Cobas Pisa: “Un DPCM da lacrime e sangue”

PISA – “L’andamento dell’epidemia ha registrato una pericolosa accelerazione nelle ultime settimane, riportando in affanno le strutture della sanità territoriale e quelle ospedaliere, come hanno denunciato le RSU dell’Ospedale di Cisanello e i Cobas Sanità di Pisa”, affermano in una nota la Confederazione Cobas Pisa.

Pur non essendo ancora ai livelli tragici di marzo-aprile, la prospettiva delle prossime settimane non è per niente incoraggiante: la mancanza di personale, le inadempienze nel rafforzare la medicina territoriale e i ritardi negli appuntamenti per i tamponi soprattutto per le scuole stanno creando condizioni sempre più difficoltose. Il governo, che nella prima fase ha gestito dal nulla l’emergenza sanitaria, pur con moltissime contraddizioni sul piano economico, si sta avvitando in scontri interni che si ripercuotono sulle scelte formalizzate oggi nel nuovo DPCM, che drammatizza la situazione socio-economica, senza indicare misure di compensazione per le categorie di lavoratori che verranno ulteriormente colpiti da questo provvedimento“.

I mondi della ristorazione e dello spettacolo sono nel mirino del nuovo provvedimento, scaturito senza un preavviso nel giro di poche ore: assieme alle chiusure in alcune regioni, un provvedimento di questo tipo può provocare una esasperazione sociale che non si era mai vista finora, né nei mesi della chiusura totale“.

Le scelte del governo Conte insistono sui settori più fragili, con un alto tasso di precariato e stagionalità, che provocheranno difficoltà economico-sociali che esaspereranno sempre di più chi non ha rendite o stipendi assicurati, con il rischio che gruppi eversivi o criminali strumentalizzino la legittima rabbia di lavoratori costretti a una forzata chiusura. A fronte di questa tensione crescente, occorrerebbe imporre una cessione di parte dei profitti da parte delle aziende più solide e, spesso, fiscalmente debitrici nei confronti delle finanze dello Stato: non va dimenticato che molte aziende, multinazionali e non solo, di settori specifici (logistica, informatica, digitale, grande distribuzione) hanno aumentato e di molto fatturato e profitti, che potrebbero essere tassati con un apposito prelievo fiscale straordinario, oltre a predisporre finalmente una ormai improrogabile patrimoniale“.

Ricordiamo inoltre che il DPCM del 13 ottobre ha rimosso il blocco dei licenziamenti a partire da gennaio 2021, evidenziando come vi siano componenti governative che esprimono subalternità, se non sudditanza, rispetto alle condizioni dettate da Confindustria, che vuole approfittare della pandemia per ridimensionare i contratti nazionali e ridurre i salari a livelli minimi, da implementare con i contratti integrativi aziendali basati sull’incremento della produttività. Col DPCM che andrà in vigore dal 26 ottobre e rimarrà in vigore fino al 24 novembre, il governo Conte ha inteso colpire alcune attività che non hanno responsabilità maggiori di altre nella diffusione del contagio per coprire le inadempienze macroscopiche in settori che sono diretta responsabilità delle istituzioni pubbliche (dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali), innanzitutto i trasporti. Si colpiscono duramente quei settori della ristorazione e dello spettacolo che finora sono stati tra i più sacrificati: le migliaia di lavoratori che girano attorno a questi mondi subiscono così un durissimo colpo, con la mezza promessa di riaprire prima delle festività natalizie, ma senza che vi sia alcuna certezza di questa prospettiva. Nel frattempo, al momento non sono state individuate fonti di sostegno economico (oggi ribattezzate ironicamente: “forme di ristoro”), di cui forse il governo discuterà nelle prossime settimane. Di nuovo si apre il problema del reddito per fasce di lavoratori e lavoratrici che saranno duramente colpiti da questo lockdown mascherato: si apre una partita ancora più dura di quella di marzo, per difendere i salari e i posti di lavoro per migliaia di lavoratori. È necessario che sul piano regionale e locale si individuino gli strumenti essenziali per sostenere questi lavoratori che nel giro di poche ore si sono visti azzerare le prospettive di mantenere le già magre risorse economiche a disposizione: come Cobas chiediamo che si aprano immediatamente tavoli tra le parti a livello regionale che locale per rintracciare risorse adeguate ad evitare che molte famiglie cadano rapidamente nella miseria“, conclude la nota stampa.

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