Certosa Festival. La pioggia non ferma l’esordio di Tosca

CALCI – Neppure la pioggia ha impedito che TOSCA trionfasse all’inaugurazione della XV edizione del Certosa Festival.

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Costretti a rinunciare allo stupendo scenario naturale della Certosa, organizzatori e pubblico si sono trasferiti al teatro di Calci dove l’opera ha avuto modo di essere rappresentata affidandosi unicamente alle suggestioni vocali degli interpreti che hanno saputo conquistarsi senza fatica il pubblico che ha tributato loro generosi applausi durante e al termine della performance.

E domani, Martedì 7 luglio, sempre alle ore 21.30 ma questa volta alla Pieve dei Santi Giovanni evangelista ed Ermolao va in scena LA MOGLIE DEL PROCURATORE tratto dall’omonimo romanzo di Elena Bono per la riduzione di Francesco Marchitti.

Un testo estremamente suggestivo che ci propone l’emblematica figura di Claudia Serena Procula, moglie di Pilato, di cui solo il Vangelo di Matteo parla nel momento in cui ella manda a dire a Pilato: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi fui molto turbata in sogno a causa sua».

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Elena Bono si interroga su cosa fu di quella donna e che corso presero quei turbamenti. Nel racconto della Bono come sulla scena la ritroviamo ospite nella casa romana di Seneca, da lui invitata per una festa con altri filosofi, politici, artisti. Pilato ha scelto di allontanarsi da Gerusalemme e riparare nella pianura padana. Ma quella domanda “Che cos’è la verità?” rivolta a Gesù prima di consegnarlo alle guardie non lo abbandona. Nella Roma dove i cristiani sono perseguitati e la predicazione di Paolo di Tarso si mostra persuasiva, anche Seneca vuole capire. E in una notte di serrate confidenze la moglie del Procuratore gli rivela l’impossibilità di rimuovere da sé il volto di quell’uomo che di lì a poco sarebbe stato inchiodato a una croce. «Io non ti posso dire il suo viso… – confida Claudia Procula – Non piange, non è sfigurato, non macchiato di sangue, nulla. Come lo vedo io non ha nulla sul viso, eppure è dolore, è dolore… È tutto quello che avevo sentito e molto, molto di più; tutto quello che è stato sofferto al mondo e sarà sofferto… è molto di più…».

Un pezzo di grande teatro che porta alla regia la firma di Salvatore Ciulla e che certamente non mancherà di interrogarci, proprio come Procula fa a se stessa e a Seneca, sul significato di certe “verità” che ci appaiono oscure pur percependone la portata storica ed etica.

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