C’è anche un Dottorando pisano all’ICAHD

PISA – C’è anche un giovane italiano nel gruppo dei partecipanti all’undicesimo campo internazionale dell’Israeli Committee Against House Demolition. Si chiama Francesco Stea, 35 anni, medico dottorando all’Università di Pisa presso l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Di seguito la lettera nella quale spiega le attività del campo e dell’associazione che lo promuove. Seguiranno nei prossimi giorni aggiornamenti sul proseguimento della ricostruzione di Beit Arabiya.

“Chiedo scusa per la vaghezza con cui ho risposto a chi mi domandava delle mie ferie… ma fino a che non sono arrivato a destinazione ho preferito mantenere la riservatezza perché meno se ne sapeva in giro, minori erano per me le probabilità di essere respinto ai controlli dell’aeroporto di Tel Aviv.

Le autorità israeliane mi avrebbero infatti creato problemi se avessero saputo che sono uno dei partecipanti all’undicesimo campo internazionale dell’Israeli Committee Against House Demolition. L’ICAHD è una associazione per i diritti umani che contrasta la politica di demolizione sistematica delle case palestinesi nei territori occupati, circa 27.000 dal 1967: una vera e propria forma di pulizia etnica. Oltre a opporsi alle demolizioni e aiutare nella ricostruzione (186 case rimesse in piedi dalle rovine dal 1997 a oggi), ogni estate l’ICAHD organizza un campo in cui israeliani, palestinesi e attivisti da ogni parte del mondo ricostruiscono insieme, in due settimane, una delle case abbattute: un atto concreto di solidarietà e di resistenza.

Quest’anno ci sarà una piccola variazione: non potremo restituire alla famiglia Shawamreh la loro casa fuori Gerusalemme Est. È stata la prima casa ricostruita dall’ICAHD nel 1997 ed è diventata una base per le attività dell’associazione, ma da allora è stata demolita ben sei volte, anche per il suo chiaro valore simbolico e di sfida. Non è possibile, almeno per ora, ricostruire qui una casa: faremo di Beit Arabiya un luogo di memoria e di informazione sulle politiche di demolizione e deportazione ai danni dei palestinesi. Costruiremo una sala riunioni, un giardino, uno spazio per mostre; la struttura, in attesa di tempi migliori in cui possa diventare di nuovo un’abitazione, servirà come luogo di incontro per programmare nuove strategie di resistenza nonviolenta e mostrare ai visitatori il volto dell’occupazione militare israeliana.

Fra un mattone e l’altro, il nostro gruppo internazionale visiterà il paese, incontrerà gli attivisti locali, conoscerà i tanti modi in cui i palestinesi si organizzano per resistere quotidianamente. Nostro compito sarà poi, una volta tornati a casa, raccontare la nostra esperienza e condividere con i nostri connazionali quello che abbiamo visto e imparato, una realtà ricca, complessa e assai poco nota che difficilmente viene mostrata dai mezzi di informazione.

Cercherò di mantenere tutti informati via internet, ma non so se e quanto potrò, né quanto riuscirò a guardare la posta. Ringrazio Giuliano Marrucci che con il suo documentario “Building resistance” mi ha fatto conoscere l’ICAHD e Martina Pignatti per avermi “sponsorizzato” con bellissime parole, e mi preparo a sudare lavorando di cazzuola sotto il sole. Torno il 27 agosto e sarò ben felice di raccontarvi la mia esperienza di attivismo cementizio.

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