Giunta regionale ha dato indirizzo all’Azienda per il diritto allo studio universitario di prorogare a favore dei borsisti semestrali dell’anno accademico 2020/21 la fruizione gratuita dei pasti nel numero giornaliero previsto dal loro status (fuorisede oppure in sede/pendolare) e la conservazione gratuita del posto alloggio assegnato sino ai 10 giorni successivi alla data di svolgimento dell’esame finale per il conseguimento del titolo e comunque non oltre la data del 30 giugno 2021.
Senza questa proroga, invece, i borsisti semestrali avrebbero mantenuto la fruizione gratuita dei servizi sino al 31 marzo; successivamente a tale data e sino a settembre avrebbero potuto fruire dei servizi, ma a pagamento.

Si intende cioè dare ai borsisti semestrali un sostegno straordinario per facilitarne la permanenza nelle città universitarie e per consentire loro di cogliere l’opportunità rappresentata dall’ultima sessione di esame per il conseguimento del titolo prorogata a giugno 2021 dal decreto legge 183/2020.


Il decreto Legge n. 31 dicembre 2020, n. 183 (“Milleproroghe”) convertito con legge 26 febbraio 2021, n. 21, nell’articolo 6 comma 7 bis dispone infatti che, in deroga alle disposizioni dei regolamenti di ateneo, l’ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relativamente all’AA 2019/20 sia spostata al 15 giugno 2021. Gli Atenei si sono adeguati a tale norma spostando l’ultima sessione di esame di laurea utilizzabile dagli iscritti per l’AA 2019/20 da aprile 2021 a giugno 2021. La ratio della norma è evidentemente quella di consentire ai laureandi/dottorandi iscritti all’AA 2019/20 di poter conseguire il titolo nell’AA 2019/20, senza cioè dover corrispondere alle Università le tasse di iscrizione per il successivo anno accademico.

Per quanto tale misura del “Milleproroghe” relativa all’AA 2019/2020 non abbia un nesso diretto con i benefici DSU per l’AA 2020/21, si è ritenuto di tenere conto di questa opportunità offerta alle studentesse e agli studenti.

Anche in questo caso, condividendo con Regione Toscana la necessità di mantenere alta l’attenzione alle difficoltà e necessità degli studenti in questo momento di emergenza sanitaria  – aggiungono il presidente Marco Moretti e il direttore Francesco Piarulli del DSU Toscana – attiviamo ulteriore sostegno concreto verso studenti borsisti fuori sede che, ad un passo dal loro traguardo, hanno la necessità di permanere ancora per qualche settimana o mesi presso le sedi didattiche per frequentare biblioteche, docenti di riferimento o che non hanno possibilità di tornare a casa o perché non dispongono di spazi o strumenti adeguati a gestire attività a distanza. Un sostegno costante che il DSU sta garantendo in varie forme dall’inizio della pandemia, non solo attraverso l’erogazione costante dei servizi ordinari, ma anche tramite misure straordinarie con la concessione di contributi monetari aggiuntivi agli studenti per far fronte alla grave emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Atti concreti – concludono – che confermano la linea adottata durante questo anno di pandemia dall’Azienda DSU, con il supporto dell’Assessorato regionale competente, di implementare gli interventi per gli universitari e le loro famiglie portando avanti in parallelo l’attività ordinaria e garantendo la sicurezza degli studenti e dei lavoratori.

PISA – Un nuovo tipo di muscolo artificiale che può essere impiegato per il movimento di robot di piccole dimensioni è stato sviluppato da un team di ricercatori guidato da Marco Fontana, docente leader del gruppo “Robotic mechanisms and materials” del Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP (Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, insieme a colleghi dei Dipartimenti di Ingegneria Industriale delle Università di Trento e di Bologna.

Il principio di funzionamento di questo nuovo tipo di muscolo artificiale – ininglese Ebm, acronimo di Electrostatic bellow muscle – si basa su una struttura che ricorda il mantice di una fisarmonica che il musicista fa allungare e contrarre. Nel caso dell’Ebm questo movimento è invece prodotto da forze di attrazione elettrostatica.

Il video

La nuova tecnologia è stata presentata in un articolo pubblicato mercoledì 24 febbraio sulla rivista “Science Robotics”. Il gruppo di ricercatori spiega come il concetto alla base (una struttura che ricorda il mantice di una fisarmonica) può essere impiegato per produrre muscoli artificiali con dimensioni di pochi centimetri dalle caratteristiche simili a quelle dei muscoli umani, che raggiungono velocità e dimostrano forze molto elevate rispetto alle loro dimensioni. Possono infatti sollevare carichi fino a 100 volte il loro peso. Questi innovativi “muscoli artificiali” possiedono tre caratteristiche che i ricercatori definiscono “molto promettenti” per realizzare nuovi sistemi robotici ma anche per diverse altre applicazioni.

