Claudio Vannucci (Rua Valdera Uil Scuola): “No alla scomposizione delle classi e mantenimento degli organici dei docenti e del personale Ata. Il bilanciamento dei crediti è corretto”

PISA – La situazione del Covid 19 sta creando indubbi disagi in ogni settore della vita quotidiana ed anche la scuola non sfugge al disagio portato da questa pandemia. A tal proposito Pisanews ha voluto sentire il parere di Claudio Vannucci, dirigente scolastico e dal gennaio di quest’anno  segretario provinciale del sindacato RUA VALDERA UIL SCUOLA, anche alla luce delle dichiarazioni nelle ore scorse del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina sui prossimi esami di maturità che si svolgeranno il 17 giugno prossimo.

di Maurizio Ficeli

D. Come partirà secondo lei la maturità quest’anno dopo l’annuncio del Ministro Azzolina?

La maturità quest’anno partirà il 17 giugno con l’idea molto probabile di distanziare i ragazzi fra loro in modo da fargli fare l’esame in sicurezza. Non sappiamo se con le mascherine perché ad oggi non abbiamo nessuna comunicazione ma penso che sarà così perché sia il decreto fatto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi dice di stare con le mascherine, quindi, per fare una battuta, sarà un esame “mascherato”!

D. Qual’ è la posizione del sindacato sui crediti annunciati dal Ministro?

R. “Sui crediti avremmo gradito che si fosse adottato il metodo degli anni passati ma visto il problema oggettivo che si è creato riteniamo che il bilanciamento dei crediti sia corretto“. 

D. Qual’è la situazione della scuola e dell’istruzione in questo periodo di Covid 19?

 R. “L’istruzione è un diritto costituzionale universale così come la salute e  ovviamente bisogna tutelarlo, e quindi così come si tutela la salute va tutelata anche l’istruzione soprattutto perché ci sono degli effetti sul futuro con i ragazzi che fanno formazione e cultura e sono le nuove generazioni che entreranno nel mondo del lavoro ragion per cui bisogna che tale diritto costituzionale venga rispettato da un punto di vista dell’istruzione che ha un fondamento nell’autonomia e nella libertà e per questo è doveroso garantire questa autonomia e questa libertà della didattica da parte dei docenti“. 


D. In che modo si può garantire tutto questo? 

R. “Premesso che in questi ultimi tempi stiamo molto insistendo sulla didattica a distanza, come sindacato avrei coniato un altro termine “NON DIDATTICA A DISTANZA, MA UNA, STRATEGIA EDUCATIVA DEL MOMENTO”. Cosa voglio dire con questo? Che la didattica a distanza non è ancora consolidata nel nostro ordinamento giuridico e normativo da un punto di vista di regole che deve essere fatta nella scuola, perché non ci sono indicazioni di massima e poi questa didattica a distanza limita anche quelli che sono gli elementi fondamentali del rapporto educativo e di quelle che sono le emozioni come il guardarsi negli occhi, l’empatia che si crea fra gli studenti ed il docente e dell’autonomia didattica“. 


D. Cosa si intende per strategia educativa del momento? 

R. “Parlavo appunto di strategia educativa del momento perché fino a che non si era verificato il problema del Coronavirus non c’era niente fino ad oggi, voglio dire nessuno strumento che permettesse agli studenti di fare in qualche maniera didattica e le scuole si sono poi dovute attrezzare facendo svolgere agli insegnanti forme di lezione a distanza che però è una cosa molto fredda perché c’è uno strumento che è il computer ma non si vedono le persone e non si sa cosa stanno facendo i ragazzi dall’altra parte. Quindi non si crea quel feeling fra insegnanti e studenti ed anche con tutto il personale della scuola. C’è quindi un trasferimento di nozioni dal docente verso lo studente, ma a senso unico e viene a mancare questo rapporto che impedisce al docente di vedere se lo studente sta attento. Docente che, appunto, inserisce tutto nel computer senza però avere una risposta immediata al fine di vedere se uno studente apprende o meno, e vero che i programmi debbono andare avanti, ma non si sa quanti studenti possa portarsi dietro questo tipo di didattica“. 


D. Giorni fa si è svolta una video conferenza con il segretario nazionale dell’Uil scuola, quali argomenti sono stati sviscerati?

R. “Si, tutti i segretari provinciali della UIL Scuola hanno avuto un rapporto immediato, tramite computer, con il segretario nazionale del nostro sindacato Pino Turi il quale ci ha fatto una serie di affermazioni su cosa sta accadendo a livello nazionale, di quelli che saranno i problemi della scuola e riguardo alle intenzioni della ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina la quale non vorrebbe in futuro avere classi troppo numerose nelle scuole. Si è vero che dobbiamo pensare alla salute, ma non siamo d’accordo su una scomposizione delle classi, faccio un esempio, i ragazzi delle classi quinte, che sono stati sempre insieme, non possono improvvisamente trovarsi divisi, magari mezzi in classe e mezzi con la didattica online. Noi vogliamo delle classi in sicurezza questo sia chiaro, ma che continuino a funzionare così hanno funzionato fino ad ora“. 


D. Si è parlato anche della situazione degli organici? 

R.”Si. E noi abbiamo chiesto la conferma degli organici e non una contrazione, quindi mantenimento del personale docente e ata. Riguardo appunto al personale ata forse sarà in servizio dopo il 15 di giugno, con personale ridotto per garantire l’apertura per le commissioni di esami ed il commissario della maturità che sarà esterno di mo da far fare gli esami ai ragazzi“. 

D. A livello di retribuzione per il personale della scuola resterà tutto uguale o ci potrà essere qualche ritocco? 

R. “A livello di retribuzione al momento c’è l’idea di dare un’incentivo a quegli ata che durante il periodo di Coronavirus hanno svolto il servizio con tutti i rischi del caso, si tratterebbe di un bonus di 100 euro, mentre gli altri prenderanno lo stipendio normale di sempre“. 

D. Mentre riguardo agli esami di stato qual è la vostra posizione?

R. “Molto semplice, noi non accettiamo assolutamente che il titolo di studio venga sminuito, nel senso come esame di stato perché riteniamo che questa cosa possa essere pericolosa sia da un punto di vista politico ed anche sindacale, faccio un esempio, se noi facciamo fare l’esame di terza media e di maturità in maniera molto leggera rischiamo di squalificare il titolo di studio, depotenziando altresi il valore politico sindacale ed istruttivo della scuola, andando poi a privilegiare le scuole private, quindi noi vogliamo che sia fatto tutto in maniera seria“. 

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