“Una città proletaria” di Athos Bigongiali sbarca a Vecchiano

PISA – Presentare a Vecchiano la nuova edizione del libro di Athos Bigongiali, Una città proletaria, unisce nuove e vecchie suggestioni.

Se, infatti, desta emozione la riedizione di un libro che dopo ventisette anni che viene pensata soprattutto per chi non ebbe la possibilità di leggerlo, farlo a Vecchiano, Il paese di Antonio Tabucchi che fu grande amico ed estimatore di Athos Bigongiali, provoca un profondo struggimento, proprio delle grandi amicizie e della enorme capacità di mettere in relazione persone e culture che è proprio della letteratura.

Il libro, da tempo fuori catalogo, fu un caso letterario quando uscì, nel 1989, edito dal prestigioso Editore Sellerio di Palermo, scritto da quello che allora era un esordiente, rimase in classifica per settimane trovando un pubblico di lettori che non era dato sperare esistesse, al punto che Elvira Sellerio chiese all’autore una versione “riveduta e corretta”, che è quella sulla cui base, l’editore pisano MdS dà alle stampe la nuova versione con importanti integrazioni.

Ma di cosa parla il libro? Una città proletaria è intanto un luogo e un tempo: Pisa, terza città industriale d’Italia nel primo Novecento, con i fermenti politici e sociali che la percorsero. Affidando il racconto a uno studente triestino che ricorda cosa fu la città qualche anno prima, il libro ha quasi una doppia natura: è una storia d’invenzione che racconta una storia vera, che è tutta documentata nelle fonti che Bigongiali ha trovato alla Biblioteca Serantini e alla Biblioteca Universitaria. Questa è una storia di Anarchici, della prima camera del lavoro, dell’opposizione alla guerra, parla dei vinti e delle loro storie, recuperando memorie che parevano perdute o colpevolmente trascurate, di uomini e donne che sono meritevoli del nostro ricordo. E la penna di Bigongiali è al tempo stesso lieve e quanto efficace nel dar voce a persone che sopravvivono negli archivi, che, loro malgrado, parlano e raccontano storie incredibili se si è capaci di tendere l’orecchio. Ecco allora accanto ad un vero Pietro Gori, un verosimile John Reed venuto a documentare la rivoluzione in questo centro del libero pensiero.

Il libro fu fortunato anche perché divenne spettacolo teatrale a cura di Paolo Pierazzini e di Francesco Bruni nel 1991 e anche un’opera lirica su musiche di Bruno de Franceschi e libretto di Stefano del Seta e dello stesso Pierazzini; fu come se la città lo avesse adottato. Sono raggianti in casa editrice Fabrizio Bartelloni e Fabio della Tommasina che ne hanno curato l’editing. Lavorare al testo di Bigongiali – ci racconta Bartelloni – “è stato un onore e un privilegio, oltre che una piacevole fatica avendo dovuto digitalizzare un libro che esisteva solo in forma cartacea, è stato quasi come smontarlo e rimontarlo e godere di tutte le emozioni che questo libro è capace di dare”. “Inseguo questo libro a cui sono legato da un affetto particolare, da anni” – dice invece Fabio della Tommasina – “Un giorno telefonai in Sellerio facendo finta di volerlo ordinare, quando mi risposero che non avevano più i diritti, tornai in casa editrice e dissi – Dobbiamo ristampare Bigongiali – Grazie ad Athos questo sogno è diventato realtà.

By