La prima caratteristica dell’Ebm è la sua “multifunzionalità”, ossia la capacità di integrare, in unico sistema, funzionalità che di solito richiedono diversi dispositivi. L’Ebm si contrae sulla base di uno stimolo elettrico, ma può essere impiegato anche come una pompa, che fa circolare un fluido per dare movimento, ad esempio, a un robot. Al tempo stesso, il muscolo artificiale può anche diventare un generatore che permette di riciclare l’energia durante le fasi di frenata, aumentando la durata della batteria del sistema, proprio come avviene per le auto elettriche. In seconda istanza, questi muscoli sono versatili perché, grazie alla loro struttura modulare, hanno la capacità di essere adattati con facilità a diverse tipologie e specifiche di movimento. Infine, come terza caratteristica, questi muscoli rappresentano una tecnologia di attuazione (movimento) a basso costo in quanto le sottili pellicole di materiale polimerico (plastiche) impiegate per realizzarli risultano assai economiche e i relativi processi di fabbricazione sono replicabili su larga scala per avviare una produzione in serie.

A oggi siamo impegnati – spiega Marco Fontana a nome del team di ricerca – in un ulteriore miglioramento delle prestazioni di questi dispositivi con l’utilizzo di nuovi materiali, come polimeri biodegradabili ad alte prestazioni, e attraverso lo studio di processi di fabbricazione avanzati. Stiamo già dialogando e valutando collaborazioni con varie aziende

PISA – Presentato mercoledì 17 febbraio 2021 agli organi di Informazione – alla presenza dell’Assessore Regionale con delega ai Rapporti con le Università Alessandra Nardini, del Sindaco di Pisa Michele Conti e del Magnifico Rettore dell’Università di Pisa Prof. Paolo Mancarella – lo stato dell’arte dell’immobile posto in via Paolo Semeraro, località Pisanova, e destinato, ad ultimazione dei lavori, prevista entro la prossima estate, ad accogliere 242 studenti, grazie ad una capacità ricettiva costituita da 102 camere doppie e 38 singole, di cui 9 camere sono attrezzate per ospitare 13 persone affette da disabilità.

di Giovanni Manenti


Un complesso costruito su di un terreno acquisito sin dal 2003 grazie ad un accordo tra il Demanio e l’allora Azienda Regionale DSU (Diritto allo Studi Universitario) di Pisa per la concessione perpetua ad uso gratuito, con l’intenzione di costruirvi una nuova Residenza Universitaria, lavori poi iniziati, dopo l’avvenuta approvazione dei finanziamenti e del relativo progetto presentato dall’Impresa appaltatrice “Edificanda Srl” di Latina, nel novembre 2016 e del quali, pur con un’interruzione di circa 18 mesi per problematiche di tipo burocratico/amministrativo, cui si sono aggiunte le difficoltà legate all’emergenza sanitaria in atto, si prevede l’ultimazione nei prossimi mesi di giugno/luglio 2021, così che la struttura possa essere messa a disposizione degli studenti ad inizio anno 2022.

Il tutto per un costo complessivo di oltre 14milioni di €uro compresa IVA, oltre a poco più di un altro milione di €uro per gli arredamenti, sostenuto in parte dal contributo di oltre 6,3milioni di €uro messo a disposizione dal MIUR ed in parte da risorse regionali e del DSU, mentre nel computo del corrispettivo da riconoscere alla “Edificanda Srl” stabilito dal capitolato d’appalto è prevista la cessione in conto prezzo di due strutture del patrimonio aziendale di DSU, una delle quali, la “Residenza Campaldino”, attiva con 48 posti letto.

Un investimento, pertanto, che al suo completamento incrementerà sino a 1.768 i posti letto disponibili per gli studenti universitari rispetto agli attuali 1.574, una cifra che permetterà di accorciare le tempistiche di scorrimento delle graduatorie alloggi sul territorio pisano, nel mentre il Patrimonio Residenziale pubblico del DSU (comprese le strutture di Firenze) ammonterà ad oltre 4.800 alloggi riservati ad universitari, così da rendere l’Ente della Toscana uno dei primi tre soggetti a livello nazionale quale erogatore di servizi per il Diritto allo Studio per numero di alloggiati.

