Il centro “Nina” investe sulla figura del trainer e sul rischio clinico

PISA – L’istruttore al centro, con la sua formazione linguistica e il bagaglio di esperienze come valore aggiunto del processo formativo, accanto alla tecnologia che resta comunque indispensabile. Investire sulla persona è stato il filo conduttore del corso di formazione in simulazione ad alta fedeltà “Train the trainer” (nella foto) che si è appena concluso al “Centro Nina” dell’Aoup (Ospedale Santa Chiara), diretto dal dottor Armando Cuttano, dove la simulazione si lega sempre più a doppio filo all’analisi e alla prevenzione del rischio clinico. E’ il nuovo che avanza, e che è possibile solo grazie alla presenza di centri attrezzati, allestiti accanto a sale operatorie e degenze con dispositivi reali.

Quello che è andato in scena al corso per formatori “Train the trainer”, che si tiene due volte l’anno, è l’esempio di un cambiamento di approccio, perché la simulazione deve essere sempre più legata al rischio clinico. Questo significa che tutte le volte che si evidenzia una rottura della filiera della sicurezza, va riparata e rafforzata dalla messa in campo di analisi e simulazioni che non nascondano l’accaduto ma che, in maniera anonima e non persecutoria, lo amplifichino lasciando in un angolo le paure e i timori, illuminando la strada del possibile modo di non incorrere più nell’evento avverso. Uscire quindi dalla logica dei grossi investimenti per entrare in quella di una cultura della simulazione più capillare e funzionale, in cui l’istruttore, che si muove come un esperto fra gli esperti, con micro-esercitazioni guidate seguite da de-briefing strutturati, un po’ come le ore di simulazione di volo per i piloti dell’aeronautica, conduce ciascuno sulla strada del miglioramento teso all’eliminazione definitiva dell’errore (edm).

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