Città Ecologica: “Darsena Europa un’opera da non fare”

PISA – La Città ecologica, ritiene che la nuova Darsena Europa in ampliamento
del porto di Livorno, pensata già diversi anni fa, sia un’opera ambientalmente non sostenibile in sé e quindi da non realizzare.

Non è una questione di campanili, né è una battaglia politica tra destra e sinistra con sullo sfondo le elezioni regionali. Anzi riteniamo che questi risvolti indeboliscano la possibilità di creare un fronte comune ed ampio contro un’opera che ha il sostegno di potenti forze economiche.

Basta guardare come sarebbe modificato il litorale per capire che è un’opera enorme, frutto di un’idea arcaica di presunto sviluppo, realizzato in spregio della natura e delle sue leggi. Sarebbero necessarie tonnellate di cemento e consumate quantità enormi di energia per la sola realizzazione senza contare l’inquinamento complessivo prodotto sia dalle navi che dal trasporto legato ad un
aumento del traffico merci del porto.

Il tutto inserito nella costa toscana, notoriamente votata al Turismo. Gli effetti sulla costa pisana potrebbero essere catastrofici, soprattutto se sommati agli effetti dei cambiamenti climatici con l’aumento di fenomeni atmosferici estremi e l’innalzamento del livello del mare. Questa a noi sembra l’emergenza del prossimo futuro ed a questa dovrebbero pensare dei governanti e amministratori responsabili. Altro che realizzare opere
che appaiono in questo contesto di un’altra epoca ormai passata.

Riteniamo positivo che l’amministrazione pisana abbia preso L’iniziativa di finanziare uno studio sugli effetti dell’opera in termini di erosione costiera.
La Città ecologica ritiene che lo studio si dovrebbe avvalere di risorse analoghe a quelle di cui dispone l’Autorità Portuale. È necessario mettere su un gruppo di esperti, cercando anche all’estero, ma essi dovranno rifare studi indipendenti e il costo sarebbe ben superiore ai 30.000 di cui si parla. l’Autorità Portuale dovrebbe contribuire sostanzialmente in termini economici, e il Comune scegliere gli esperti, magari ascoltando anche le Associazioni ambientaliste.

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