L’assessore regionale Alessandra Nardini

Di come sta procedendo l’ultimazione della struttura, non può che essere soddisfatta l’Assessore Regionale Alessandra Nardini, che così commenta: “si tratta di un intervento molto importante che va ad aumentare i posti letto a disposizione di studenti di ambo i sessi, e da parte nostra, nei pilastri delle Politiche Regionali, abbiamo inserito il Diritto allo Studio – in questo caso trattasi del Diritto allo Studio Universitario – e, personalmente, credo che investire in istruzione, formazione, Università e ricerca significhi farlo in un’ottica futura per la Toscana, il nostro territorio e la Provincia di Pisa, ma anche per il Paese, poiché sappiamo bene quanto dalle nostre Università escano eccellenze che poi molto spesso restano in queste zone, per fortuna, ma anche altrove nel Paese, in modo da tenere alto il buon nome della nostra Regione e dei suoi Atenei. Non a caso, conclude l’Assessore, solo qui nella nostra zona possiamo vantare la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Pisa, mentre la Regione Toscana ha sette fiori all’occhiello da questo punto di vista e non possiamo che esserne logicamente orgogliosi ed il fatto che molte studentesse e studenti vengano a formarsi da fuori regione è la chiara dimostrazione che qua vi è un’offerta sicuramente eccellente, unita a servizi di elevata qualità, e su questo noi vogliamo continuare a scommettere chiedendo al nuovo Governo (come già fatto con il precedente …) che una parte dei Fondi che arriveranno dall’Europa sia destinata ad interventi che guardano al futuro, di cui il Diritto allo Studio non può che rappresentare una priorità“.

Il Sindaco di Pisa Michele Conti
Il Rettore Paolo Mancarella

Un Diritto allo Studio Che è uno dei temi particolarmente cari al Prof. Paolo Mancarella, Rettore dell’Università di Pisa, il quale ha tenuto a sottolineare: “La nuova struttura non è altro che un ulteriore tassello di un percorso che la Regione Toscana, la città e l’Università di Pisa hanno intrapreso oramai da anni, ed è nostra volontà quella di garantire a tutti il Diritto allo Studio universitario, compresi quei ragazzi e ragazze che provengono da famiglie disagiate, cosa che facciamo attraverso interventi come questo ed una politica di contribuzione universitaria che cerca di mantenere un livello molto basso per le fasce meno abbienti, tutti piccoli interventi che ogni Istituzione può dare per garantire un diritto primario come è quello dell’istruzione“.

L’Università di Pisa, conclude il Prof. Mancarella, “tradizionalmente attrae molti studenti provenienti da fuori Regione e questo – lasciatemelo dire con un pizzico d’orgoglio – anche per la qualità dell’offerta formativa che siamo in grado di fornire agli studenti in tutte le varie branche del sapere, dalle materie umanistiche a quelle mediche e scientifiche, come conferma il fatto che i nostri laureati, una volta inseriti nel mondo del lavoro, risultino sempre molto apprezzati per la loro preparazione di base, tant’è che ora non ci resta che augurarci che, ad avvenuto completamento di questa nuova struttura di accoglienza, ci si sia lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria in atto e che dall’anno prossimo si possa tornare a quella normalità che tutti noi auspichiamo per riprenderci le nostre vite, soprattutto per il futuro dei nostri giovani“.

PISALo sviluppo di nuovi modelli per valutare i rischi finanziari connessi al cambiamento climatico e per definire il ruolo delle banche centrali nella loro gestione è al centro di un progetto, finanziato dall’International Network for Sustainable Financial Policy Insights, Research and Exchange (Inspire) attraverso un “research grant”, che vede impegnati ricercatori, in team, provenienti da Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Rff-Cmcc European Institute on Economics (Milano)Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti ClimaticiUniversità BocconiPolitecnico di Milano.

  L’attenzione delle banche centrali per i rischi connessi al cambiamento climatico è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni. A dicembre 2017 viene creato il “Network for Greening the Financial System” (Ngfs), istituzione che comprende le maggiori banche centrali – come quelle di Francia, Spagna, Italia, Giappone, Germania –  e i più importanti istituti di regolamentazione finanziaria e che coadiuva Inspire nel finanziamento dei progetti di ricerca più promettenti per coinvolgere il sistema finanziario nel contrastare i cambiamenti climatici.

