Coldiretti chiede impegno ai Comuni per la tutela del Made in Italy

PISA – Impegnatevi per valorizzare e tutelare gli allevatori pisani di latte. Coldiretti scrive ai sindaci per condividere con le amministrazioni comunali il percorso di trasparenza e tracciabilità in difesa della zootecnia da latte che nella sola provincia di Pisa ha visto chiudere, in dieci anni, quasi 1.000 aziende agricole.

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La battaglia della principale organizzazione agricola che ha vissuto negli scorsi giorni una fase importante, in Piazza della Repubblica, a Firenze in occasione della maxi-mungitura di protesta (tra i sostenitori Giancarlo Antognoni, Enrico Rossi, Dante Alighieri e tanti altri), si sposta ora comune per comune. Nella lettera, inviata in queste ore, Coldiretti ha sollecitato la discussione e la condivisione, nelle prossime giunte comunali, dell’azione a tutela del Made in Italy agroalimentare e dell’equità delle filiere. “Per difendere le nostre stalle, le stalle italiane, dall’estinzione – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti – serve un fronte comune. A questo fronte non possono mancare i comuni di un territorio ad alta densità agricola e rurale”. Obiettivo dell’iniziativa di Coldiretti, che un risultato lo ha già ottenuto (l’impegno di Conad a pagare di più il latte degli allevatori), è raggiungere il traguardo della trasparenza e tracciabilità attraverso l’obbligo di origine nell’etichetta del latte, formaggi e derivati, un prezzo equo (a loro resta appena il 17%) visto che il latte si moltiplica di quattro volte dalla stalla alla tavola e garantire, per esempio, una ovvietà (per nulla scontata!) che venga chiamato formaggio solo ciò che deriva dal latte e non da prodotti diversi così come rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte che sono quasi quattro volte superiori a quelle del totale della produzione regionale (230mila tonnellate le importazioni, 68.300 la produzione). Il 40% del latte – aveva denunciato proprio Filippi alla vigilia della maxi-mungitura – che non ha ne un nome, ne un cognome (info su www.pisa.coldiretti.it e pagina ufficiale Facebook).

Nella proposta di ordine del giorno di Coldiretti è molta l’attenzione nei confronti dei consumatori che “subiscono” le scelte dell’industria alimentare e non possono accorgersi degli autotreni di cisterne piene di latte di origine sconosciuta che arriva da ogni angolo d’Europa. “Fatta eccezione – analizza Aniello Ascolese, Direttore Coldiretti Provinciale – per il latte ed i formaggi Dop, e per le produzioni casearie degli allevatori che hanno scommesso sulla filiera corta, alcuni esempi li troviamo ai mercati di Campagna Amica – il 40% della produzione è indistinta. Significa che quasi la metà dei formaggi è prodotta con latte straniero. Vogliamo che sia indicato nell’etichetta quel latte da dove viene. Il latte che entra nella nostra regione entra straniero ed esce italiano”. Da qui la necessità di un coinvolgimento che travalichi le stalle ed settore: “se chiudono le stalle italiane i primi a rimetterci sono i consumatori italiani e con esse l’economia di molti territori”.

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