Cobas: “Governo e Confindustria rinviano a Febbraio l’ estensione del Jobs act al Pubblico Impiego”

PISA – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa inviatoci dai Cobas del Pubblico Impiego.

A leggere il sole 24 ore, quotidiano di Confindustria, si capisce che i padroni non sono ancora soddisfatti e vogliono la estensione del jobs act al pubblico impiego, dal canto suo il Governo rinvia la discussione a Febbraio quando arriverà l’ennesima riforma del Pubblico impiego.

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Nel pubblico impiego come stanno le cose? Intanto non è vero che i dipendenti pubblici non siano licenziabili, basterebbe leggersi la Legge Brunetta che il Governo Renzi vuole inasprire proprio con il prossimo decreto Madia sul pubblico impiego. Chi viene valutato negativamente dal dirigente per due anni consecutivi rischia il licenziamento, quindi il Governo si accinge a mettere in pratica quanto Berlusconi e Brunetta avevano teoricamente previsto e per fare cio’ ricorreranno ad un decreto legislativo

Infatti il \la dipendente pubblico è licenziabile per i seguenti motivi

1) falsa attestazione della presenza in servizio; 2) assenza ingiustificata per più di tre giorni in un biennio; 3) ingiustificato rifiuto al trasferimento; 4) documenti falsi per assunzione o progressione di carriera; 5) condotte gravi, aggressioni o molestie; 6) condanna penale definitiva con interdizione dai pubblici uffici; 7) valutazione insufficiente del rendimento lavorativo per almeno due

A dare una brusca accelerata alla estensione del jobs act e a creare un clima favorevole alla distruzione del pubblico e alla criminalizzazione del personale è arrivata la polemica costruita ad arte sull’assenteismo dei vigili romani nella notte di capodanno, una notizia data in pasto ai media senza spiegare i retroscena, i tagli salariali ai\lle dipendenti comunali di Roma, i carichi di lavoro aumentati dalla Giunta Marino, l’uso strumentale della legge anticorruzione. Basta poi “manipolare” alcuni dati e la campagna mediatica è servita su un piatto d’argento, per esempio rapportando il numero delle assenze sull’organico totale, inclusi chi di imperio è stato precettato al di fuori delle regolari turnazioni…
Qualcuno secoli fa scrisse che alla base di uno stato totalitario c’era la riduzione delle leggi al minimo indispensabile, oggi nel mondo del lavoro accade a stessa cosa uniformando al livello piu’ basso le tutele e le regole , da qui la necessità del Governo di estendere il jobs act al Pubblico Impiego non prima di avere utilizzato i codici disciplinari per costruire un clima di paura e di repressione nei luoghi di lavoro. Semplificazione per Renzi significa cancellare tutele individuali e collettive, questo va detto a scanso di equivoci per confutare la cultura del nuovo di cui i governanti si fanno tanto vanto.

Vediamo insieme alcune questioni

La strada era già stata tracciata dalla Fornero e il Jobs act cancella ogni intervento della Magistratura per la riassunzione dei licenziati. Al posto del reintegro arriva il risarcimento e la regola applicabile ai nuovi licenziamenti prevede un minimo di 4 mensilità e un massimo di 24 mensilità. Le sole eccezioni riguardano i licenziamenti discriminatori (ma i casi sono cosi’ eclatanti da essere scartati in partenza, per esempio nel caso in cui una azienda licenzi solo donne o categorie protette o delegati sindacali, l’esperienza ci induce a giudicare paradossi visto che i padroni, consigliati da consulenti del lavoro sul loro libro paga, non commetteranno certi errori). Quindi la magistratura del lavoro non avrà quasi piu’ voce in capitolo, i giudici si dedichino a far rispettare l’ordine costituito e non a recare problemi alle aziende, questo è il messaggio inequivocabile.

il jobs act si applica ai lavoratori assunti dall’entrata in vigore del decreto legislativo quindi in futuro non ci sarà reintegro ma solo il risarcimento che nelle aziende con meno di 15 dipendenti sarà un ‘autentica miseria.

Per i lavoratori del privato assunti prima del jobs act vale il risarcimento ma c’è anche la reintegra (al contrario dei neo assunti) pur in casi eccezionali quali la cosiddetta manifesta insussistenza del licenziamento, reintegro e pagamento fino a un massimo di 12 mensilità per il licenziamento economico, mentre per quello disciplinare o legato ad inidoneità fisica il risarcimento arriva fino a 24 mesi senza reintegro che arriva solo qualora il ccnl preveda una sanzione piu’ lieve per i fatti contestati.

In un colpo solo, per i neo assunti hanno annullato definitivamente il reintegro, ridotto a pochi euro il risarcimento e sparisce ogni riferimento ai contratti nazionali nell’ottica di cancellare progressivamente il ccnl. In questo scenario non è sfuggita a esponenti della maggioranza (Sacconi e gli atavici avversari dello statuto dei lavoratori in prima fila) che i dipendenti pubblici sono ancora in regime di articolo 18 e per licenziamenti economici o disciplinare vale ancora la misura del reintegro senza spazio alcuno per il risarcimento. Agli occhi dei reazionari storici e dei reazionari del nuovo corso questa situazione suona come una sorta di privilegio rispetto ai restanti lavoratori, a breve partiranno con la ennesima campagna contro la pubblica amministrazione i cui dipendenti godono di benefici da sopprimere. Peccato che i benefici sono diritti e gli stessi diritti li hanno tolti alle generazioni future e ben presto proveranno a cancellarli anche ai settori pubblici. Lo smantellamento del pubblico e le privatizzazioni sono chieste a gran voce dalla Troika e dalla Confindustria e il Governo Renzi non fa che tramutare in legge cio’ che i poteri forti chiedono.

Fonte: Cobas Pubblico Impiego

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