  Perfino la presidente della Banca centrale europeaChristine Lagarge, in un suo intervento a fine gennaio 2021, aveva sollecitato le banche centrali a contribuire alla lotta al cambiamento climatico, a saperne comprendere i rischi e a sfruttarne le opportunità che ne derivano. Al progetto a cui contribuisce il team di ricercatori italiani, si chiede di contribuire a questo dibattito studiando come banche centrali e governi possano co-gestire le conseguenze del cambiamento climatico e della “transizione verde” per il mondo della finanza e per le dinamiche macroeconomiche.

  “Esistono due principali classi di rischi – spiega Francesco Lamperti, a capo del progetto e ricercatore presso l’Istituto di Economia e il Dipartimento di Eccellenza EMbeDS (Economics and management in the era of data science) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e scientist presso l’Rff – Cmcc European Institute on Economics and the Environment di Milano – che il cambiamento climatico pone sul sistema finanziario. Una è legata agli impatti fisici: si pensi alle perdite di valore degli immobili a causa di inondazioni o uragani, un’altra riguarda le instabilità che la transizione stessa può creare, soprattutto in settori altamente finanziarizzati come quelli ancora dipendenti in maniera massiccia dal carbone. Il problema principale – prosegue Francesco Lamperti – è che mancano modelli in grado di offrire valutazioni integrate di entrambe le classi di rischi e, soprattutto, che permettano di testare quali meccanismi di politica fiscale e monetaria siano necessari per gestirli”.

  Il progetto vuole infatti di sviluppare un nuovo modello macroeconomico, capace di analizzare sia i rischi fisici che quelli di transizione, finora analizzati in maniera disgiunta dalla letteratura, per il sistema finanziario globale. “Durante il prossimo anno svilupperemo un nuovo approccio alla modellizzazione del rischio climatico per le dinamiche macroeconomiche – conclude Francesco Lamperti – e, in particolare, cercheremo di capire come la politica fiscale, la politica monetaria e quella macroprudenziale possano interagire in maniera sinergica per garantire una transizione rapida e ordinata verso un’economia a zero emissioni entro il 2050”.

  Qui il link ai risultati della “Call for proposals” che ha visto finanziato il progetto del gruppo di ricercatori italiani: https://www.climateworks.org/wp-content/uploads/2021/02/INSPIRE-Call-4-Awardees.pdf

PISA – “L’università non riapre con le elezioni in presenza. E questa è l’ennesimo duro colpo all’economia pisana”. Per la presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini la decisione dell’università aggrava ulteriormente lo stato di salute delle imprese, negozi, attività commerciali, locali pubblici: “Commercio, servizi, consumi, si perderanno milioni di euro”.

L’annuncio ci ha colto di sorpresa, anche alla luce di quanto accaduto lo scorso anno. Allora abbiamo manifestato sotto il Rettorato con gli imprenditori, rivendicando attenzione e rispetto per le migliaia di attività commerciali che lavorano con e per l’università, fornendo una pluralità di servizi fondamentali a migliaia di studenti, docenti, personale tecnico. Allora non fummo neanche ricevuti dal Magnifico Rettore, ma una compromesso fu comunque trovato nel ripartire con i corsi in presenza a partire dal 2021. E invece, sembra proprio che non sarà così”.

Il quadro è molto preoccupante, se consideriamo l’impatto che il Covid sta avendo sulla sopravvivenza delle imprese del terziario” – sottolinea Grassini – “al quale dobbiamo aggiungere il totale azzeramento del turismo. Per una città come Pisa, il venir meno anche dell’università, un asse portante, è davvero devastante. Ci piacerebbe incontrare personalmente il Rettore, per sottolineare come sicurezza e lavoro non sono in contraddizione, ma possono procedere di pari passo con buonsenso e ragionevolezza, nella massima collaborazione tra i principali attori in campo”.

A proposito di collaborazione la presidente di Confcommercio riprende il recente dossier redatto proprio dall’Università di Pisa, con prefazione dello stesso rettore Paolo Maria Mancarella: “Al punto due l’Università propone di favorire la collaborazione tra gli attori dei territori, istituzioni pubbliche, associazioni datoriali, sindacati, che hanno fatto sistema in modo efficace per fronteggiare le diverse questioni legate alla pandemia” – sottolinea Grassini: “Noi siamo perfettamente d’accordo con quello che scrive l’Università di Pisa, ma purtroppo anche in questo caso il Rettore non ha condiviso la decisione né con l’amministrazione comunale né con altre istituzioni”.

L’impatto economico e sociale di questa decisione su migliaia di imprese e lavoratori già provati dalla pandemia, è talmente impattante che noi non ci fermeremo. Chiederemo un nuovo incontro al Rettore, augurandoci che stavolta possa ascoltare le richieste provenienti dal mondo delle imprese”.